L’Arlecchino degli inferi

Martedì 11 aprile, sul palco dell’Arci Ohibò di Milano sono saliti Paolo Rossi e I Virtuosi del Carso, per una Serata Clandestina di canzoni, storie e ore illegali.

Quando c’è di mezzo Paolo Rossi, si sa, può succedere di tutto. I confini tra palco e platea sfumano, la musica entra nel teatro, dando vita a una commistione chiasmatica e dialettica di voci e linguaggi.

Al suo fianco, I Virtuosi del Carso, orchestra di liscio balcanico diretta da Emanuele Dell’Acqua, cantante e chitarrista, con Alex Orciari al contrabbasso, Roberto Paglieri alla batteria e Bika Blasko, voce e violoncello.

Un connubio di grande potenza, tra poesia, canzoni e satira, in grado di far ridere, ballare e riflettere. Un omaggio al teatro-canzone à la Jannacci e Gaber, con brani scritti da Gianmaria Testa e musicati da Dell’Acqua.

Paolo Rossi è un Saltimbanco-Arlecchino che canta e scherza col pubblico, con quell’ironia tagliente e mai scontata che lo contraddistingue. Alchimista dei propri sé, burattinaio delle proprie maschere, Rossi mescola e dosa perfettamente tutti gli ingredienti necessari per una serata all’insegna della poetica risata, di un divertissement intelligente e mai banale.

Molto sentito l’omaggio all’amico Jannacci, con Vincenzina e la fabbrica e Faceva il palo nella banda dell’ortica. Un modo di affrontare temi politici meno esplicito rispetto al Paolo Rossi più classico, ma sempre presente, anche se in una maniera più sottile.

Poi si passa agli “ospiti internazionali” – così lui li definisce – della serata. La prima è Syria, direttamente da Roma, che duetta con Rossi, spronandolo in una parlata romanesca che proprio non gli riesce. Tra parole masticate e fogli che cadono dal leggio nell’ilarità generale, i due risultano un’accoppiata comica decisamente riuscita.

Ma il vero coup de théâtre è l’arrivo sul palco di Shoan Rossi, direttamente da Viale Monza, figlio preadolescente di Paolo, che sale aggrappato alla sua chitarra e si posiziona a fianco di Dell’Acqua, eseguendo un’eccellente versione di Sweet home Chicago – storpiata da Paolo in Sweet home Rozzano. Inutile dire la dolcezza degli sguardi che i due Rossi si scambiano. Maschere che cadono, umanità che si spogliano.

Il delirio (più o meno) organizzato si conclude con Eulalia Torricelli da Forlì, in un’atmosfera di festa tra amici, con un pubblico che non smette di applaudire.

Ancora una volta Paolo Rossi ha saputo stupire e divertire, alla faccia di tutti quelli che ne aspettano il crollo da una vita. Ha saputo – di nuovo – reinventare se stesso, i propri personaggi, le proprie voci e anche il modo di parlarle. Come un Arlecchino degli inferi, che si modifica e cambia forma. E quando canta «vivo in un altro e da tutta la vita mi chiedo quell’altro chissà se poi pensa di me» sembra dire qualcosa che Paolo conosce molto bene.

Lo spettacolo è andato in scena:
Arci Ohibò

via Benaco 1, Milano
11 aprile, ore 21.00

Paolo Rossi e I Virtuosi
con Paolo Rossi e I Virtuosi del Carso
Emanuele Dell’Acqua, cantante e chitarrista
Alex Orciari, contrabbasso
Roberto Paglieri, batteria
Bika Blasko, voce e violoncello.

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