La rivincita della normalità

Piccolo Mondo Alpino, vincitore del premio Kantor 2010, mette in scena il mondo visto al microscopio.

Aprire la finestra e affacciarsi su una piccola realtà che, in fondo, rappresenta tutta la società. Piccolo Mondo Alpino è un esperimento che permette di analizzare i problemi esistenziali guardando un microcosmo attraverso la lente di ingrandimento, per poi accorgersi che tutto il mondo è paese – come recita un antico detto.

Quattro fratelli, i più grandi ossessionati dai loro problemi, alla continua ricerca di qualcosa, senza però la reale capacità di muoversi per andare a cercare questo qualcosa. Incollati alle loro origini, vivono i propri giorni nella costante infelicità di chi non si accontenta mai di quello che ha. E poi c’è Ennio – il più piccolo – che non comunica, o meglio non lo fa con la sua famiglia e non lo fa a parole, ma ha saputo ritagliarsi in quel piccolo paese il suo spazio. Ennio è felice, sta bene dov’è e, di conseguenza, sta bene con se stesso e gli altri. La sua normalità diventa la differenza: lui è quello strano, l’asociale, l’autistico. La sua figura, al contrario, è positiva e altruista perché la natura è la sua vera passione e con la natura non puoi essere egoista. I suoi fratelli sono assiduamente concentrati su se stessi, tra discorsi intrisi di luoghi comuni, urla e frasi fatte: rispecchiano un aspetto della società fortemente ego-riferito, legato inconsciamente a una mentalità chiusa e provinciale.

Gli scambi tra gli interpreti risultano molto veloci, mettendo così in risalto un buon utilizzo della voce in scena e sottolineando la differenza tra il continuo flusso di parole inutili – pronunciate dai fratelli maggiori – e il quasi totale mutismo di Ennio, che ci regala unicamente un paio di monologhi pacati.

Piccolo Mondo Alpino è la precisa ricostruzione di una realtà che abbiamo vissuto o che viviamo quotidianamente – perché a tutti è capitato almeno una volta di voler scappare. Tra chi sostiene che fuggire da un luogo sia fuggire da se stessi e chi, invece, trova nel continuo girovagare la propria dimensione, la ricerca della felicità rimane un processo che nasce dentro di noi. In un mondo dove è importante differenziarsi per evitare l’omologazione – della quale rischiamo di essere vittime inconsapevoli – la normalità risulta una forma di differenza. Accettare e accettarsi, sapersi ritagliare un angolo tutto per sé dove sentirsi a casa – sempre. Le giacche con le maniche tagliate – che gli attori indossano sul finale – rappresentano proprio, a livello simbolico, la condizione di disagio che aleggia sulle vite dei protagonisti, dove una facciata che cerca di coprire ciò che non va è, comunque, devastata da strappi che non si possono ricucire.

La scenografia scarna e immobile rende evidente la stasi in cui si dibattono i fratelli maggiori: la seggiovia diventa il simbolo di un circolo vizioso che si esaurisce in se stesso. Ancora una volta è Ennio a distinguersi: il suo angolo di palcoscenico è adornato con pezzi di legno, barattoli di funghi e noccioline, prodotti della natura – che rappresenta il ciclo vitale.

Da notare infine che Piccolo Mondo Alpino ha vinto nel 2010 il Premio Kantor per la promozione di nuove forme espressive da parte di giovani al di sotto dei 35 anni di età.

Lo spettacolo continua:
CRT Salone
via Ulisse Dini, 7 – Milano
fino a domenica 13 marzo< Piccolo Mondo Alpino
regia Marta Dalla Via
con Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Laura Graziosi e Stefano Tosoni
costumi Licia Lucchese
realizzazione costumi Sonia Marianni
luci e musiche Roberto Di Fresco

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