Liberarsi dal dolore

teatro-argot-studio-romaQuando si perde l’amore e la vita resta impigliata nella sofferenza, il mondo è un posto buio e il cuore impermeabile a ogni forma di conforto. Allora un abbraccio, prima di andare via, racchiude tutto il senso di un’esistenza.

Si entra nel salotto dell’Argot Studio e sembra di entrare in una casa come ce ne sono tante. La platea è addossata alle due pareti opposte alla scena, intorno a una tavola apparecchiata. Cinque persone stanno terminando il proprio pasto. È il momento della frutta. La conversazione, come la cena, ha evidentemente esaurito gli elementi più sugosi e, infatti, i due genitori con i tre figli adulti divagano, si punzecchiano senza prendersi troppo sul serio, nella rassicurante intimità di una famiglia robusta. Poi tutto quanto finisce per aria. I piatti restano saldi sulla tovaglia immacolata. L’acqua nei bicchieri ritrova il suo equilibrio cristallino. Le sedie sono inamovibili. Però una frase è stata pronunciata a mezza bocca, rigettata in un gomitolo, come una palla di pelo e l’atmosfera rilassata incenerisce. Le braccia perdono ogni vigore e si gettano inermi verso il pavimento. Gli occhi fissano un punto senza guardare. Le parole evaporano a ogni respiro, lasciano spazio allo sgomento. «Domattina io non ci sarò più». Francesco lo dichiara sovrastando il vociare concitato. Ha deciso, si ucciderà. E cala il silenzio. Un colpo. A questo punto ci si aspetta reazioni scomposte, incredulità, magari grida, schiaffi, piatti frantumati e invece nulla. La paura e insieme la certezza che Francesco parli sul serio ha scaricato ogni energia. Non sta cercando di attirare l’attenzione o di lamentare un malessere, si tratta di una decisione lucida. Da quando, tre mesi fa, ha perso la compagna, la vita di Francesco è andata avanti, ma lui non c’è più, si è inceppato, rifiutandosi di accettare il compromesso di un’esistenza in tono minore. Spiega che la decisione dipende solo da lui, sgravandoli così da ogni senso di colpa e chiede un abbraccio, espressione di gratitudine, amore e saluto.

Avendo tali premesse, Prima di andar via non può certo dirsi uno spettacolo leggero. Le stesse tematiche sono eroiche, prestate alle mani di gente comune. La morte, che affonda la sua enorme falce in un giorno qualunque, senza preavviso. Il trascorrere del tempo e delle età. L’inevitabile e tossica assunzione delle dosi di dolori che comporta il vivere. L’imponderabilità del destino e, comunque, la speranza. L’amore assoluto di un uomo per la sua donna, perduta all’improvviso. L’amore incondizionato di una madre e un padre per un figlio, quello complice tra un fratello e le due sorelle minori. L’amore soprattutto. Sì, le relazioni costruite da questi personaggi sono indissolubili, una lega metallica che potrà fondersi e cambiare forma, ma niente sarà in grado di rompere, nemmeno l’assenza.

Il pubblico in sala questo lo comprende molto bene. Sarà per la scelta di un argomento tanto delicato. Sarà che, sulla scena, Francesco è interpretato dallo stesso autore del dramma, un eccezionale Filippo Gili. Sarà la bravura e la sintonia del brillante cast – due maestri come Giorgio Colangeli, impeccabile, e la struggente Michela Martini, insieme alla sofisticata Vanessa Scalera e alla grintosa Auora Peres, tutti straordinariamente nella parte. Oppure per la concettualizzazione registica di Francesco Frangipane, che fa muovere i personaggi con attenzione chirurgica in uno spazio sgombro, movimenti suscitati dall’insorgere di emozioni autentiche. In realtà, i motivi che rendono Prima di andar via un allestimento ottimo sono parecchi, ma sarebbe sufficiente anche solo la cura amorevole per ogni singolo dettaglio, comprese le musiche composte appositamente da Roberto Angelini. Nel corso della rappresentazione la sala è attraversata da una strana energia, le emozioni si muovono a ondate, folate di vento in mezzo alle foglie sul marciapiede, che le spande e le scompiglia e poi si acquieta, prima di montare di nuovo fino a ripulire tutto quanto.

 

Lo spettacolo continua:
Teatro Argot Studio
via Natale Del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 3 marzo 2013
ingresso riservato ai soli soci
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00 (lunedì riposo)
(durata 70 minuti circa, senza intervallo)

Doppia effe Production e Il suonatore Jones
in collaborazione con Argot Studio
Prima di andar via
di Filippo Gili
regia di Francesco Frangipane
con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini, Aurora Peres, Vanessa Scalera
musiche originali Roberto Angelini
scenografia Francesco Ghisu
luci Beppe Filipponi
costumi Biancamaria Gervasio

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