Idoli al macello

Villa Celimontana Festival ospita la rappresentazione Partitura per un massacro, che ripercorre con voce ferma l’opera di Louis-Ferdinand Céline, uno degli autori più innovativi e controversi della letteratura del Novecento.

Violento, turpiloquiante, molesto. Il linguaggio di Céline punta dritto alla suscettibilità borghese dell’uomo sociale, che si scompone se sente dire «buco del culo» ma si piega senza alcun disgusto – anzi accondiscendente – al servilismo ipocrita e ai comportamenti meschini avallati dall’etichetta perbenista. Uno sguardo arrabbiato e provocatorio che risale a decenni fa – e che però risulta attualissimo – lucidamente rivolto alle falle del sistema cortigiano di cui siamo tutti artefici e vittime.

Partitura per un massacro, liberamente ispirato all’opera del celebre scrittore francese, ammicca nel titolo a Bagatelle pour un massacre, uno dei suoi pamphelet più discussi. È infatti a causa di esso che l’autore ha guadagnato il titolo di antisemita, ma la trattazione incriminata è accuratamente omessa nella lettura offerta da Ubaldo Lo Presti e Daniela Stanga nella preziosa cornice di Villa Celimontana.

Lo spettacolo è allestito come performance multiarte, con sottofondo musicale eseguito dal contrabbassista Roberto Bellatalla e dal sassofonista Sandro Satta, e inserti di danza contemporanea realizzati dalla ballerina e coreografa Benedetta Capanna. Le voci dei due attori si alternano con ritmo sostenuto, e nell’aria il testo prende volume concreto, si fa realtà quantomai scomoda per chi è venuto comodamente ad assistere, seduto sulla poltrona e sui propri credo. Un’invettiva incessante e poderosa, che trascina ogni cosa con la furia di una rapida, senza lasciare nulla integro e asciutto: il sesso e la sua carnale verità, distante dalla foga melensa del sentimento amoroso, in cui la schiavitù della razza – secondo Céline – trova inizio e fine; l’inettitudine degli incapaci, che hanno dalla loro la «meravigliosa risorsa» della critica; la coscienza sempre limpida dei ricchi, che non fanno il male ma pagano perché qualcun altro lo faccia al posto loro; la guerra, tragica follia degli uomini stupidi reputati impavidi; la morte, infine, spettro onnipresente cui l’autore si oppone con la forza disperante che solo la paura sa generare: «Non c’è che la vita che conta». Parole sante.

C’è uno spessore scioccante in queste parole, che oscillano dalla volgarità alla lirica con assoluta naturalezza. La potenza catartica che le pervade rende il testo padrone indiscusso della rappresentazione. Lo spettatore è rapito e colpito, scardinato dal sistema di idoli e simulacri in cui conduce inconsapevole l’esistenza, e nel fastidio che a tratti lo coglie rivela tutta la vulnerabilità del suo apparato di valori.

La musica e la danza, seppur magistralmente eseguite, non riescono a dilatare la potenza di una voce letteraria già di per sé molto amplificata: non suggestionano, ma sono percepiti come orpello aggiunto all’allestimento per impreziosirne i contorni e renderne più dinamico il fluire.

Partitura per un massacro è uno spettacolo riuscito perché grandiosa è l’opera che lo sottende, e il suo merito è senz’altro di averne riportato all’attenzione del pubblico le tematiche capitali al momento più opportuno.

Lo spettacolo è andato in scena:
Villa Celimontana
piazza Ss Giovanni e Paolo – Roma
venerdì 5 agosto, ore 22.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)
 
Ubaldo Lo Presti e Ulisse Benedetti presentano
Partitura per un massacro
di Ubaldo Lo Presti
liberamente tratto da Louis-Ferdinand Céline
con Ubaldo Lo Presti, Daniela Stanga
coreografia Benedetta Capanna
contrabbasso Roberto Bellatalla
sax Sandro Satta
ideazione e messinscena Ubaldo Lo Presti
collaborazione messinscena e movimenti coreografici Chiara Ossicini
costumi Paola Bonucci
intervista audio con la voce di Céline a cura di Fulvio Abbate
ufficio stampa Fiammetta Baralla, Marialuisa Giordano

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