Poesia senza parole

De André fatto di solo pianoforte e Dalla omaggiato in punta di violino per una descrizione inedita dei cantautori italiani

Somiglia a Amy Winehouse, sembra Nina Zilli, ha la voce di Noemi, ma perché non dire che Julia Lenti è un’artista che sta in piedi da sola e senza tanti paragoni? Servono forse confronti per descrivere la voce di questa artista o basta dire che le sue tonalità sono graffianti ma suadenti, che il suo timbro è profondo ma fresco, corposo ma etereo? Una voce composita per uno stile complesso non destinato a un pubblico superficiale, una musica di nicchia per ascoltatori competenti e raffinati, capaci di cogliere i sottili tecnicismi e il potenziale innovativo della Lenti e della sua band. L’omaggio tributato a Lucio Dalla, recentemente scomparso, è stato un delicato medley incastonato fra le note di 4 marzo 1943, celebre canzone che, intitolandosi con la sua data di nascita, diventa simbolo della vita stessa di Dalla. Le corde del violino risuonano nitide come voce umana, a cantare un artista che morto non muore, ma rinasce a nuova vita dalle sue canzoni.
La pregevole introduzione della Lenti ha lasciato il palco a Danilo Rea. Il talentuoso pianista è riuscito in una scommessa tanto allettante quanto difficile: proporre De André senza parole. Il poeta della canzone italiana più colta, privato dei testi, rischiava di perdere tutta la sua carica: De André ammutolito, come Sansone senza capelli. E invece no, è stato bello ascoltare Danilo Rea uscito vincitore dalla scommessa. I grandi testi del genovese si sono espressi senza proferire parole, sostituendo alle ventuno lettere dell’alfabeto le sette note del piano. Un disinvolto Rea ha messo sul letto di Procuste gli spartiti e li ha allungati, accorciati, manipolati a suo piacimento, fino a ridurli in sostanza filamentosa da dipanare attraverso le lunghe rielaborazioni musicali.
La ritmata edizione jazz di Bocca di rosa, della Ballata dell’amore cieco, della Canzone di Marinella costringe a stravolgere l’ascolto di brani che si credevano ormai cristallizzati e immutabili nella loro intangibilità. Nonostante la veste radicalmente cambiata, i capolavori di De André non perdono la loro sostanza originaria e si mostrano immutati nella loro essenza e pur intrecciandosi a mille altri suoni e altri brani (scorgere Michelle sarà stata un’allucinazione sonora da overdose di note?) mantengono distinto il loro colore.
Danilo Rea stupisce per la sua capacità di coinvolgimento e per il trasporto che infonde sui tasti neri e bianchi dello strumento abbandonato alle sue dita sapienti.
Fra De André, Danilo Rea e la promettente Julia Lenti, Parioli in musica ha ospitato un concerto davvero colto e degno di andare in scena su un palco teatrale. Alzato il sipario, gli artisti hanno catalizzato l’attenzione e attirato la concentrazione delle menti senza soluzione di continuità, per un concerto in equilibrio fra tradizione e innovazione.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Parioli
via Giosuè Borsi, 20 – Roma
lunedì 19 marzo, ore 21.00
(durata 1 ora e 40 circa senza intervallo)

Danilo Rea: omaggio a Fabrizio De André
con Julia Lenti, Danilo Rea

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