Passaggi visionari #4

Nell’ultimo giro di corsa della circolare, Linea35 prosegue il percorso di ricerca dei nuovi linguaggi del teatro.

Il teatro SalaUno, nell’ultima serata del Festival Linea35, raddoppia i posti a sedere per l’inaspettata affluenza.
Anche in queste ultime ore la ricerca di nuovi linguaggi è volta a creare un teatro che rispecchi la realtà, non per imitarla ma per analizzarla e scardinarla, per costruirne un’altra, immanente alla scena.
Opere memorabili che hanno fatto la storia del teatro riemergono per essere riadattate alla contemporaneità. È questo il caso di La voce umana di Jean Cocteau, opera apparsa per la prima volta nel 1930 al teatro de la Comédie Française. Il testo fu recitato da importanti attrici come Anna Magnani e Ingrid Bergman, nonché ridotto a partitura musicale per Edith Piaf. L’episodio mette in scena una donna abbandonata dall’amante, lui la chiama al telefono per parlare della loro storia; sentiamo la sua voce ma mai quella dell’uomo. La telefonata è spesso disturbata dalle interferenze del centralino. Simona Senzacqua focalizza il suo étude sull’estraneità che Cocteau avverte in quel nuovo strumento che è il telefono. I dispositivi del suono sono i coprotagonisti. Un microfono al posto del ricevitore, «Pronto! Pronto!», continue interferenze arrivano dal mixer presente sul palco. Il telefono, uno strumento che ottant’anni fa poneva interrogativi su come possano cambiare i rapporti tra le persone, poiché la voce senza la verità del volto e del corpo può essere facilmente veicolo di menzogna. Lei gli dice: «Sono molto forte», «Ti sembra la voce di chi nasconde qualche cosa?». Domanda retorica che implica un no, ma non è così perché è la disperazione del suo volto, la stanchezza del corpo a trasmettere al pubblico la verità della donna. Un interessante studio che auspica un seguito per riflettere su due tipi di comunicazione, quella carnale del teatro e quella virtuale del nuovo millennio.
Un odierno Samsa “kafkiano” irrompe sulla scena con l’esplosiva energia di Valerio Malorni in Le ali del mattino, performance intorno a una scala. Al posto del carapace di uno scarafaggio a Valerio spuntano due ali da angelo che non lo fanno sentire a disagio, bensì fiero anche se non ne comprende l’utilità. Con quelle ali non può nemmeno volare, così con l’aiuto di una scala cerca di raggiungere colui che può dargli una risposta. Un romanesco “belliano” intriso di umorismo coniuga quotidianità e surreale nell’attesa di una risposta.
L’attesa è anche il tema tra le righe di Quando saremo grandi! della Compagnia Lafabbrica. Tre bambini decrepiti, “Zuzzo”, “Zozza” e “Zizzi”. Tre creature grottesche con espressioni che generano rumori inquietanti. Aspettano la madre che forse non tornerà, ma che ha loro intimato di non muoversi, di restare seduti e non sorpassare il limite massimo segnato da un’evidente linea bianca. Potranno andare oltre solo quando saranno grandi, ma loro sono già grandi. La paura di rischiare, di cambiare li ha bloccati in una irrealtà atemporale per le loro menti, ma non per il corpo. La rassicurante realtà in cui vivono si incrina, quando Mario, il bambolotto di Zozza, esce dallo “spazio” di sicurezza oltre il quale c’è l’ignoto e la paura. Bisogna trovare una soluzione, cambiare il perimetro del loro spazio, smontare la geometria in cui sono prigionieri. Metafora della condizione umana, i tre “vecchi bambini” vanno alla ricerca di una via di fuga bloccata dalla paura del cambiamento. La trasformazione degli attori è la forza di questo spettacolo storia di un’assurdità esistenziale sostenibile solo grazie a un’intrisa comicità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro SalaUno
piazza di Porta San Giovanni,10 – Roma
venerdì 30 dicembre, ore 19.30

Linea35 Festival presenta
Passaggi Visionari
direzione artistica Hossein Taheri
coordinamento artistico Caterina Bertone, Antonella Britti, Francesca Campli, Marianna Di Mauro, Matteo Febo, Fabiana Iacozzilli, Carolina Levi, Federica Marchettini, Mario Schittzer
coordinamento per l’arte contemporanea Francesca Campli, Carolina Levi
coordinamento tecnico Davood Kheradmand, Mario Schittzer, Emanuele Silvestri, Hossein Taheri
ufficio stampa Alessandra Comotto
pubbliche relazioni Valentina Olivato
social network Eva Milella
grafica Marianna Di Mauro

L’uomo che non c’è. Non c’è che l’uomo e Un pesce fuor d’acqua
di Guendalina Salini

La Compagnia Setteteste presenta
La Voce
di e con Simona Senzacqua
sonorizzazioni dal vivo Antonia Gozzi

Le ali del mattino, performance intorno a una scala
di e con Valerio Malorni

La Compagna Lafabbrica presenta
Quando saremo grandi!
di Fabiana Iacozzilli, Linda Dalisi
regia Fabiana Iacozzilli
con Simone Barraco, Matteo Latino, Ramona Nardò

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