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Prima del silenzio, articolo di "Silvia Ianniello" su Persinsala Teatro
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In scena al Teatro Eliseo fino al 17 novembre Prima del silenzio, testo che Giuseppe Patroni Griffi scrisse nel 1979 e che ora torna sul palco che ne vide il debutto travolgendolo con un fiume di parole, in piena. Prima del silenzio è un omaggio alla parola: la parola vivificante, quella che ricorda, che lascia …

Il naufragio delle parole

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teatro-eliseo-roma-80x80In scena al Teatro Eliseo fino al 17 novembre Prima del silenzio, testo che Giuseppe Patroni Griffi scrisse nel 1979 e che ora torna sul palco che ne vide il debutto travolgendolo con un fiume di parole, in piena.

Prima del silenzio è un omaggio alla parola: la parola vivificante, quella che ricorda, che lascia un segno eterno di ogni esistenza narrata. La parola che sconfigge la morte, che inventa una realtà per sopravvivere alla perdita, che ridona speranza ai propri giorni. I due uomini in scena, l’anziano poeta (Leo Gullotta) e il giovane vagabondo (Eugenio Franceschini) hanno però un legame antitetico con la parola: l’anziano ha lasciato tutto, ricchezze e famiglia, per votarsi alla parola, all’«insuccesso letterario», e si dedica a scrivere versi che sottopone solo al giudizio di se stesso; il giovane invece non sa usare le parole, o meglio non ha ancora trovato le «sue», per descrivere il suo mondo e i suoi pensieri. Per questo, afflitto dalle arringhe del poeta, lo implora spesso di tacere, di concedergli uno scampolo di silenzio nel quale possa finalmente riconoscersi. Quando però ha voglia di «passare il tempo», il giovane apprezza le lunghe digressioni aneddotiche dell’amico, immagina i luoghi e gli incontri che non sono stati i suoi e ci si accomoda con la fantasia. La parola è al massimo un “diletto” per lui, laddove il poeta la abbraccia con disperazione, come fosse l’ultima riva su cui naufragare.
Ma Prima del silenzio è un omaggio per contraddizione: se la parola è tutt’uno con la vita, se non esiste separazione tra l’oggetto e la sua menzione, tra la realtà e il suono che la riporta, se la condizione necessaria dell’uomo dotato di logos è permanere in un accidente fatto di materia pesante e parola leggiadra, allora i protagonisti mettono in scena il fallimento della parola “viva”, il limite tutto umano di realizzare questa sintesi che pur si confà in modo tanto naturale all’essere pensante. Gullotta è infatti un uomo incapace di coniugare la sua ispirazione poetica alla progettualità di famiglia, figli, denaro che la prassi quotidiana gli sottopone. La vita concreta pare contraddire, in ogni sua manifestazione, l’universo ideale delle parole, e trovandosi a scegliere tra verbo e azione, sceglie il verbo senza pentimento: muore ai suoi per rinascere a se stesso. Il giovane invece sa accogliere ogni alba e ogni cielo stellato come un dono che non richiede descrizioni o commenti, poiché è già compiuto di per sé senza interferenza umana; eppure lui sente di avere un universo interiore che non sa esprimere, che vorrebbe aver voce e non ce l’ha, e spera, nel suo vagabondare, di costruire un vocabolario tutto suo, senza dover attingere alle parole altrui che non gli appartengono. Nel frattempo, il silenzio è il grande nido in cui sentirsi protetto, lontano dalle minacce inflitte dalle parole scagliate e non richieste, come alcune (molte) pronunciate dall’anziano poeta, che lo mettono in fuga.
La regia firmata da Fabio Grossi produce un allestimento visionario, con prospettive luminose, teli in trasparenza e piani di proiezione video sovrapposti: ecco allora che Prima del silenzio si presenta come un ibrido di reale e virtuale, dall’impatto suggestivo. Una grande quantità di input visivi fa da contrappunto al robusto contenuto verbale del testo: lo spettatore si trova completamente avvolto e anzi permeato dal fiume di speculazioni e involuzioni razionali, un’esperienza totalizzante che trascina e insieme disorienta. In tanto pensiero talvolta pare dispersa la componente emotiva, che non emerge se non episodicamente e sempre in ombra rispetto al piano intellettuale. Un limite, o se possibile un atto estremo di coerenza con il testo, che alla sovranità della parola sacrifica tutto, anche l’anima.

Lo spettacolo continua:
Teatro Eliseo
via Nazionale, 183 – Roma
fino a domenica 17 novembre
orari: martedì, giovedì e venerdì ore 20.45, mercoledì e domenica ore 17.00 (mercoledì 13 novembre ore 20.45), sabato ore 16.30 e 20.45 (sabato 26 ottobre solo ore 20.45)
(durata 1 ora e mezza senza intervallo)

Teatro Eliseo in collaborazione con Fuxia contesti d’immagine presenta
Prima del silenzio
di Giuseppe Patroni Griffi
regia Fabio Grossi
con Leo Gullotta, Eugenio Franceschini
con le apparizioni di Sergio Mascherpa, Andrea Giuliano
e con l’apparizione speciale di Paola Gassman
video Luca Scarzella
musiche Germano Mazzocchetti
disegno luci Umile Vainieri
risoluzione scenica Luca Filaci
disegno audio Franco Patimo
regista assistente Mimmo Verdesca

6,00

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