Altro che favola!

Teatro Delle ArtiAl Teatro delle Arti, va in scena il nerissimo racconto a puntate di Collodi, prima dell’imposizione dell’happy ending a fini pedagogici e della melassa disneyana

Pinocchio è una favola ormai entrata nell’immaginario comune, non solamente in Italia. Ma non nella sua versione originaria (La storia di un burattino), bensì in quelle edulcorate alle quali consentì di piegarsi lo stesso Collodi (all’anagrafe Carlo Lorenzini), oltre al disegno animato Disney del 1940 e alla miniserie televisiva del ’72 con Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto – ma anche, e per fortuna, la rilettura psicologica sull’impossibilità di crescere di Carmelo Bene e la versione sadomaso del Teatro del Carretto.
Andrea Macaluso recupera filologicamente il racconto a puntate del 1881 compreso il macabro finale, ossia l’impiccagione del burattino, simboleggiato appropriatamente sul palco da un pezzo di legno (che, tra l’altro, come immagine e a livello subliminale si ricollega perfettamente a quello dell’inizio, creando un senso di circolarità che ben si addice alla fiaba – seppure nera).
In scena Giusi Merli offre una serie di spunti attorali di grande interesse, trasformandosi, a inizio rappresentazione, in una specie di strega in stile Hänsel e Gretel con rimandi a un universo magico e perverso proprio di molti racconti per ragazzi (soprattutto di Hans Christian Andersen ma anche dei fratelli Grimm); in un Pinocchio mendicante che, di fronte alla pera, chiede prima che sia sbucciata e poi mangia buccia e torsolo, dimostrando doti mimiche e gestuali rare, che ci fanno compartecipare appieno della sua fame; e ancora, nella bambina morta (che poi sarà la fata turchina della versione completa) che, cerea e impotente, non può andare in soccorso del burattino – una tra le scene più riuscite (l’inseguimento e l’uccisione) dell’intero spettacolo, anche grazie all’interessante uso della rumoristica e del disegno luci.
D’altro canto, qualche scena, soprattutto nella sezione centrale, resta abbozzata o non completamente risolta. In particolare, il confronto Geppetto/Pinocchio, che vira al didattico e alla tradizione à la Manfredi; e la lotta tra burattini, dove manca quella rigidità delle membra, solo in parte accennata, che potrebbe restituire appieno la diversità materica dei personaggi.
Nel complesso un buon lavoro, davvero apprezzabile, e che incuriosisce circa l’attività del Lavoratorio – lo spazio culturale fiorentino, fondato nel 2016, dallo stesso Macaluso. In tempi in cui il discorso culturale sembra passato di moda, e molti spazi chiudono o sono inglobati in logiche di accorpamento a fini meramente commerciali o per ottenere maggiori fondi Fus, è incoraggiante scoprire che le nuove generazioni, al contrario, sentono bisogno di teatro – un teatro indipendente e irriverente.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro delle Arti
via G. Matteotti 5/8 – Lastra a Signa (FI)
venerdì 16 novembre, ore 21.00

Il Teatro Popolare d’arte ha presentato:
Pinocchi
regia Andrea Macaluso
con Michele Demaria, Giusi Merli e Mila Vanzini

www.teatropopolaredarte.it

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