In principio era il logos

All’interno del programma della tredicesima edizione di Teatri di vetro, la compagnia Akrpolis porta in scena una traduzione performativa del mito di Demetra capace di alludere alla fonte dionisiaca originaria del mito stesso.

Tornare al mito greco oggi è una sfida che il teatro di sperimentazione deve affrontare, se vuole recuperare l’originarietà primigenia del linguaggio del corpo; si tratta di un paradosso indistricabile per la coscienza razionale moderna, che vede nel discorso drammaturgico del teatro spesso l’arte per eccellenza della parola, dello sviluppo delle tesi, del didascalismo intellettuale.

Già Nietzsche, agli albori del mondo moderno, comprese il valore fondante e basilare di Dioniso, dio dell’informe e della pulsione corporale, dell’invasamento orgiastico e del pre-razionale; Dioniso come condizione di possibilità di Apollo, dio della parola e della bella forma, dell’ordine e della logica. Per queste ragioni, affrontare il mito greco oggi potrebbe significare, come accade spesso, piegare l’energia dionisiaca greca ai principi distintivi di una cultura logos-centrica, basata sull’immagine, sulla diffusione invasiva delle parole e del linguaggio dichiarativo; Teatro Akropolis invece intende, attraverso la sua audace sperimentazione, ritornare al senso autentico del mito.

Si tratta di un paradosso perché il linguaggio della compagnia, adottando il corpo come materia significante, e perciò la danza, i gesti, ma anche il suono scardinato dalla sua funzione melodica e abitudinaria, sembra quanto di più lontano dal mito così come siamo abituati a conoscerlo oggi. Assistendo a Pragma. Studio sul mito di Demetra, presso il Teatro India all’interno della rassegna Teatri di Vetro diretta da Roberta Nicolai, ci sembra di essere quanto mai lontani dalla narrazione classica di Demetra, dea della fecondità della terra, e di Persefone, sua figlia divenuta per volere di Zeus regina degli inferi, e della loro fusione nella divinità bifronte del ciclo della vita e della morte, della nascita e della distruzione. E tuttavia, tutti questi elementi, parte essenziale del bagaglio archetipico della nostra cultura, emergono nella performance senza ausilio di parole: sono i gesti, grevi, potenti, eccessivi, a indicare il ritorno all’ambito originario e dionisiaco del mito, del pathos prima ancora dell’avvento del logos, capace di “addolcire” e di traslare la potenza del furore incandescente del senza forma.

E se il nostro immaginario è abituato al logos, la nostra resistenza e il nostro disagio dinanzi a Pragma sono sentori di un’operazione di risalimento all’origine brutale che non può non lasciarci inquieti e spaesati. D’altronde il mito parla proprio di questo strappo da Dioniso, il non-visibile e l’occulto, ad Apollo, la luce e il significato, uno strappo che per definizione non può non essere violento, perché se non c’è violenza probabilmente non c’è neanche teatro nel senso più autentico del termine.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Teatri di vetro:
Teatro India

Lungotevere Vittorio Gassman 1, Roma
Venerdì 20 dicembre, ore 21.00

Teatro Akropolis presenta
Pragma. Studio sul mito di Demetra
regia Clemente Tafuri, David Beronio
con Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico, Alessandro Romi

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