Il teatro come playing

In inglese il verbo to play ha molteplici significati. È giocare, interpretare un ruolo, suonare uno strumento musicale. A Pergine Spettacolo Aperto, si teatralizza la vena ludica insita in ognuno di noi.

Prima giornata per il Festival che si svolge nel paese della Valsugana, a una decina di chilometri da Trento, inaugurata da Europa a Domicilio – un gioco da tavolo tra il Trivial Pursuit e Risiko, dove una dozzina di spettatori, ospiti di una casa privata, si sfidano rispondendo a domande sulla propria vita e, nel finale, sulla UE.
Sebbene la serata passi in maniera conviviale e, alla fine, ci si diverta anche; il gioco stesso non ha né la teatralità né la portata antropologica degli esperimenti di un Enrique Vargas e del suo Teatro de los Sentidos.
Pur essendo gli spettatori gli unici protagonisti del gioco, la situazione non favorisce alcun meccanismo di interpretazione – sebbene alcune domande sollecitino un racconto personale. Sembrerebbe che il meccanismo non funzioni, a meno che non si riuniscano intorno al tavolo attori veri o personaggi istrionici. Le storie proposte (il racconto dei problemi avuti in frontiera; dell’ultima manifestazione alla quale si è partecipato; del perché si sia preso a pugni qualcuno) si srotolano velocemente e in maniera abbastanza imbarazzata. La presenza, sotto false spoglie, di un attore potrebbe, forse, sollecitare un ampliamento delle argomentazioni ed evitare le risposte da quiz.
Il secondo dubbio che solleva il gioco dei Rimini Protokoll è riguardo alla sua valenza antropologica. Malgrado a ogni step si dichiari a cosa serviranno le domande (ad esempio, a sollecitare la collaborazione tra i partecipanti), tra gli intenti e le domande, o sollecitazioni, il nesso non appare chiaro. E anche i riferimenti che via via si fanno all’Europa – dalla sua storia mitica a quella reale dei vari trattati che si sono succeduti dalla CECA, nel 1957, alla UE a 28 Paesi – appaiono informazioni “erudite” alla Mike Bongiorno.
Questo non toglie, però, che se la piccola comitiva è composta da persone simpatiche, non si possa trascorrere una serata allegra, grazie all’appeal che l’elemento ludico continua ad avere – per fortuna – anche sugli adulti.
Prima di Europa a Domicilio, il walkabout – ormai un must di ogni Festival, qui firmato da Circolo Bergman – ha condotto gli spettatori da piazza Municipio alle Ex Lanerie Dalsasso. Piacevole passeggiata con vista castello, e arrivo in un luogo che di per sé conserva il fascino del tempo che fu. Il racconto (via cuffie) di questa famiglia della Valsugana – il cui capostipite, nel 1878, decise di diventare un imprenditore tessile – e degli operai che lavorarono nel lanificio, ha il proprio corrispettivo visivo nella fabbrica e nei suoi macchinari, che si trasformano da archeologia industriale in un’autentica scenografia, illuminata appropriatamente. Anche il sottofondo rumoristico, nel finale, restituisce bene l’universo della fabbrica, raccontato a parole in maniera forse troppo idilliaca.
E, infatti, se qualcosa non convince in questo progetto di Circolo Bergman, è proprio questo accento idilliaco, questo confronto tra il lavoro manuale dell’operaio e quello volatile dell’impiegato o dell’addetto a un call center, tra la sicurezza della fabbrica o del mestiere e la precarietà della situazione attuale. Senza negare l’arretramento a livello di diritti e welfare, pensare che un operaio di inizio Novecento stesse meglio di noi è pura retorica. Le fabbriche erano luoghi rumorosi e malsani, spesso bui, dove si respiravano anche sostanze nocive. Se un operaio si ammalava o invecchiava non vi erano né sanità pubblica né pensione a proteggerlo e, nel sistema capitalistico, il profitto era comunque generato a favore dell’imprenditore e non certo redistribuito equamente tra i lavoratori. Per non parlare della fatica del lavoro alla catena di montaggio o di pratiche aberranti come il cottimo.
La classe operaia non andava in paradiso e se, oggi, è giusto rivendicare i diritti, devono essere quelli dello Statuto dei Lavoratori, dello studio e di un welfare allargato, della redistribuzione delle ricchezze, di una produzione che si sposi con il rispetto ambientale e i bisogni umani, di tempi sempre più liberati dal lavoro manuale inteso come asservimento alla macchina o al profitto, del Bil al posto del Pil. Se si desidera tanto lasciare il call center per un filatoio, non occorre rimuginare sui tempi che furono, basta andare in Bangladesh per farne esperienza diretta.

Pergine Spettacolo Aperto
Pergine di Valsugana (TN)
varie location
da venerdì 1° luglio a sabato 9 luglio 2016

venerdì 1° luglio, ore 20.00
partenza da piazza Municipio – arrivo presso Ex Lanerie Dalsasso
Circolo Bergman (IT) presenta:
Macinante
concept Circolo Bergman
testi Paolo Giorgio, Sarah Chiarcos e Marcello Gori
luce Sarah Chiarcos
musiche Marcello Gori
video Alberto Sansone
comunicazione visiva Dario Serio
organizzazione Anna De Martini
produzione Casa degli Alfieri e Circolo Bergman
(site-specific)

ore 21.30
residenze private
Rimini Protokoll (DE) presenta:
Europa a Domicilio (Home visit Europe)
ideazione e direzione Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel
drammaturgia Katja Hagedorn
collaborazione artistica tour Cornelius Puschke
interaction design Mirko Dietrich, Hans Leser e Grit Schuster
assistenza interaction design Philipp Arnold
set Lena Mody e Belle Santos
assistenza al set Ran Chai Bar-zvi
manager di produzione Juliane Männel
direzione tecnica Sven Nichterlein
website design Tawan Arun + Ralph Gowers
website editing Cornelius Puschke
in collaborazione con InTeatro Festival
con il sostegno di Fondazione Caritro
(gioco/performance)

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