È un termine che, in ambiente teatrale, ha una certa diffusione (anche se pochi lo sanno pronunciare correttamente). In russo si scrive переживание e, nella cosiddetta trascrizione scientifica, quella “z” col cappellino suona come la “j” francese. Nel russo quotidiano, “Ne pereživàjte” significa semplicemente “Non preoccupatevi”; ma l’espressione, in quella lingua così traboccante di emotività, ha un alone semantico più pregnante. L’etimo è quello del verbo živàt’, vivere, rafforzato da quel pere, che equivale a “trans”. “Non vi ci immedesimate”, quindi, “Non andateci dentro con la vita”. Il dizionario traduce pereživànie con “il vivere” ma, al plurale, con “emozioni”.

Per noi che ci occupiamo di teatro, è una delle parole magiche del metodo Stanislavskij. È probabile che, nell’accezione teatrale, sia stato lui ad usarla per la prima volta, per indicare quel processo di immedesimazione che è alla base del teatro psicologico russo, o addirittura del teatro di regia.

Claudio Facchinelli (alias Lumpatius Vagabundus)

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