Acqua sulla testa e troppo vino nelle vene

L’Hinterland è brutto, piove e gli uomini sono quelli che sono. Un po’ ubriachi, un po’ cattivi, un po’ solidali. L’intenso spettacolo di Marco Pezza al Franco Parenti di Milano li fotografa con realismo.

Piove da un numero imprecisato di giorni come riesce a piovere in Pianura Padana e come riesce a notare solo chi non vi è nato (ma a un certo punto il personaggio più anziano, lombardo doc, sostiene che quando era giovane pioveva meno). Quattro uomini lavorano a riparare strade e fanno capo in una casa cantoniera che ricorda davvero la stazione di Piovarolo di Totò. Ma qui non c’è neanche Tina Pica.

Le donne sono lontane. Sono le “mignotte” che vanno con il più giovane o la moglie del più anziano che sta a casa a cucinare polenta e brasato. Qui sono tutti maschi e si comportano come si ritiene che maschi ruspanti di provincia debbano fare: lavorano più o meno duramente, con le braccia, si ubriacano, fumano, fanno a cazzotti e sognano di andare lontano. In sintesi, lo spettacolo scritto e diretto da Marco Pezza e in scena, in prima nazionale al Franco Parenti di Milano, non ci svela nulla di nuovo. Ma ce lo racconta con incredibile efficacia. La trama è abbastanza scabra: in una notte di pioggia e di turno, uno dei quattro, un emigrato bosniaco, Osman, fuggito molti anni prima da Sarajevo, reagisce a una specie di agguato razzista di un neo-fascista locale. Gli altri lo coprono.

È quasi un pretesto per raccontare una storia di un’Italia che in fondo non cambia (gli uomini facevano a cazzotti anche prima), che allodio e alla diffidenza per i “terroni” ha sostituito il razzismo contro gli stranieri, con buona pace di chi ci vorrebbe un popolo di “brava gente”. Un’Italia mezza filosofa e mezza ubriacona, immancabilmente maschilista e immancabilmente impotente, che vive delle sue contraddizioni, che è cattiva per istinto e buona perché alla fine non riesce a far altro.

Scritto bene, recitato benissimo, realistico, con una scena ben congegnata, un efficace accompagnamento musicale dal vivo (di uno dei attori, Giovanni Gioia) e luci giuste, Pioggia ha sicuramente meritato il Premio Ugo Betti 2016 e ora meriterebbe una lunga tournée. Il pubblico ha riso. E ci ha creduto.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Franco Parenti – Sala A

via Pier Lombardo 14 – Milano

Pioggia
testo e regia di Marco Pezza
con Alberto Astorri, Giovanni Gioia, Alberto Onofrietti, Marco Pezza, Diego Runko
scene di Giuliano Almerighi e Marco Pezza
disegno luci di Giuliano Almerighi
musiche originali di Giovanni Gioia
un progetto di Marco Pezza in collaborazione con La Confraternita del Chianti
(durata: un’ora e 30 minuti)
visto il 23 maggio alle 19.15

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