Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso

logofficina.cdrA chiusura della propria stagione teatrale il centro Officina Teatro sceglie di mandare in scena l’ironia e la riflessione assicurati dalla commedia romantica Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso.

È andato in scena il 16 e 17 aprile presso Officina Teatro la commedia romantica Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso, con la quale si è chiusa la stagione 2015/2016 di questa splendida realtà di San Leucio, in provincia di Caserta, che è fucina di artisti, promotrice non solo di spettacoli, ma anche di laboratori, festival e tanti momenti di confr/in – contro.

Qualcosa a cui pensare è un appuntamento con se stessi, con la generazione degli anni Novanta cresciuta a pane e Super Mario Bros, con la necessità di cambiare, consapevoli che non si può rimanere uguali e indifferenti dinanzi ai disastri, ai mutamenti del mondo e alla propria età che cambia, senza riuscire a capire, però, cosa essere, cosa diventare.

È l’inettitudine di Svevo, è l’amore geloso, dubbioso, insicuro di Roland Barthes (il cui omaggio è palese nel sottotitolo), è l’ironia del telefilm Friends che ci ha tenuti incollati al televisore ogni sera, è il romanticismo, la difficoltà di comprendersi, ma anche il desiderio di aversi della commedia d’amore per eccellenza, Notting Hill.

Un miscuglio di emozioni e sensazioni che passa attraverso un racconto che si sviluppa a più livelli e permette a ognuno di scegliere a quale di questi fermarsi, come nel videogioco Super Mario che fa da filo conduttore alla storia; la scelta è decidere se perdersi nel proprio labirinto, indugiare o insistere, continuare fino all’incontro col drago e – nel migliore dei casi – alla liberazione della principessa. Ammesso che la principessa voglia essere salvata, come fa notare giustamente Plinn, protagonista femminile della pièce, a Jeer, coinqulino trentenne di lei, di cui si scoprirà innamorata.

Siamo davanti a uno spettacolo figlio legittimo dei nostri tempi, ricco di flashback, momenti di attesa, di incompresione, di incontri mancati, delle differenze di genere che da sempre fanno dell’uomo e della donna gli essere più lontani, eppure più vicini per potersi amare.

Una rappresentazione molto “fisica” degli eventi (Jeer, tra l’altro, studia fisica all’università) che è nello stesso tempo metafisica, invita cioè lo spettatore – tra una risata e l’altra – a riflettere e incontrarsi nel luogo neutrale, ma anche faticoso, dell’accettazione dei difetti propri e altrui, vissuti come limiti, ma anche come possibilità.

La scenografia dello spettacolo è molto essenziale, costituita da un divano – il cui spostamento è espediente narrativo che segna il più delle volte il passaggio da una scena all’altra – , uno schermo su cui viene proiettato principalmente il videogame Super Mario, e delle torce che Jeer e Plinn utilizzano per creare meta-momenti di riflessione e confronto.

La sceneggiatura affidata a Emanuele Aldrovandi, è ironica, matura, cinematografica; gli attori, Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini, sono azzeccati nei loro ruoli e riescono non solo con la parola, ma soprattutto con la gestualità e la mimica facciale a condurre per mano lo spettatore rappresentandogli perfettamente quell’universo di paradossi, incompresioni ed emozioni che è la relazione tra esseri umani.

Una qualsiasi relazione, una di quelle che abbiamo vissuto e dimenticato, ma anche quella che non abbiamo vissuto e che non riusciamo a dimenticare.

Il labirinto nel quale con gioia e dolore ci siamo persi, dal quale usciremo per mano con il nostro compagno di vita, come accade a Jeer e Plinn, o dal quale verremmo inghiottiti.

Un finale vero e proprio a tutto questo non c’è; la vita non dà finale, non conclude, avrebbe detto Pirandello.

Non resta altro che aspettare, semmai, un sequel di Jeer e Plinn per continuare un pezzetto di strada con loro.

Nessuna risposta precostruita, insomma; rimane la strada, rimangono le parole e rimane soprattutto quello che noi dediciamo di fare o di non fare con tutto questo.

«Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado i disagi, i dubbi, le angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di affermare l’amore come un valore».
Frammenti di un discorso amoroso, Roland Barthes

Lo spettacolo è andato in scena:
Officina Teatro
San Leucio (CE)
16 aprile 2016, ore 21.00
17 aprile 2016 ore 19.00

Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso
di Emanuele Aldrovandi
regia Vittorio Borsari
con Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini
scene e costumi Tommaso Osnaghi
video Editing e musiche Francesco Lampredi
organizzazione Valentina Brignoli
produzione Chronos3 (MI)

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