Il faticoso mestiere di vivere secondo Carver

Al Teatro dei Filodrammatici, va in scena la prima nazionale di Per favore niente eroi, lo spettacolo di e con Corrado Accordino che porta in scena qualcosa che, nell’era dello spettacolo perenne, siamo disabituati ad accettare: la normalità.

“È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c’è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione.” Ecco, Raymond Carver e la sua produzione letteraria si spiegherebbero così; altro che l’etichetta del minimalismo, verso la quale ha più volte dimostrato il suo dissenso. Basterebbe questa riflessione, che offrì in un’intervista, per capire che se Carver scrive secondo la “teoria dell’omissione” – evitando cioè il già detto e il superfluo – non è per velleità snobistiche, come nel caso di altri minimalisti, ma solamente perché la vita si riduce a pochi nuclei fondamentali, a partire dai quali si aprono universi; il resto è show, spettacolo, esibizionismo, materia stantia.
Strani i meccanismi del successo: prima ti snobbano e ti chiudono le porte in faccia e poi, a un certo punto – dopo anni di gavetta, di fatiche e sacrifici per portare a termine gli studi mentre ti ammazzi di lavoro per mantenere una moglie, dei figli “e tutti gli altri cazzi che ognuno ha” – all’improvviso ti riconoscono che sei degno di essere classificato nel gotha della letteratura statunitense, e magari inserito – nella raccolta delle migliori short stories made in Usa – vicino a uno scritto di Hemingway. Anche questo racconta Carver: l’assurdo dell’era dello spettacolo, della celebrazione a tutti i costi, del “mi esibisco, dunque sono”; l’era delle etichette e dell’eclatante a tutti i costi. E la vita vera, dov’è?

Ecco allora che, con questo spettacolo, Corrado Accordino fa emerge la bellezza dei testi di Carver, come quiete in mezzo alla tempesta: finalmente torna la semplicità della vita comune, fatta di errori e delusioni, ma anche di aspetti divertenti nella loro contraddittorietà. Come nella sua scrittura, la vita è tanto più difficile quanto più cerchiamo di renderla semplice, lineare, anche prevedibile, talvolta.

Il regista-attore Accordino, che dirige i giochi impersonando egli stesso un Carver che si racconta, impacciato, di fronte al pubblico, definisce una drammaturgia che scorre con tempi e modalità cinematografiche: gli spazi apparentemente claustrofobici delle nicchie aprono e chiudono il loro sipario, si accendono e si spengono per dare spazio a tante storie di ordinaria follia, o di normalità – dipende solo dai punti di vista. in ognuno di questi microcosmi agisce un solo personaggio alla volta, attorniato da due o tre oggetti caratterizzanti, al fine di creare un effetto avvincente, nel minimalismo (questa volta autentico) della scenografia. Gli spettatori riescono, con poche indicazioni, a vedere luoghi diversi, immaginare tutto il resto del mondo che circonda i personaggi, intuire con chi si stia relazionando, delineare gli squallidi interni delle tipiche case americane dei nuovi poveri (i protagonisti prediletti delle sue short stories perché, in fondo, lo era anche lo stesso Carver) – dove i tanti elettrodomestici “necessari” cercano di emulare il benessere dei ricchi, ma non sono altro che la cassa di risonanza del disagio dei personaggi stessi.

A fare da “spalla” ad Accordino/Carver, i bravissimi Daniele Ornatelli e Alessia Vicardi che, nell’interpretare esempi di varia umanità, danno vita a coppie sgangherate, complicate, che testimoniano la difficoltà delle relazioni umane, al contrario delle belle storie da happy ending o da perfetta famiglia repubblicana che la morale a stelle e strisce vorrebbe imporre. Siamo tutti impegnati nella costante voglia di affermarci nel mondo – per amare ed essere amati – ma è poi inevitabile ricadere nelle proprie imperfezioni e fragilità; l’unico rimedio sono forse ironia e cinismo, elementi caratteristici ed esilaranti della prosa di Carver.

Uno spettacolo consigliato a chi sa ammettere di essere umano e può quindi riconoscersi, almeno in parte, nei personaggi di questo autore; a chi ama l’autoironia o è cinico e disincantato; a chi apprezza la narrativa di Bukowsky; a chi stima la normalità ed è stanco degli effetti speciali che la società odierna impone – in ogni aspetto della vita – per stordirci e distrarci dai problemi importanti.

Lo spettacolo continua:
Teatro Filodrammatici

via Filodrammatici, 1 _ Milano
Fino a domenica 25 marzo
orari: martedì – sabato, ore 20.45; mercoledì, ore 19.00; domenica, ore 16.00

Per favore niente eroi
ispirato ai testi di Raymond Carver
drammaturgia originale Corrado Accordino
con Corrado Accordino, Daniele Ornatelli e Alessia Vicardi
scene e costumi Mariachiara Vitali
assistente alla regia Valentina Paiano
regia Corrado Accordino
produzione La Danza Immobile / eThica?

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