Piccoli omicidi tra… Omini

Come nel film, che ha visto il debutto alla regia di Danny Boyle, i tre amici toscani devono affrontare l’annoso problema: tenersi il malloppo o restituirlo alla legittima proprietaria?

La vicenda, sebbene sembri che si ispiri a un fatto realmente accaduto, è simile a quella raccontata in film e libri. E il meccanismo che fa scattare il procedere dell’azione è capire come si comporterebbe ognuno di noi di fronte a un’inaspettata ricchezza – non piovuta dal cielo bensì “raccattata” (come ripete Francesca Sarteanesi dal palco) da terra.
Le montagne russe dei sentimenti sui quali i tre protagonisti volteggiano sono noti: la suspense della rivelazione, l’esaltazione per la fortuna inattesa, i dubbi sulla liceità delle proprie scelte, la paura di essere scoperti dalla polizia, la divisione e le accuse reciproche rispetto alle scelte che, alla fine, non coincidono, il dubbio di aver sbagliato a essere onesti.
Gli Omini scrivono il testo non proprio partendo da zero, ma drammatizzando, invece delle interviste e delle dichiarazioni raccolte in giro, tra le persone comuni (come hanno fatto fino a oggi), la propria esperienza personale, occorsa alcuni anni orsono.
Il risultato è altalenante. A differenza del film di Boyle, un autentico cult, in grado di creare un susseguirsi di eventi che porteranno a un climax autodistruttivo, dove l’evolversi delle psicologie dei personaggi – sebbene giocato sul tasto grottesco – risulta sempre credibile; in Più Carati si hanno continui alti e bassi, che sfilacciano il discorso con interruzioni che ne intaccano il senso e la spinta emozionale. Per fare un esempio, dopo il bel monologo in crescendo di Luca Zacchini che spaventa se stesso e gli altri con la minaccia (vera o presunta, ma ormai onnipresente) che siano stati visti dalle telecamere mentre raccoglievano la busta con i soldi e l’anello – pezzo di bravura davvero esilarante ma anche capace di creare tensione – l’argomento cade nel dimenticatoio e gli Omini partono per la tangente inerpicandosi su una nuova montagna russa.
Questi continui alti e bassi finiscono per rendere il racconto abbastanza piatto (soprattutto nella parte centrale), risolvendo lo stesso con battute a effetto, cliché e luoghi comuni (come l’assioma gioiello/ebreo/rabbino, assolutamente gratuito) più da cabaret che da prosa. E non si può nemmeno dire che tali scelte siano da imputare a una presunta volontà di essere politically incorrect, dato che l’assioma mazzette/socialisti/Craxi appare vetusto e andrebbe aggiornato.
Complessivamente, uno spettacolo piacevole, un intrattenimento che è stato molto gradito dal folto pubblico presente (che ha riso ancor prima che Gli Omini facessero le battute). Di ricerca e innovazione, però, non abbiamo rilevato grandi momenti.

Lo spettacolo è andato in scena:
Piccolo Teatro Mauro Bolognini

via del Presto, 5 – Pistoia
sabato 19 e domenica 20 novembre, ore 21.00

Più Carati
uno spettacolo de Gli Omini
ideato e scritto da Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini, Luca Zacchini e Armando Pirozzi
con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi e Luca Zacchini
allestimento Associazione Teatrale Pistoiese/Gli Omini
produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale/Gli Omini
con il sostegno di Regione Toscana, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Armunia e Corsia OF – Centro di Creazione Contemporanea
un ringraziamento a La Tinaia per il ritratto in verde di Bettino Craxi, gentilmente concesso dall’artista Marco Biffoli

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