L’arena della finanza

Al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, va in scena Patogeno. Un testo di Albert Ostermaier di icastica potenza.

La corrida è sempre aperta, dal lunedì al sabato, in tutto il mondo. Differiscono gli orari a seconda del fuso, ma le immagini dalle Borse sono ovunque le stesse. Un coacervo di tizi in giacca e cravatta, stressati, che gesticolano e urlano come fossero parte di una squadra di football all’ultima meta.

Ostermaier zooma su quella folla sino a concentrare l’attenzione su un singolo partecipante per tentare di capire, almeno in parte, cosa accade nell’arena della finanza globale.

Immaginiamo un quadro di Bacon, all’interno (al posto di Innocenzo X) un trader (Claudio Cirri) sempre meno sicuro di sé riguardo alla sua salute fisica (ma non mentale), ancora ben ancorato alle proprie certezze di voler continuare a giocarsi la palla per realizzare il sogno americano. L’abilità del trader sta nel muoversi velocemente, bisogna sempre essere pronti allo sbalzo improvviso per approfittarne senza remore o retropensieri. Per questo bisogna essere in forma perfetta, non ci si può ammalare, mai mostrare alcuna debolezza.

Fuori dalla camera sterile, una businesswoman (Sara Bonaventura), racconta al pubblico favole per adulti di tori e orsi, maiali e pecore, mettendoci in guardia: il gioco può trasformarsi in malattia. Un po’ infermiera, un po’ regista, un po’ maestrina che ci spiega la complessità delle operazioni in Borsa e la tutt’altro che limpida realtà economica che soggiace alle speculazioni del trader, Bonaventura impartisce la sua lezione con piglio sicuro, mentre il pubblico tenta di destreggiarsi nel marasma di informazioni – spesso astruse ai più, ma che influenzano tutti i giorni le nostre vite.

E tra una spiegazione e l’altra, ecco che si srotola anche l’esistenza reale del trader, in un monologo che descrive la villetta monofamiliare, le auto, i vicini e i colleghi, la moglie e la figlia rigorosamente wasp.

L’unico mezzo per far funzionare il meccanismo è essere capaci di intuire come si muoveranno i numeri – perché ormai la finanza non ha più a che fare con i soldi cartacei o i valori reali di un’azienda. Il prezzo da pagare, se si sbaglia, sarà alto. Perché la società non può permettere che il virus del fallimento si diffonda. Se si accettassero le debolezze umane, se si minassero le certezze in questo come il migliore dei mondi possibili, pecore e maiali scapperebbero e gli speculatori non avrebbero più capitali da movimentare, per far girare un’economia sempre più drogata.

La tragedia familiare si consuma lentamente, di pari passo con quella professionale. Tutto viene immolato sull’altare del trading: gli studi della figlia, le vacanze, le assicurazioni, e tutto quanto è possibile racimolare per alimentare il mostro, fino all’inevitabile fine. Si sacrificano anche le vite e, come spesso accade in questi casi, prima quelle degli altri, di coloro che ci stanno al fianco, di coloro che ci stanno vicino e, per questo, devono precederci nel baratro. Così, quando si sente Cirri chiedere una canzone, non realizziamo subito che è l’ultimo desiderio del condannato a morte.
Testo polisemico con due ottimi interpreti per un affresco made in Usa davvero dissacrante.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Limonaia
via A. Gramsci, 426 – Sesto Fiorentino (FI)
venerdì 23 ottobre, ore 21.00

Teatro Sotterraneo/Intercity Festival
in collaborazione con il Goethe-Institut Italien presentano:
Patogeno
di Albert Ostermaier
traduzione Alessandra Griffoni
regia Teatro Sotterraneo
con Sara Bonaventura e Claudio Cirri
consulenza luci Marco Santambrogio
scene Eva Sgrò
prima assoluta in italiano

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