Pazzo d’amore

In scena per soli tre giorni al Teatro Furio Camillo di Roma Pazzo d’amore di Sam Shepard. Un testo di grande potenzialità che però non convince e lascia in bocca l’amaro dell’aspettativa delusa.

Per un dramma che pretende di racchiudere in sé le più turpi manifestazioni dell’animo umano – incesto, follia, menzogna solo per citarne alcune – la vera tragedia è non riuscire a comunicarne neanche una.

Accade, purtroppo, in questa rappresentazione di Pazzo d’amore, che torna in scena a venticinque anni di distanza dalla trasposizione cinematografica diretta da Robert Altman. Una scelta ardita, quella dei registi Elisabetta De Vito e Ciro Scalera, ma commisurata alla loro trentennale carriera. Una storia tanto complessa, giocata su temi disperanti e su poca azione, non è infatti cosa da dilettanti.

È l’amore ostinato tra due fratellastri, Eddie (Manuel Caputo) e May (Valeria Nardella), figli dello stesso padre, che si incontrano, dopo anni di lontananza, nel motel dove May vive.

È la loro totale incapacità di comunicare, che si traduce nei gesti violenti di lei, nelle continue provocazioni di lui. È la loro ambizione di diventare adulti – per poi comportarsi come adolescenti, confermando l’identità di figli ben più di quella di amanti maturi. È il padre, il Vecchio (Andrea Cannucciari), che aleggia tutt’intorno come un fantasma, inadatto come genitore e come uomo, vittima anche lui di un amore che non sa scegliere e che non può essere univoco né definitivo.

È Martin (Ruggero Lorefice), l’amico di May che diventa il pretesto per raccontare, per ricordare drammi sepolti vivi dal tempo. Pazzo d’amore è tutto questo, una nebulosa di terribile credibilità che in questa rappresentazione appare fittizia e impossibile dalla prima battuta. Con impatto disastroso arriva al pubblico lo sforzo recitativo dei giovani attori, meno dissimulato – quindi più faticoso che mai – nei momenti di massima tensione.

Lo spazio teatrale perfetto all’uso, con la sua asciutta intimità, non è sufficiente ad arginare i danni. Anzi proprio la sua natura strutturale, così propensa a inglobare lo spettatore, ad avvicinarlo alla finzione narrata perché non se ne perda neanche una sfumatura, si rivela impietosa cassa di risonanza dell’ostentazione attoriale – e la spoglia di credibilità fino all’ultimo residuo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Furio Camillo
via Camilla 44 – Roma
fino a domenica 7 novembre
orari: dal lunedì al sabato ore 21.00 – domenica ore 17.30 e 21.00
(durata un’ora circa senza intervallo)

Pazzo d’amore
di Sam Shepard
traduzione S. Casini, F. Marciano, R. Bernascone
regia Elisabetta De Vito, Ciro Scalera
aiuto regia Flavia Martino
assistenti di scena Federica Cavallo, Silvia Giuliano
disegno luci Simone Fraschetti
foto di scena Gabriele Gelsi
con Valeria Nardella, Manuel Caputo, Andrea Cannucciari, Ruggero Lorefice
promosso dalla Associazione culturale Teatri&Culture in collaborazione con l’Ass. Cult. Pescatori di Poesia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.