quando girare a vuoto ha un senso

Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi presentano uno studio sull’incomunicabilità fra gli uomini all’interno della rassegna promossa dall’Officina COREografica al Teatro Vascello di Roma.

Due donne marciano con rigore marziale seguendo il percorso a spirale tracciato sul palco. Procedono dall’estremità al centro e viceversa, muovendosi in direzioni opposte, sfiorandosi talvolta, ma senza incontrarsi mai. Un vortice, apparentemente infinito e privo di senso, scandito dai colpi di tacco che ogni loro passo imprime al suolo.

All’ennesimo giro il pubblico è interdetto, quasi esasperato, finché non diventa palese la simbologia rappresentata: ogni segmento di vita si consuma in movimenti meccanici, all’unisono, di milioni di esseri che seguono percorsi stabiliti senza interrogarsi sul loro significato e senza assumersi la responsabilità di cambiarli. In questa insulsa nebulosa di particelle si innestano i rapporti umani, imperfetti e difficili, troppo spesso inefficaci.

Nella performance una donna tenta di aprire un canale comunicativo scrivendo a terra messaggi con un gessetto, ma l’altra li rifiuta, o non li comprende, e li cancella con la mano. Un gesto eseguito quasi con violenza, con la rabbia propria della disperazione. La sala si riempie d’angoscia per il fallimento delle due sconosciute, e l’intervento di un cupo sonoro in crescendo e di taglienti effetti luce amplifica la suggestione nello spettatore e l’empatia con le protagoniste.

Quando tutto sembra compiuto, un finale colmo di speranza sopraggiunge a dimostrare che è ancora possibile un estremo tentativo. Alla luce di un’esile fiammella le due donne riescono finalmente a vedersi, a riconoscersi come esistenti, e scoprono che il percorso seguito fino ad allora come ineluttabile è solo nastro adesivo, che può essere rimosso e ricollocato a tracciare una strada nuova.

Primo frammento di un quotidiano disfatto riunisce in sé la forza evocativa di una installazione d’arte contemporanea e di una performance teatrale: uno studio che, nella sua brevità, colpisce per la densità tanto dei linguaggi espressi quanto di quelli taciuti, e ribadisce, nei silenzi infrangibili della sua drammaturgia, l’assoluta necessità di parole nella comunicazione tra gli uomini.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vascello

via Giacinto Carini 72 – Roma,
lunedì 22 novembre, ore 21.00 
(durata 10 minuti)

Primo frammento di un quotidiano disfatto
Primo studio progetto C R E P A
di Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi
con Chiara Cicognani, Elisabetta Gambi
elaborazione spazio e luci Flavio Urbinati
elaborazione ed esecuzione suono dal vivo Massimiliano Nazzi
produzione Korekanè – Elisabetta Gambi, L’arboreto di Mondaino, Teatro Petrella di Longiano

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