Ritratti d’autore

Dalla contestazione della funzione disciplinare della tradizione al rifiuto di ogni principio o elemento forte capace di orientare la costruzione performativo-drammaturgica, il “paradigma” postmoderno sembra sempre più legare a sé il teatro contemporaneo. Nonostante gli indubbi meriti storico-culturali, dall’aver “smascherato” l’autoritarismo del testo e della regia all’aver “liberato” energie e risorse in direzione di una più costante sperimentazione, incombe purtroppo minaccioso il rischio di disperdere in un vago e vacuo autoreferenzialismo la possibilità delle arti performative di farsi veicolo di senso.

Rispetto a questa prospettiva, lavorare e favorire l’incontro tra drammaturghi sembra andare in una direzione ostinata e contraria. A testimoniarlo, a tal riguardo, è per esempio Drammi di Forza Maggiore, esperimento promosso all’interno del progetto Germogli dalla sinergia tra Pietro Dattola, storico protagonista della scena off romana, e Marco Zordan, direttore artistico del Teatro Trastevere, location virtuosamente gestita da un affiatato «piccolo gruppo di amici e artisti, attivo da tempo nella realtà teatrale capitolina».

Drammi di Forza Maggiore: come nasce il progetto del contest e l’idea di portarli in scena al Teatro Trastevere?
Pietro Dattola: «Nascendo come drammaturgo, è un mio cruccio il fatto che, a differenza di altri paesi, in Italia la drammaturgia contemporanea non sia valorizzata e mi consola poco il fatto che ciò sia un fenomeno trasversale a tutti i settori, non essendo notoriamente il nostro un paese per giovani (e quando sembra esserlo, per esempio con il proliferare dei bandi under 35, lo è nel modo sbagliato). Per questo, nel piccolo degli sforzi miei e della compagnia di cui faccio parte, mi batto per provare a cambiare concretamente lo stato delle cose, anziché subirlo.
Il concorso di drammaturgia ha visto la luce nel gennaio 2021, ma era da tempo che covava sotto le ceneri. Dopo 7 edizioni del Premio di drammaturgia DCQ, che ci ha dato la possibilità di conoscere e mettere in scena ottimi testi a cui siamo legatissimi, noi di DoveComeQuando sentivamo una doppia necessità: da un lato, continuare a promuovere la nuova drammaturgia con un premio volto alla scoperta di quanto di meglio ha da offrire il nostro panorama; dall’altro, fare tutto ciò con modalità nuove per noi e per la scena dei contest di drammaturgia. Volevamo che l’esperienza avesse più strati di valore aggiunto per i partecipanti. La pandemia, che ci ha chiusi in casa, ha innescato la miccia. Ci ha dato una visione. Mai come in quel periodo un po’ tutti abbiamo sentito il bisogno di aprirci e di entrare in contatto, di sfondare l’isolamento. A una causa di forza maggiore volevamo reagire con una forza ancora maggiore, che unisse, permettendo di accogliere l’altro e gettare il seme di una comunità. Abbiamo perciò pensato a un concorso in cui fosse la comunità dei partecipanti nella sua interezza, dopo una nostra scrematura, a designare il vincitore. I testi finalisti avrebbero dovuto essere perciò distribuiti a tutti i partecipanti e questi avrebbero dovuto accoglierli, leggerli, confrontarsi con essi, offrire un feedback sotto forma non solo di voto, ma anche di motivazioni. E poiché molti autori sono anche attori o registi, non è peregrino pensare che da quel confronto sarebbero potuto nascere collaborazioni tra i partecipanti. Ci è sembrato di aver trovato un modo nuovo per unire tante isole in un arcipelago. La risposta è stata notevole, segno che abbiamo intercettato qualcosa di sentito.
Poi, non appena abbiamo letto del bando Germogli del Trastevere, con Flavia Germana de Lipsis, l’attrice della compagnia, abbiamo subito pensato che potesse essere l’occasione giusta per provare a fare uno step in più, offrendo un assaggio concreto dei testi finalisti a tutti. La forma doveva però essere agile, così siamo giunti alla definizione di un nuovo format: non una lettura, non una mise en espace, non una messa in scena, ma un incontro del quarto tipo con la drammaturgia, che mischia i diversi elementi e le diverse forme per esaltarli quando serve. La disponibilità del Trastevere mostrata in tutte le fasi del (rapidissimo) processo è stata determinante».
Marco Zordan: «Per la ripartenza abbiamo pensato di aprire il teatro a tutto il processo creativo, dall’idea alle prove fino alla messa in scena. Quando abbiamo ricevuto la candidatura di Drammi di Forza Maggiore sono stato molto contento perché la ritengo un’idea molto interessante improntata alla creazione di una comunità che condivide saperi e si aiuta in maniera mutualistica, concetti che tentiamo di proporre anche nella direzione del Teatro Trastevere».

L’incontro tra differenti personalità artistiche e il fatto che gli spazi teatrali possano favorire questo processo di accoglienza è un argomento di un dibattito tanto attuale, quanto stantìo. È effettivamente così? Quale valore ha il testo nel teatro contemporaneo e quale il teatro di parola nella programmazione di uno spazio off come il Trastevere?
PD: «La mia sensazione è che da soli si vada ben poco lontano, specialmente in un contesto non proprio favorevole come quello italiano. Anche le voci veramente meritevoli rischiano di non essere udite. Per questo, rifacendomi all’immagine delle isole e dell’arcipelago, ritengo importante gettare quanti più ponti possibile e compattare la comunità di autori. Innanzitutto perché sono gli scambi e le frequentazioni assidue a permettere di dare il meglio di sé. Il cinema italiano del Dopoguerra è lì a dimostrarlo. E poi perché in una moltitudine è più facile trovare se stessi. Non solo: è più facile riconoscere il già visto e quindi è più facile tentare di battere nuove strade, portare avanti il discorso drammaturgico, la propria idea di teatro».
MZ: «Purtroppo nella ricerca iconoclasta del “nuovo” si crede di poter fare a meno di alcune figure o alcuni passaggi fondamentali nella costruzione della messa in scena. La prosa certamente ha perso il suo appeal ma credo che ci sia una forte necessità di saper raccontare il presente e il reale e questo di certo non può passare solamente attraverso performance dai forti tratti estetici e poco più. Noi diamo ampio spazio, sia a maestri che hanno innovato il teatro dello scorso secolo, penso a Durrenmatt e Ionesco, sia a drammaturghi contemporanei i cui temi possano avere la possibilità di porre in luce o a nudo gli innumerevoli corto circuiti che viviamo inconsapevolmente tutti i giorni, in modo da ricreare una comunità di spettatori coinvolta in una riflessione comune».

Come giudicate questa prima volta di Drammi di Forza Maggiore, quale considerazione avete maturato rispetto alla drammaturgia italiana/in lingua italiana e come- se – proseguirà il progetto?
PD: «Certamente riprenderemo il contest (Drammi di Forza Maggiore) e il format (Drammi di Forza Maggiore Show!) anche l’anno prossimo e, ci auguriamo, negli anni a venire. Le sensazioni sulla drammaturgia italiana sono positive. La prova sta nel fatto che da bando avevamo preventivato di individuare fino a 3 finalisti, ma al termine delle letture abbiamo rotto ogni indugio e ne abbiamo presentato alla comunità ben 5, tutti diversi tra loro e spesso e volentieri in grado di discostarsi dal seminato con personalità. Senza dimenticare i numerosi testi che, pur meritevoli, non abbiamo potuto inserire tra i finalisti. Come spesso avviene in questi casi, su molti si è dibattuto fino alla fine. Torno al discorso di prima: se si guarda con sospetto alla drammaturgia contemporanea, forse è perché le voci sono troppo isolate tra loro: giungono flebili e si diffida. Invece motivi d’interesse per fermarsi ad ascoltarle ce ne sono eccome».
MZ: «Rispondo da spettatore: ci sono idee e scritture chiuse in un cassetto che sicuramente occasioni come queste danno la possibilità di vivere e avere un nuovo respiro».

Rispetto a questo lungo periodo di stop forzato delle attività culturali e alla atavica parcellizzazione delle personalità e delle proposte artistiche sul territorio romano, pensate che teatranti e spazi abbiano maturato la consapevolezza della necessità di un incontro reale e di uno sforzo comune? Avete proposte al riguardo?
PD: «Non credo, purtroppo. Anche lì vedo per la maggior parte isole, al massimo un paio di ponti. Eppure si potrebbero fare non una, ma più stagioni condivise tra spazi affini per direzione artistica o magari completamente diversi (com’è nello stile del Festival Inventaria, curato sempre da DoveComeQuando). Qualche anno fa c’era l’AbbonamentoPerTutti, una sorta di card trasversale tra teatri. Bella iniziativa, forse da migliorare. Però l’idea che un teatro mi consigli spettacoli anche di altri teatri non mi sembra così pazzesca o paradossale. Chi, al di sotto dei 50 anni, si abbona a un teatro? La domanda potrebbe già fermarsi qui, ma continuo: chi va a vedere solo gli spettacoli del proprio cartellone? Oltretutto, tolti i 5-6 teatri istituzionali, tutti gli altri sono off e gli abbonati, nei teatri off, sono più rari dei dodo. Ecco, invece di inseguire modelli che per te non hanno mai funzionato, forse varrebbe la pena tentare strade diverse».
MZ: «La parcellizzazione e l’iniziativa autonoma purtroppo é atavica e si è persa questa occasione storica di unità, anzi se possibile credo che l’atomizzazione sia ancora più accentuata. La sensazione che abbiamo avuto è stata la necessità di aprire le porte, a chiunque ne avesse bisogno. Bisogno di uno spazio fisico, di un luogo dove sviluppare le proprie idee. Per questo non siamo ripartiti in modalità spettacolificio, ma con il progetto Germogli abbiamo offerto gratuitamente lo spazio a chiunque avesse un progetto da sviluppare ma fosse impaurito economicamente e organizzativamente parlando, e Drammi di Forza Maggiore Show! ne è l’esempio. Proviamo a creare opportunità, badando sempre alla qualità di ciò che proponiamo ma senza creare eccessivi muri e steccati di genere che in questo momento non hanno troppa ragione di essere».

Quali attività e progetti state organizzando per il futuro?
PD: «Per quanto riguarda DoveComeQuando, in questo momento e fino al 31 luglio è attivo il bando del Festival Inventaria 2021, che si svolgerà a ottobre e abbiamo in cantiere una nuova iniziativa, anche questa rivolta all’emersione e alla coltivazione della buona drammaturgia, che si affiancherà a Drammi di Forza Maggiore. È un mio pallino che nasce anche dalla mia esperienza come Scriptdoctor & Playdoctor. Dovremmo anche sbarcare su una piattaforma di streaming con un paio di spettacoli del nostro repertorio, Follower e Doris Every Day. Quanto a me, conclusa la stesura definitiva di Cascando!, uno spettacolo ironico-esistenziale che ha per tema la “fine” – concepito (guarda un po’) durante la pandemia – sto palleggiando tre idee per un nuovo testo».
MZ: «Proseguiremo con le residenze di Germogli per tutta l’Estate e dal 1 al 12 Settembre occuperemo festosamente la piazza adiacente al Teatro con Trastestorie, festival dedicato alla narrazione e alla solidarietà per le realtà socialmente attive del rione».

in foto, da sinistra: Pietro Dattola e Marco Zordan (foto gentilmente concesse dagli intervistati)

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