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Passaggi visionari #3

Passaggi visionari #3, articolo di "Daria Bellucco" su Persinsala Teatro
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Passaggi visionari #3
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La ricerca, la bellezza e la sacralità del teatro innervano le storie raccontate dalla voce e dal corpo femminile. Nel teatro, spesso, lo spettatore siede in platea spinto dalla popolarità di un’opera legata a un importante nome del panorama artistico, o dalla fama del teatro stesso, fiducioso di vedere lavori che hanno già entusiasmato critici …

Corpo di donna

La ricerca, la bellezza e la sacralità del teatro innervano le storie raccontate dalla voce e dal corpo femminile.

Nel teatro, spesso, lo spettatore siede in platea spinto dalla popolarità di un’opera legata a un importante nome del panorama artistico, o dalla fama del teatro stesso, fiducioso di vedere lavori che hanno già entusiasmato critici e pubblico di tutta Europa. Una volta uscito dal maestoso teatro, forse per la grande aspettativa o per il costo del biglietto a volte al di fuori del proprio budget, resta deluso o titubante. L’amara consapevolezza di aver sbagliato teatro e spettacolo è invece rimpiazzata dall’appagamento e dalla riflessione dopo aver visto le performance in scena al teatro SalaUno.
Il Festival Linea35 conferma la sensazione che il teatro off sia una sicurezza in campo drammaturgico e attoriale. L’atmosfera è rilassata, curiosa e frizzante. Persone di varie età si incontrano tra un bicchiere di vino e uno scambio di idee, possibile tra uno spettacolo e l’altro. Il tutto in un suggestivo spazio situato nella navata centrale della Cripta della Scala Santa in San Giovanni in Laterano.
Linea 35_Passaggi Visionari è una cinque giorni dove video arte, teatro e performance si legano a esperienze di vita raccontate da compagnie emergenti e artisti affermati.
Giovedì 29 dicembre il tema del disagio, argomento intorno al quale gira il Festival, è raccontato da tre monologhi molto diversi tra loro. In Sulle spalle degli altri, di e con Eva Milella per la regia di Luca Angeletti, al centro della scena c’è Anima, una ragazza cinica perché molto sensibile alle ipocrisie altrui. Nella notte di Natale, trascinata dai buoni propositi della sorella, si ritrova a fare qualcosa che non avrebbe mai pensato: distribuire coperte ai barboni. Imbarazzata e sospettosa fa la conoscenza degli «altri» collaboratori, quei tipici personaggi oggetto delle sue brillanti frecciatine. Giovani registi egocentrici, «diafane rampolle» e «performer autoreferenziali» si materializzano davanti al pubblico grazie al pungente sarcasmo di Anima. Tra diverse cadute di stile dell’improvvisata benefattrice e battute ironiche, Anima vede i suoi pregiudizi traballare di fronte a una realtà spesso contraddittoria.
Un breve cambio di scena e l’atmosfera si fa densa, la parola cede il posto al corpo meccanico. È la volta dello spettacolo Take two. L’inevitabile conseguenza a cui Vale(2) ci sottopone. In scena quattro tavoli neri e due sedie, una bianca e l’altra nera. Vale, una donna dalla carnagione lattea con un vestito da sera color turchese, irrompe nella scena. Il suo turbamento vibra sotto la pelle e le impedisce di urlare. La performer interagisce con i sei oggetti, spostandoli, rivoltandoli, scambiandoli tanto che anch’essi costruiscono la dinamica del racconto. La situazione di angoscia alla ricerca di una fuga in cui si trova Vale è la conseguenza di un pensiero ossessivo: la voglia compulsiva di togliere la vita all’uomo che ama. Questo pensiero estraneo si insinua, ma lei cerca di respingerlo con gesti di fuga che non le permettono di restare ferma, simboli di una lotta interna difficile da vincere.
L’ultimo “passaggio visionario” lo regala il monologo scritto e interpretato da Clara Galante. Non sono stata finita è un testo poetico creato da ricordi, riflessioni, sensazioni e una voglia disperata di tornare alla vita. A ispirare la Galante è un fatto di cronaca, una storia di violenza di un uomo su una donna. Da una voce coinvolgente e da espressioni che raccontano la paura, l’incredulità, ma anche la forza di sopravvivere e capire viene fuori un’interpretazione che è un flusso di coscienza dove riflessioni trasparenti si alternano a momenti di follia e cedimento. L’attrice, sola in scena, entra nella mente e nel corpo della vittima per offrire al pubblico la sincerità di un dolore che con il teatro diventa condivisione.
Nei tre monologhi le luci, la musica e il corpo delle attrici diventano immagini plastiche delle storie raccontate, fil rouge di un percorso artistico.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro SalaUno
Piazza di Porta San Giovanni,10 – Roma
giovedì 29 dicembre, ore 19.30

Linea35 Festival presenta
Passaggi Visionari
direzione artistica Hossein Taheri
coordinamento artistico Caterina Bertone, Antonella Britti, Francesca Campli, Marianna Di Mauro, Matteo Febo, Fabiana Iacozzilli, Carolina Levi, Federica Marchettini, Mario Schittzer
coordinamento per l’arte contemporanea Francesca Campli, Carolina Levi
coordinamento tecnico Davood Kheradmand, Mario Schittzer, Emanuele Silvestri, Hossein Taheri
ufficio stampa Alessandra Comotto
pubbliche relazioni Valentina Olivato
social network Eva Milella
grafica Marianna Di Mauro

L’uomo che non c’è. Non c’è che l’uomo e Un pesce fuor d’acqua
di Guendalina Salini

La Compagnia Zeta SRL presenta
Sulle spalle degli altri
di Eva Milella
regia Luca Angeletti
con Eva Milella

Nuove Officine Laboratorio Babs presenta
Take two. L’inevitabile conseguenza a cui Vale(2) ci sottopone
di Marianna Di Mauro
con Raffaella Cavallaro
suoni Piero Antolini
video Matteo Seduta
scene Roberto Sonica

Non sono stata finita
(ispirato a una storia vera di follia)
di Clara Galante
con Clara Galante
scena Fabio Gasbarri

10,00

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