L’apertura di senso bachiana

L’Auditorium di Lione ha proposto una vera e propria esperienza estetica totalizzante : l’integrale delle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach eseguito da uno dei più grandi interpreti e specialisti di queste composizioni, Pieter Wispelway.

Considerate come una delle vette delle composizioni per violoncello, le Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach vengono raramente presentate nella loro integralità, mentre molto più spesso viene prediletta una scelta, che cade molto sovente sulla prima e sulle ultime due parti; scelta che conquista l’ascoltatore senza richiedergli un importante sforzo temporale. Amante della completezza e dell’esaustività, il sottoscritto predilige la rappresentazione integrale, poco importa se essa può essere financo estenuante.

Il concerto di Pieter Wispelway all’Auditorium di Lione è stato tutto fuorché estenuante. Certamente, più di tre ore di violoncello solista richiedono un impegno percettivo non indifferente. Ma assistere all’interpretazione integrale delle sei suite rappresenta, in primis, una vera e propria esperienza estetica che non nega il tempo in una prospettiva a-temporale, ma lo acuisce, sottolineando i tempi della composizione, attraverso accelerazioni e decelerazioni che donano al tempo tanto il suo peso quanto il suo spessore.

Composte presumibilmente tra il 1718 e il 1720 alla corte di Köthen, le Suite per violoncello solo di Bach posseggono una storia assai particolare che le ha rese assolutamente mitiche e le cui interpretazioni possono variare ampiamente. Non possediamo infatti il manoscritto originale ma solamente trascrizioni successive, nessuna autografa (i fogli più antichi sono opera di Anna Magdalena, la seconda moglie del compositore, deceduta nel 1760), spesso arricchite di notazioni che donano indicazioni preziose per l’interpretazione della composizione, ma spesso contraddittorie.

Riscoperte da Pau Casals, che le incise per la prima volta negli anni Trenta, le sei suite sono diventate, nel corso del ventesimo secolo, un riferimento esecutivo vitale per buona parte dei violoncellisti di tutto il mondo. Non è raro che i musicisti registrino, a distanza di anni, più versioni delle suite di Bach. E proprio Wispelwey ha già collezionato tre incisioni su disco (1990, 1998 e 2013), ma egli non sembra intenzionato a smettere di interrogare questo caposaldo della musica classica come diapason del proprio genius artistico. Le suite diventano, per i violoncellisti che non cessano di interrogarle, una vera e propria mania la cui definizione sfugge senza sosta e la cui tanto agognata perfezione scompare con un nuovo successivo ed intenso studio della composizione. Ritornare sovente sulla stessa opera è segno di un’insoddisfazione esecutiva e di un’onestà artistica senza pari. Le Suite di Bach lasciano spazio a interpretazioni molto diverse tra di loro e lo stesso Wispelwey ricerca questa perfezione da decenni. L’ultima incisione delle suite è corredata da un DVD che narra proprio della ricerca del musicista, coadiuvato da Laurence Dreyfus e John Butt, rispettivamente professori a Oxford e a Glasgow, delle risposte alle numerose domande che rimangono ancora prive di una risposta definitiva.

Nel concerto lionese, Wispelwey ha deciso di utilizzare un diapason mezzo tono al di sotto del riferimento classico per il diapason barocco, creando un suono più grezzo e più profondo. Questa scelta ha dato il tono a tutte e sei le suite, mostrando una presa di posizione arrischiata che ha modellato un concerto straordinario. Le prime cinque suite, eseguite con il violoncello barocco, toccano temi diversi e costruiscono una ricca tavolozza di atmosfere che vanno da un’intensa allegrezza (Suite n°3) ad una lieve malinconia (il celeberrimo Preludio della Suite n°1), fino ad una trascendente e schizofrenica ambivalenza di sensazioni che rende la Suite n°5 uno dei più grandi capolavori del compositore tedesco. Il concerto si chiude con la Suite n°6 che il musicista olandese decide di interpretare con un violoncello piccolo (la scelta segue l’indicazione ritrovata sugli spartiti che designava l’utilizzo di uno strumento “a cinque corde”): una partitura che prima apre la struttura della composizione per poi richiudersi su se stessa, con la creazione di un’atmosfera più cupa che termina non un lungo viaggio, ma una rara esperienza estetica dotata di un immenso fascino.

L’intégrale des Suites pour violoncelle seul de Johann Sebastian Bach jouée par un des plus grands interprètes de ces compositions, le musicien néerlandais Pieter Wispelwey, a été une véritable expérience esthétique totalisante. La grande salle de l’Auditorium de Lyon a été emplie par une magistrale et transcendante atmosphère soigneusement façonnée par le grand violoncelliste. Sans aucun doute, l’un des moments forts de la saison musicale de l’Auditorium.

Lo spettacolo è andato in scena:
Auditorium
149 rue Garibaldi – Lione
martedì 10 gennaio 2017, ore 20.00

L’Auditorium deLyon, con il patrocinio de Les Grands Interprètes, ha presentato
Pieter Wispelway
Johann Sebastian Bach – Six Suites pour violoncelle seul, BWV 1007-1012
Pieter Wispelway violoncello barocco e violoncello piccolo

durata 2 ore e 30 minuti più due entracte
www.auditorium-lyon.com

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