Morte a comando

Un grande cast porta in scena al Teatro Argot Studio di Roma Prima di andar via, il dramma di un inatteso annuncio d’addio.

Quando Prima di andar via inizia, c’è qualcosa di sensibilmente artificioso nell’aria. Sarebbe tranquillizzante se si trattasse di una sensazione data dalla semplice consapevolezza di essere al cospetto di una rappresentazione teatrale, di una finzione. Invece ciò che mette a disagio, fin dalle prime battute pronunciate a grande velocità, è il senso dell’attesa: quello che potrebbe essere (e spesso, nella nostra coscienza comune, è) l’apice di una giornata, ossia una cena in famiglia, qui è chiaramente l’anticamera di qualcos’altro. L’artificioso di cui si parla non è assolutamente un elemento negativo, ma solo il tangibile segno che Prima di andar via si concede il lusso di assaggiare l’ansia prima della tempesta, la sensazione di finta tranquillità che pervade l’atmosfera precedente un avvenimento rivoluzionario: prima che la consuetudine, parafrasando il titolo, “vada via”.

Accade che in una sera in famiglia il figlio confessi ai genitori e alle due sorelle che l’indomani non sarà più vivo. Il perché si voglia togliere la vita non è poi a conti fatti così importante: ma è comunque un argomento ampiamente toccato, anche perché serve a dare agli attoniti parenti – e agli spettatori – una dimensione pratica, fattuale e affrontabile del dramma della depressione. Serve a dare l’illusione che tutto si possa risolvere con una semplice miscela di lavoro, pazienza e tempo mentre invece è così per molte cose, ma non per tutte. E l’epilogo della vicenda, tra umane urla, abbracci, disperazione, ricordi e preghiere segue perfettamente le fratture segnate dal distruttivo avvenimento scatenante. Dopotutto, molte storie finiscono bene, con una restaurazione dell’ordine: molte, ma non tutte.

La pace e l’ordine si rompono, nella drammaturgia di Filippo Gili, quasi subito: anzi, forse anche nei pochi minuti in cui dovrebbe essere presenti, sono chiaramente fittizi. Il senso della tragicità – dell’avvenimento prossimo che mette a soqquadro la realtà – è l’unico vero sentire dominante di tutta la pièce. Allora, tutte le figure che in essa si muovono sono da analizzare e considerare soprattutto nella loro vitalità durante il breve frammento del “prima”, piuttosto che nel “mentre”, della rivoluzione: e sembrano ingessate, splendidamente pennellate in questa loro rigidità con conversazioni anche interessanti, ma profferite con un senso del futile che trascina in anticipo ogni significato nell’oblio che poco dopo verrà aperto.
Considerato come “vanno le cose oggi”, quotidianamente sconquassati dalle immagini feroci proposte, stimolate, sollecitate, rivangate dai principali canali mediatici e da alcuna vuota umanità che funge loro da ottuso ripetitore, assaporare a teatro questo “senso del prima della tragedia”, conoscerlo, pure se per poco, imparare ad affrontarlo in piccolo, incubato in una rappresentazione scenica, potrebbe non essere una cattiva idea. Forse è utile a ricordare che bisogna sforzarsi di capire, prima di condannare piangendo: non che si eviti il dolore, a capire quanto e quale malessere ci sia nell’aria (tanto da mettere a ferro e fuoco parti di città, tanto da mettere gli uomini uno contro l’altro in una sorta di gioco di ruolo anticamera di una silenziosa guerra civile) però intuire, “com-prendere” ciò che accade e ciò che verrà aiuterebbe a sentirsi meno impotenti e ad apparire – questo auspicabilmente – meno stupidi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27 – Roma
fino a domenica 23 ottobre
orari: tutti i giorni ore 20.45, domenica ore 18.30

Doppia effe production in collaborazione con Argot Studio presenta
Prima di andar via
di Filippo Gili
regia Francesco Frangipane
con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini, Vanessa Scalera, Silvia Siravo
con l’amichevole partecipazione di Rossana Mortera
musiche originali Roberto Angelici
scenografia Francesco Ghisu
luci Javier Delle Monache
costumi Bianca Gervasio
foto Lorenzo Cicconi Massi
assistente alla regia Laura Fronzi

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