Ridi che ti passa

Al teatro di Rifredi, lo scorso 12 gennaio, è andato in scena Pecore nere, scritto da Stefano Benni e diretto da Alessandro Tedeschi. Uno spettacolo ironico per guardarsi dentro.

“Quattro donne che amano la vita fino a cantarcela”, come dice la presentazione dello spettacolo. Ed è così, in effetti. Quelle che incontriamo sono quattro figure femminili diverse che manifestano i disagi del mondo odierno, visto da angolature e prospettive differenti, ma che riconducono tutte alla stessa conclusione: bisogna andare avanti, nonostante tutto, perché la vita è bella. Sul palco troviamo quattro attrici, dirette dal regista Alessandro Tedeschi, bravissime nel trasmettere l’ilarità e l’emozione necessarie al godimento di questa esperienza teatrale, leggera e profonda allo stesso tempo, come ci si aspetterebbe dall’autore del testo, Stefano Benni. Infatti, da sempre, lo scrittore bolognese cerca di spiegare la nostra realtà tramite battute ironiche dette da figure metaforiche tratte, anche, dal mondo animale.
Nello spettacolo vediamo una vecchietta rinchiusa in un ospizio, muta, sulla sedia a rotelle. L’unico mezzo che le resta per comunicare è il campanello su di un bracciolo, e il suo passatempo è la televisione che le fa compagnia, con tutti i personaggi che contiene. Trova però conforto in tre figure femminili: due animali – un’ape operaia e una labrador depressa – e una umana, ossia un’attrice di soap opera latino-americana.
Ognuna delle tre ha un problema serio con il quale fare i conti. L’ape operaia è il simbolo di quei lavoratori che rimpiangono il marxismo leninismo, quello che, nel Dopoguerra, prometteva di cambiare il mondo, e che, al contrario, ci ha lasciato solo «ronzii e renzii». Poi abbiamo la cagnetta Labrador depressa perché si ritrova a essere incompresa dal padrone, trattata troppo da bambina e non da animale con le proprie esigenze. Frustrata e infelice, si fa mangiare dai rimorsi per non amare il padrone come ci si aspetterebbe da un cane. Infine, abbiamo l’attrice di soap opera. All’apparenza mangiatrice d’uomini, è in realtà una donna con le sue fragilità che, distrutta per il tradimento dell’amante, si ritrova da sola dopo aver speso anni della propria vita dedicati all’uomo dei sogni.
Tutte figure che provocano grande ilarità, pur facendo trasparire sentimenti e situazioni che possono appartenere a ciascuno: tutti possiamo subire un tradimento, tutti ci rendiamo conto che la politica non mantiene le promesse, tutti possiamo ritrovarci a non amare chi si ha accanto come vorremmo.
Eppure sembra tutto surreale di fronte alla cruda realtà che può colpirci, quella di un futuro di vecchiaia in cui il corpo si riduce a essere quello che l’anima non è: se da una parte il fisico appare indebolito e menomato nelle sue capacità, dall’altra lo spirito è ancora quello di una ragazzina nel fior fiore della giovinezza. A chi dare retta? Al proprio fisico o alla propria anima? La vecchia cara Ida (la signora anziana) trova la soluzione giusta. Provate a indovinare quale!
Meravigliosi gli oggetti di scena lavorati all’uncinetto da Alessandra Roveda.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro di Rifredi

via Vittorio Emanuele II, 303 – Firenze
da giovedì 12 a domenica 15 gennaio

Bottega Rosenguild – Teatrino dei Fondi – in collaborazione con Pierfrancesco Pisani presentano:
Pecore nere
spettacolo di Stefano Benni
regia Alessandro Tedeschi
con Valentina Chico, Elisa Benedetta Marinoni, Valentina Virando ed Emanuela Guaiana
scene Katia Titolo
disegno luci Paolo Meglio
musiche originali Aleph Viola
video Adriano Candiago
creazioni all’uncinetto Alessandra Roveda

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.