Più connessi, più soli

Al Teatro Tor Bella Monaca, con Power game1 e Scontrincontri vanno in scena corpi che si incontrano ma non si toccano, in un veritiero e realista esperimento in chiave contemporanea.

I due spettacoli che compongono il lavoro della compagnia Excursus si sintetizzano in un’unica creazione artistica, come si può cogliere dalla continuità legante dei passi così come del messaggio.

Sul palco, la bravura di corpi in dissonante armonia che percorrono traiettorie chiare, seguite da deviazioni, linee e passi ora uniformi ora scuciti, che sfidano la compostezza dei muscoli. Si snodano, si lanciano, ondulano e ritornano, in tecnicismi quasi da androide, da essere artificiale con fattezze umane, bacini che roteano, braccia che si lasciano andare a spasmi epilettici, corpi che si accasciano per poi riprendere vigore, scatti di gambe, ripetizione di salti.

Corpi che si stirano, si tirano, si incrociano e a tratti aggrovigliano, il tutto in una sterile bellezza, perché indifferente, perché vi è meccanicismo, routine e artificiosità, estetica senza spessore in quello che con efficacia vuole restituire la coreografia.
In tutto il contesto si coglie la dinamica, anzi le numerose dinamiche, fra persone che si muovono su uno stesso spazio, si incontrano, si scontrano, eppure li sentiamo intuitivamente lontani, distanti. Dall’incontro con gli altri, ogni ballerino si ritaglia poi un piccolo assolo, un personale momento di sfogo corporeo, forse l’unica manifestazione di libertà.

Il confine viene tracciato proprio da quei movimenti che rappresentano il poco calore che si percepisce tra gli inquadrati giochi di potere che si creano – giochi di potere presenti nelle relazioni umane, affettive e lavorative – determinando quasi ad attrazione, se non proprio fascino, senza nascondere perverse voglie di dominio e soggiogamento, di scalata, di ascesa. L’impegno degli artisti nell’esprimere un messaggio forte è riuscito; potranno intrigare, forse, queste dispute per accaparrarsi una forma di potere, ma se portate all’estremo negativo annullano, ingrigiscono, creano una lotta che della lotta non ha più il pathos, ma solo il dinamismo vuoto di un’abitudine tutta ripiegata a nutrire l’ego e affamare l’anima.
Corpi che si muovono con tempismo e sinuosa scioltezza nel rappresentare la competizione, mentre luci in connessione si adattano ai movimenti, anch’essa freddi di un bianco gelido e di un verde acido, accompagnati da musiche chiuse e cupe, a tratti taglienti, scure, di un’elettronica che lascia un sapore metallico e vibrazioni che scuotono la pelle, sperimentazioni che si sposano con la sensazione di annullarsi. Un perdersi anche nella dinamica lussuriosa/passionale di donne che vogliono essere rappresentazione di fredde chimere senz’anima, di visi di inesprimibile fermezza che non si sciolgono in espressività, ma – come di gesso che rimane chiuso in una smorfia – rimangono ognuno col suo impassibile volto, testimonianza del gelido che si vuole ricreare.
La danza contemporanea che si esprime in un lancio fisico, ma non si slancia, è spesso rappresentazione di una monotonia dell’essere, della convenzionalità disinteressata, di abitudine a falsità e finzione. Tutto così frigido e asettico. La difficoltà e dunque la capacità e bravura degli artisti sta nel congelare le emozioni, nel far comprendere come quegli incontri non sono fra l’essenza di uomini e donne, ma fra esseri plasmati e intrappolati in una immagine. È uno sguardo al tecnologico anche, a come esso regola le nostre vite, a come la parola stessa possa essere impiegata come aggettivo per descrivere la condizione umana: umanità tecnologica nel senso che è sintesi di uomini macchina in una vita di rinnovata alienazione.
E verso la solitudine impalpabile, ma certa, di quei volti in scena pare quasi impossibile provare un qualche moto d’animo, tanto si è voluto spingere il motivo dello stimolo apatico e la connessione fra coreografia, mimica, rappresentazione, musica e luci, al punto da creare un impatto visivo e sonoro di isolamento.

I mezzi nati per avvicinare e accorciare le distanze ne han create altre, la meccanicità sempre esistita in alcune strutture è più incalzante, la comunicazione si fa assente e ci si ritrova tutti più connessi, ma tutti più soli.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Tor Bella Monaca

Via Bruno Cirino
14, 15, 16 gennaio

Scontrincontri
Opera per musica su supporto digitale e due danzatori
coreografia Valerio De Vita
con Valerio De Vita, Emiliano Perazzini
musica Massimiliano Cerioni

Power game1
coreografia e regia Ricky Bonavita
con Enrica Felici, Francesca Schipani, Valerio De Vita, Emiliano Perazzini, Yari Molinari, Ricky Bonavita
musica originale Michelangelo Lupone
disegno luci Stefano Pirandello
costumi Daniele Amenta, Yari Molinari

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