Amori invisibili

In scena al Teatro della Cooperativa l’amore di Milvia Marigliano per il testo di Sarah Kane: cinquanta minuti di pulsioni, tormenti e conflitti giocati a carte scoperte intorno a un alto tavolo di metallo. Funziona, perfettamente.

Buio. Poi, una luce, e nella luce una voce che declama, descrive, delinea i contorni, scandisce gelida la prima didascalia,  racconta l’irrappresentabile e lascia che questo si formi, ripugnante, nelle menti degli spettatori. Come nell’antico teatro greco, l’orrore e l’eccesso tornano nell’ombra, inguardabili ma non per questo meno reali e dolorosi, tragici. E si comincia.

Tra personaggi che si sfaldano, marcendo nell’animo prima ancora che nel corpo, un tavolo, imponente, resiste; corroso dalla ruggine e scrostato dal tempo, sventrato e privato dei suoi cassetti, dei suoi contenuti (e addirittura dei contenitori), resta, pesante e alto, a dominare come un altare le conseguenze tremende di un amore impossibile e di un fascino malato. Intorno, in irresistibile adorazione, senza possibilità di fuga, i personaggi; sopra, adorato, il testo. Questa la scelta di Milvia Marigliano, che oltre a tenere alcune battute nella lingua originale e leggere gran parte delle indicazioni sceniche, dichiara il suo amore per la ricca opera di Sarah Kane portando sul palco il testo stesso nel sua concreta fisicità, il copione, anzi i copioni, ad ognuno il suo, le pagine sottolineate e appuntate su cui gli attori hanno veramente lavorato, studiato, fatto propri personaggi e intenzioni. La finzione teatrale è così svelata, ma la poesia e l’emozione restano intatte, anzi addirittura vengono arricchite dall’alternarsi tra momenti letti e altri no, dal movimento e dal suono dei foglio voltati, dagli occhi e dai visi travolti dalle passioni e costretti a restar chini sul tavolo, sul testo, finché i corpi non li trascinano a vivere sulla scena, a seguire gli impulsi abbandonando le loro postazioni.

Gli attori, a partire dalla stessa Marigliano nel ruolo di Phaedra, sono eccelsi e i loro personaggi perfettamente credibili; unica eccezione il prete, troppo eccentrico e stereoripato, nota leggermente stonata nell’atmosfera e nella situazione generale, poco amalgamato con il resto sia nei costumi che nella voce che nell’azione.«La tragedia di Fedra nelle parole di Sarah Kane è ritmo, sussulto, violenza.» ci dice la regista. «Fedra e Ippolito e Strofe fanno dell’esasperazione e disperazione l’eccesso della loro vita. Non succede forse così da sempre quando donne e uomini vengono traditi dalle volgari miserie che li circondano?»  Così, tra cappellini di carta e sacchetti di patatine, rumori di lamiera e dialoghi urlati, musiche stranianti (forse anche troppo) ed emozioni travolgenti si consumano delitti e persone, violenze e apatie, senza possibilità di redenzione, per nessuno.
A contatto con un destino troppo inaccettabile, con un tavolo troppo alto – o sono le sedie ad essere troppo basse, gli strumenti per affrontare la vita ad essere insufficienti e inadeguati? – i personaggi non hanno scampo: alla fine, in piedi sulla superficie di metallo, nella luce, si innalzano schiacciati nella loro bassezza.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
fino a sabato 30 aprile, ore 20.45
Phaedra’s love

di Sarah Kane
uno studio di Milvia Marigliano
con Alessandro Pazzi, Desirée Giorgetti, Tommaso Spinelli, Roberto Azzurro
disegno luci Paolo Casati

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