La costruzione del ‘nostro’ amore

teatro-dell-orologio-romaTerzo tra gli spettacoli in gara al Festival Inventaria è Parlami d’amore, commedia sentimentale sugli slanci e le remore tipiche del rapporto a due, che ruba al poeta il già detto.

Il sipario sulla seconda settimana della rassegna Inventaria si alza in nome del sentimento più cantato, l’amore. Dopo il viaggio nel mondo della poesia italiana di Storia nostra (fuori concorso) e contemporaneamente a Romeo and Juliet post scriptum (spettacolo di chiusura del cartellone del Teatro dell’Orologio), va in scena la prima romana di Parlami d’amore nel comun denominatore del tormento amoroso.
Per la produzione di Quinta Parete da Reggio Emilia, concorrono alla kermesse capitolina Enrico Lombardi ed Elisabetta Mossa, giovani attori dalla bella mimica facciale nei panni di due personaggi volutamente senza nome. Interpreti dai corpi opachi su uno sfondo bianco che, incarnando le varie fasi dell’amore, tendono ad assolutizzarsi nel tempo.
Prendendo in prestito parole letterarie da Shakespeare, spunti cinematografici da Woody Allen e spartiti musicali di Guccini, in un mosaico di citazioni popolarmente note, talvolta ricercate, la coppia di amanti si atteggia ad archetipo, cavalcando le epoche. Eppure essa rimane composta dai volti di comuni ragazzi d’oggi, e le parole iniziali alla «Tanto gentile e tanto onesta pare» non possono reggere gli slanci danteschi, risultando a tratti smielate, anche inverosimili per descrivere un incontro casuale per strada. O forse davanti a questo sentimento si diventa tutti un po’ poeti. Per lo meno all’inizio.
A piedi nudi, i due protagonisti si agitano sulle tavole del palco intitolato a Mario Moretti, ora trovandosi, ora perdendosi. E la sala diventa parco, casa, camera da letto… scenari di cui lo spettatore non vede nulla, proprio come il personaggio, e ciascuno, davanti alla persona amata. La chiave di lettura dell’intero spettacolo va allora ricercata in una più contemporanea poesia in musica, degna comunque di comparire tra le opere di scrittori e drammaturghi del passato. È il brano La costruzione di un amore firmato Ivano Fossati, posto nel cuore dei 55 minuti dello spettacolo, e unico testo declamato per intero.

Infatti solitario elemento della scenografia, oltre a una tenda bianca rammendata, è un’impalcatura di ferro, legno e stoffa. Una struttura semplice eppure ricercata e capace di dare forma a ogni cosa: da un’automobile a un letto, da un telefono a un ferro da stiro, avvincendo il pubblico sulla successiva trasformazione di quei tubi. Il trabattello muta vorticosamente al pari del sentimento amoroso, tracciando una parabola però discendente che si chiude nella separazione dei due, di chi ha abbandonato le liriche e si è scontrato con la quotidianità del disaccordo, con l’insoddisfazione dell’abitudine. Ecco che le ali della letteratura toccano terra, poggiando su una realtà disincantata, quasi pessimisticamente espressa dalla regia di Fadia Bassmaji.
Ciò che gli interpreti fanno sulla scena, aiutati dalla colonne sonore della loro vita, è piegare e rimettere in disordine, spogliarsi e rivestirsi, edificare e smontare, finché di quel «grattacielo di cento piani» non rimane che qualche brandello cui cercano di aggrapparsi in un finale aperto, ancora da costruire.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’Orologio
Via De’ Filippini, 17/a – Roma
lunedì 19 e martedì 20 maggio, ore 21,30

Quinta Parete (Reggio Emilia) presenta
Parlami d’amore
di Francesca Gerli
regia Fadia Bassmaji
con Enrico Lombardi, Elisabetta Mossa
cast tecnico Fadia Bassmaji

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