Scelta di campo

india-argentina-roma-80x80Al Teatro Argentina, il teatro di Luca Ronconi si cimenta con la suadente narrativa di Gombrowicz. Il risultato è magistrale, pur senza convincere del tutto.

Scritto nel 1960 e ambientato nel pieno dell’occupazione nazitedesca della Polonia del 1943, il romanzo di Witold Gombrowicz indaga con originalità il rapporto fondamentale e metafisico (termine che più volte ricorre nelle dichiarazioni di Ronconi e di Gombrowicz) tra vita e morte nel contrasto tra ideale e reale.

Pornografia, caratterizzandosi per la sapiente confusione di dimensione storica, (auto)biografica e prettamente narrativa, riporta le vicende di Witold e Federico, due uomini d’affari i quali, per spezzare noia e mancanza di senso, decidono di pilotare l’esistenza di malcapitati altri, incuranti, anzi divertiti, dagli esiti drammatici delle proprie azioni.

Particolarmente emblematiche di questa inconsistenza esistenziale sono le intenzioni che animano i due personaggi principali nei confronti di una coppia di minorenni composta da Enrichetta, promessa sposa a un imbolsito avvocato (Vencislao) che ama solo per il desiderio di mettere ordine alla propria vita (che occhi borghesi potrebbero giudicare dissipata), e Carlo, un contadino con cui la ragazzina era cresciuta.
Che tra i due adolescenti non sembri poter nascere alcuna attrazione, nonostante siano giovani, belli e disinibiti, è qualcosa di talmente incomprensibile che i due protagonisti, uomini di mezz’età, interpretano come una vera e propria sfida personale in cui impegnarsi anima e corpo, passando di tragedia in tragedia fino al triplice omicidio finale (la madre di Vencislao, uccisa dal garzone Beppe; Siemian da Carlo su suggerimento di Federico e con l’incolpevole complicità di Enrichetta; lo stesso Beppe caduto per mano di Federico).

La noia, la morbosità nei confronti di una stagione della vita anelata e perduta, la perversione, il desiderio di promiscuità e una ancestrale sete di sangue e immortalità sembrano essere alla base dei loro intenti, nonché i simboli utilizzati dall’autore polacco per affrontare la questione pornografica vista come erotismo, ovvero come l’aspetto più vitale di un’esistenza  intesa, però, nelle sue più contraddittorie e distruttive degenerazioni.

Per questa ennesima produzione del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa con il Centro Teatrale Santacristina in collaborazione con Spoleto 56 – Festival dei 2Mondi dove è stato rappresentato lo scorso anno, come già accaduto in passato (per esempio con La Modestia), Ronconi sceglie di sviluppare una trama radicalmente complicata dalla sovrapposizione di diverse soggettive, affidandosi a uno spettacolo di lunga durata. Una decisione che, se per un verso dà modo di assistere a una eccelsa tenuta attorale, per un altro determina notevoli problematicità allo spettatore.

Quello che, infatti, appare essere stimolante e caratterizzante per il regista nato a Susa (Tunisia), è per il pubblico una vera e propria messa alla prova. La scelta registica è precisa nella sua estrema e lineare coerenza (la costruzione plastica e cubista dei luoghi in cui le vicende si svolgono attraverso oggetti che si muovono autonomamente su binari), andando così a comporre le varie scene senza soluzione di continuità con la prolissa restituzione delle vicende stesse.

Un aspetto, quest’ultimo, che non ha del tutto pagato, finendo per inficiare anche la profondità psicologica degli interpreti, già funzionalmente limitata (in modo da garantirne assoluto protagonismo) al viscido Witold di Riccardo Bini e al perverso Fryderyk di Paolo Pierobon.

Infatti, se è chiara la percezione di come una leggera drammaticità attraversi i protagonisti e di come i rapporti che legano tutti i personaggi determinino non di rado una comica e grottesca ironia, il complesso sviluppo narrativo viene ulteriormente radicalizzato da un intreccio che mescola oggettività (gli episodi storici della seconda guerra mondiale e della resistenza polacca) e soggettività (le riflessioni sulle diverse età della vita) massacrando il pubblico a seguire un fluire verbale praticamente ininterrotto per le circa tre ore di rappresentazione.

Luca Ronconi, dopo aver presentato l’impossibile Celestina, va in scena al Teatro Argentina di Roma dunque con un grandioso esercizio di stile, l’adattamento teatrale di un romanzo e di «un testo concepito per la narrativa», che nulla aggiunge e nulla toglie alla sua storia artistica.

Un risultato, dunque, decisamente discutibile, pur inopinabile negli esiti in termini di eleganza e raffinatezza. Perché, chirurgico nella sua perfetta direzione, straordinario per intesità e densità espressiva delle interpretazioni, gli interminabili monologhi (spesso mascherati come dialoghi) prestano il fianco a una critica negativa, almeno rispetto al personale giudizio di chi scrive.

Talento ed esperienza sono due qualità che in Ronconi coesistono in una combinazione affatto comune, in un connubio da cui nascono messe in scena spesso memorabili e quasi sempre incontestabili dal punto di vista esecutivo, grazie anche alla presenza di attori di lungo corso e sodalizio con il regista. Ma come apprezzare fino in fondo la sua concezione aristocratica del teatro, che colpisce ogni calo di concentrazione dello spettatore, lasciandolo indietro nella comprensione mentale e nel godimento emotivo?

Un rischio che spesso accompagna gli allestimenti di Ronconi e che ritroviamo nella trasposizione teatrale di questo romanzo in cui prende forma con penetrante ed erotica ironia una critica nei confronti della società e dei suoi protagonisti (gli individui).
Un rischio di una fruizione limitata ai soli addetti ai lavori a cui non fa eccezione questo Pornografia, rappresentazione emblematica di una attività teatrale di ormai mezzo secolo, ennesima riprova di come tra arte e tecnica il legame sia tutt’altro che di identificazione e di come la seconda sia solo uno dei tanti mezzi espressivi della prima.
Perché se così non fosse, essa, l’arte, non potrebbe trovare forma anche in sgangherati spettacoli amatoriali, come spesso e volentieri accade, di autori che di sicuro non sono in possesso dei poderosi mezzi di produzione di cui maestri come Ronconi godono in maniera quasi esclusiva.

Forse giustamente, dirà qualcuno; di certo purtroppo, aggiungiamo noi, vista l’irrazionalità con cui le risorse – soprattutto in periodi di crisi economica – (non) sono messe a disposizione di chi una storia artistica ambisce a costruirla e avrebbe anche, con maggiore fiducia e sostegno, tutte le carte in regola per farlo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Argentina

fino a giovedì 17 aprile 2014
orari: ore 21.00, giovedì e domenica ore 17.00, sabato ore 19.00 (lunedì riposo)
(durata 2 ore e cinquanta circa intervallo escluso)

Pornografia
di Witold Gombrowicz
regia Luca Ronconi
traduzione Vera Verdiani
con Riccardo Bini e Paolo Pierobon
e con (in ordine alfabetico) Ivan Alovisio, Jacopo Crovella, Loris Fabiani, Lucia Marinsalta, Michele Nani, Franca Penone, Valentina Picello, Francesco Rossini
scene Marco Rossi
luci Pamela Cantatore
foto di Luigi Laselva

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