Raccontar danzando

Debutto nazionale, a Firenze, per Pinocchio. Una coreografia, tra il delicato e il circense, firmata da Patrizia de Bari

Il gesto, nello spazio, può tracciare arabeschi signficanti, sfuggendo al senso logico-razionale, e suscitando emozioni pure – in questo caso, parliamo genericamente di danza astratta. Oppure raccontare una storia, sostituendo ai diktat rigidi della parola i tratteggi spaziali ed espressivi dei corpi, supportati da linguaggi altri, propri del teatro – dal disegno luci alle musiche fino alle scenografie o a un apparato video. Pinocchio appartiene a questa seconda scelta artistico-espressiva.
Patrizia de Bari, una tra le poche coreografe del panorama italiano, coadiuvata ottimamente da Tamara Aydinyan (danzatrice dotata di grande padronanza tecnica unita a precisione, naturale senso del ritmo e capacità espressive tali da rendere umano il sé burattino), Leonardo Diana (danzatore che mostra la propria presenza in scena anche semplicemente essendoci) e da un ensemble affiatato e funzionale, con diversi elementi di spicco, costruisce una coreografia che, soprattutto in alcuni quadri, è in grado di ricreare atmosfere di grande suggestione oltre che di raccontare la più celebre favola italiana.
Da notare il quadro del Grand Cirque, tra i molti, e il finale che rimanda a quel clima da sabato del villaggio – prima che Diman tristezza e noia/Recheran l’ore – a metà strada tra 8 1/2 e Good morning Babilonia.
Il disegno coreografico si fa notare, oltre che per la capacità di elaborazione di un racconto coeso (grazie anche all’attenta drammaturgia di Tuccio Guicciardini), per la delicatezza della gestualità (si noti l’attenzione al movimento delle mani) e l’efficace composizione di quadri d’insieme insieme espressivi e geometricamente ben costruiti. Puntuale l’uso delle luci, apparato video di grande pregio artistico oltre che funzionale al racconto, e musiche che ricreano un’atmosfera circense, giocosa e scanzonata, ma che accompagnano ottimamente anche i quadri più intimisti.
Qualche passaggio potrebbe forse essere asciugato e abbiamo qualche dubbio sull’utilità della parte in prosa che, sebbene abbia un portato filosofico notevole, appesantisce lo spettacolo – già di per sé importante – e suona quasi ridondante vista la complessità e complementarietà dei tanti linguaggi scenici utilizzati.
Un tassello in più tra le interpretazioni della favola collodiana che narra con grazia senza indulgere nella melassa disneyana. In grado, al contrario, di restituire la dimensione di educazione sentimentale di un burattino – o di un bambino – che deve imparare l’arte di essere umano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Goldoni
via Santa Maria, 15 – Firenze
sabato 16 marzo, ore 20.00 e domenica 17 marzo, ore 16.30

COB/Compagnia Opus Ballet e Compagnia Giardino Chiuso presentano:
Pinocchio
interpreti Tamara Aydinyan, Leonardo Diana, Lorenzo Di Rocco, Isabella Giustina, Gianmarco Martini Zani, Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Françoise Parlanti e Jennifer Rosati
con la partecipazione straordinaria dell’attore Virginio Gazzolo
coreografia Patrizia de Bari
drammaturgia Tuccio Guicciardini
scenografia e video Andrea Montagnani
costumi Santi Rinciari/Opificio della Moda e del Costume
sound design Daniele Borri
ideazione e realizzazione elemento scenico Takeshi Tamashiro/Lautak
aiuto costumista Marilù Sasso
direzione tecnica Saverio Cona
coordinamento del progetto Rosanna Brocanello
un progetto di teatro danza di COB/Compagnia Opus Ballet e Compagnia  Giardino Chiuso
in coproduzione con Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee e Versiliadanza
in collaborazione con Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino
con il sostegno di Mibact, Regione Toscana
con il supporto di NCA.Small Theatre – Yerevan (ARM)

www.goldoniteatro.it

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