Le conseguenze dell’amore

Il testo di Schmitt, Piccoli crimini coniugali, in scena al Teatro Libero, è un viaggio nelle infinite sfumature della vita di coppia, della quale sonda i limiti estremi che si possono raggiungere quando la liaison è alla fine.

In una casa ben arredata, dallo stile moderno e fintamente accogliente, Lisa torna a casa col marito Gilles che, dopo un incidente, non ricorda niente del suo passato e, in particolare, della loro vita insieme. Non servono a nulla le foto del matrimonio che la moglie gli mostra, a nulla conducono le piccole indicazioni che Lisa gli dà rispetto ai particolari del loro ménage domestico e che sembrano tratteggiare un uomo perfetto, che non chiede mai, che non esce di casa perché completamente assorto nella creazione di quadri e nella scrittura di romanzi gialli di grande successo.

Ma qualcosa si incrina quando lei, cercando di ricordargli che tipo di uomo era prima dell’incidente, inizia a fornire alcuni particolari che non tornano, descrivendo un uomo troppo perfetto che lui sente, avverte di non essere mai stato, e la riconciliazione formale inizia a sciogliersi lentamente, come neve a sole, quando Gilles ricorda un particolare specifico del loro viaggio di nozze al quale Lisa non aveva mai accennato.

Da questo momento in poi, come in un giallo ben congegnato, a poco a poco scopriamo che la realtà non è mai quella che sembra e che i due stanno consapevolmente prendendosi gioco l’uno dell’altro, con un continuo ribaltamento dei ruoli, delle colpe, delle responsabilità.

L’indagine introspettiva, l’autoanalisi psicologica, l’eco filosofica di molti passaggi rispecchia in pieno lo stile tipico di un grande drammaturgo quale è Schmitt (ma anche saggista e autore di libri, poi riadattati a film, come Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, o il più recente Oscar e la Dama Rosa). In tutti i suoi testi, infatti, Schmitt cerca di sondare le pieghe più profonde dell’animo umano e, soprattutto, di capirle all’interno delle relazioni sentimentali (come già fece in Il visitatore e in Il libertino).

Gradualmente ci rendiamo conto di non avere di fronte una coppia perfetta – così come sembrava trasparire dalle prime parole di Lisa – bensì una coppia giunta al capolinea, della quale fino alla fine non si comprende chi sia la vittima e chi il carnefice, chi il traditore egoista e chi la vittima egocentrica e bisognosa di attenzioni. Ma ciò che maggiormente colpisce in questo rapporto è la riflessione cinica sull’amore che il testo sottende: nonostante il male che i coniugi si sono fatti reciprocamente in 15 anni di matrimonio, nonostante il venire meno del desiderio, entrambi sono disposti a perdonarsi, a combattere insieme per ricucire un rapporto che può dividerli fisicamente ma mai separarli mentalmente, perché ormai troppo legati, dipendenti, sottomessi sentimentalmente l’uno all’altra.

In questo testo Schmitt dà una bella prova di riflessione filosofica su concetti forti quali la verità, la colpa, il perdono, l’amore e il suo essere – a volte – totalizzante, offrendo una visione crudamente realistica dell’esistenza come continuamente vincolata dal rapporto di coppia, che diviene il metro di giudizio grazie al quale giudicare e relazionarsi col resto del mondo. Non a caso, in uno dei libri di Gilles, intitolato appunto Piccoli crimini coniugali, la coppia è vista come una guerra continua tra due corpi e due menti, che nel matrimonio e nei figli decidono però di allearsi per combattere insieme contro il resto del mondo, arrivando poi a giustificare o a sacrificare tutto in nome dell’istituzione familiare.

I due attori (Elena Giusti e Paolo Valerio) sono bravissimi nel tratteggiare la lenta evoluzione dei personaggi, che da innocui e cerimoniosi individui che fingono di non conoscersi e si danno del lei, giungono alle più alte vette di crudeltà e di recriminazioni reciproche. Lo schema e la struttura della pièce sono perfetti nell’alternare svelamenti drammatici, ironia, cinismo, malinconica nostalgia, ridicolo, e tutte le sfumature che costellano la relazione di una coppia che, partendo da un inizio idilliaco – quasi da commedia d’amore – arriva a un finale da dramma ottocentesco.

Caldamente consigliato a tutti.

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano
fino a domenica 11 dicembre
tutti i giorni, ore 21.00 – domenica, ore 16.00

Piccoli crimini coniugali
testo Eric Emmanuel Schmitt
regia Alessandro Maggi
con Elena Giusti e Paolo Valerio

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