A condizione d’essere morti

Evento speciale al Dialma Ruggiero di La Spezia con Teatro delle Albe e Rumore di Acque. Non ci sono sconti per nessuno.

Una serata fuori programma al Dialma Ruggiero, con uno spettacolo di Teatro delle Albe, per presentare l’esperienza della Non Scuola, cui si ispira Play, il progetto di teatro per le scuole che vede coinvolti tutti gli istituti superiori della provincia di La Spezia e uno della Lunigiana – promosso da Fondazione Carispezia con la partecipazione di Casarsa Teatro, Balletto Civile e Compagnia degli Scarti.
Rumore di acque è la seconda tappa del trittico Ravenna Mazara, ideato da Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda, con l’intento di offrire uno spaccato sull’oggi, puntando su Mazara del Vallo come luogo di frontiera, punto di partenza per un’indagine e una riflessione sull’attualità. Facendo riferimento a storie realmente accadute e raccolte da Renda a Mazara, in questo secondo capitolo del progetto si affronta il tema dei viaggi dei migranti che, affidandosi al mare, si avventurano in cerca di una sorte migliore.
Lo spazio scenico è vuoto e nudo, a terra è tratteggiata una spirale con pezzi di carbone. Alessandro Renda, solo in scena, insieme a un fido microfono, sta al centro della spirale. Darà vita a un personaggio che ha qualcosa di fumettistico (alla Sturmtruppen): un funzionario in divisa, pieno di medaglie, efficiente e ligio al dovere e, allo stesso tempo, animato da un profondo senso di umanità (strana, visto che non è propriamente un essere umano). Egli, infatti, conta numeri che sono – e rimangono – persone, ricordando di ognuna il nome e la storia. Per ciascun numero sa, rispetta, accoglie. Compie un lavoro infame, ma con profondo rispetto, con il desiderio di fare del suo meglio. Ha movimenti puliti e vagamente stilizzati, nervosi, con punte parossistiche. Così la parola. Ma il suo carattere non è forzato, bensì graffiante e polemico. Il testo che recita è spesso poesia, anch’essa graffiante e polemica.
Lo spettacolo si caratterizza per la pulizia, l’essenzialità e l’uso poetico dei pochissimi segni in scena: la spirale di carbone tratteggiata a terra e le luci (i proiettori sono a vista, posti anche ai lati dell’attore). La spirale di carbone, in particolare, come un ossimoro si situa in un ambiente che è, alla contrario, fortemente legato all’acqua. È vortice dei gironi dell’inferno e gorgo che trascina nelle acque profonde. Attraverso di essa acqua e fuoco trovano il loro punto d’incontro nella morte.
L’uso delle luci, magistrale, crea effetti semplici e necessari allo spettacolo. Pulite, essenziali e funzionali, sono indispensabili sia alla restituzione di un’atmosfera e di un ambiente (che non si cerca di descrivere, ma rimane semmai alluso, suggerito), sia alla resa molto curata dal punto di vista fotografico (in senso cinematografico) dello spettacolo, di cui rimangono impressi nella memoria diversi fermi immagine decuisamente accurati a livello estetico. Il volto di Renda è dipinto dalla luce, muta forma insieme a essa. I guanti che indossa assurgono a protagonisti di una danza, e insieme agli occhiali acquistano (in alcuni momenti) il peso di oggetti stregati.
La temperatura polemica dello spettacolo è forte ma non si esplicita in forme retoriche, buonismo o pietismo. È la polpa viva, la carne, la forza che lo informa da dentro e lo determina. Provocatoriamente, si potrebbe dire che Rumore di Acque è uno spettacolo che non vuole chiamare alla riflessione (al massimo, un filo alla vergogna) perché non lascia spazio alla stessa. È perentorio, com’è perentoria la morte. È senza appelli. Non sono permessi sbuffi di impazienza o di fastidio e non c’è altra risposta possibile che il cambiamento immediato, in silenzio e senza permettersi di aggiungere altro.

Lo spettacolo è andato in scena:
Centro giovanile Dialma Ruggiero

via Monteverdi, 117 – La Spezia (SP)
sabato 11 febbraio, ore 21.15

Progetto PLAY!
di Fondazione Carispezia
evento in collaborazione con Fuori Luogo La Spezia:
Rumore di Acque
di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli ed Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli
in scena Alessandro Renda
musiche Guy Klucevsek
spazio, luci, costumi Ermanna Montanari ed Enrico Isola
sartoria e capi vintage Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O.
direzione tecnica Enrico Isola
tecnico del suono Andrea Villich
realizzazione scene squadra tecnica Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Danilo Maniscalco, Dennis Masotti con il contributo di Amir Sharifpour (Opera Ovunque) coproduzione Ravenna Festival, Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, Circuito del Mito della Regione Siciliana, Sensi Contemporanei
con il patrocinio di Amnesty International

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