In un momento critico per la cultura in Italia, un incontro organizzato nella sala del Carcano tasta il polso al settore teatrale.

La causa scatenante è stato il doppio cambiamento nella programmazione del Teatro Carcano dello spettacolo di Mariano Rigillo: dall’annunciato Volpone – nuova produzione dell’attore napoletano – alla ripresa di un Don Chisciotte d’annata, per poi ripiegare su Buongiorno Contessa – recital riadattato per l’occasione.

Alla base di tutto questo scompiglio ci sono i tanto tristemente noti tagli del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) – sostegno economico che lo Stato elargisce in modo sempre meno adeguato a questo settore.

Il problema è stato analizzato da tutti i possibili punti di vista: Riccardo Pastorello, direttore delle produzioni del Teatro Carcano, ha fornito alcuni dati interessanti e sconcertanti. La maggior parte delle quote Fus erogate rientrano alla Stato sotto forma di tasse – il Carcano, ad esempio, ha restituito più di quel che ha ricevuto e, ovviamente, questo incide gravemente sul bilancio e sulla produzione.

La politica italiana purtroppo non si preoccupa minimamente di risolvere questi problemi che minano una parte importantissima della cultura, l’anello debole della catena.

Uno degli errori che molti fanno è di considerare il teatro come un qualsiasi altro esercizio commerciale, non tenendo conto che il settore spettacolo, dal 1999, è l’unico in cui le biglietterie sono direttamente collegate all’Agenzia delle entrate e, quindi, l’unico che non ha alcuna possibilità di evadere il fisco. Inoltre, anche il rapporto costi/ricavi è ben diverso da altri settori: mentre un’azienda come la Fiat ha un costo del 10 % rispetto al fatturato, le spese del Carcano ammontano a circa il 37%.

A fronte di tutto questo, il nostro governo impegna per la cultura risorse pari allo 0,3% del Pil e, quando si dice “cultura”, si intende anche tutto il ramo dell’istruzione.

La sensazione di fronte a tali dati è di sgomento e quel che è peggio è che non si intravede una soluzione felice nel prossimo futuro. Anzi, con ogni probabilità non ci sarà nemmeno, un futuro. Purtroppo in Italia, oltre alla crisi politica, è in atto una profondissima crisi sociale. Attraverso un’illuminata e illuminante citazione da Peter Brook (“il teatro è lo specchio della vita”), Magda Poli – critica del Corriere della Sera – punta il dito contro l’abbassamento culturale del Paese, voluto forse proprio dalla classe dirigente che è in parte responsabile di questa crisi, nella quale vengono meno i tre elementi fondamentali per la produzione culturale: manca l’arte – a causa del taglio dei fondi e degli investimenti – manca il dialogo con le istituzioni – il Ministro dell’Economia Tremonti mostra un totale disinteresse e il Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Bondi, da sei mesi è praticamente assente dal dibattito – e mancano gli spettatori, che disertano i teatri a favore di svaghi meno impegnati e forse più economici.

Con questi presupposti, quali prospettive può avere il teatro italiano? Quale futuro si può immaginare per una delle maggiori risorse artistiche del Paese? La questione rimane dolorosamente aperta, con la speranza che qualcosa, prima o poi, cambi davvero, anche a costo di un faticoso braccio di ferro tra artisti e politici.

Quale futuro per il teatro?
Teatro Carcano

c.so di Porta Romana, 63 – Milano

Interventi di: Riccardo Pastorello (direttore delle produzioni del Teatro Carcano e responsabile delle relazioni istituzionali), Antonio Calbi (direttore del settore spettacolo del Comune di Milano), Magda Poli (giornalista e critico del Corriere della Sera), Maria Grazia Gregori (giornalista e critico de L’Unità) e Mariano Rigillo (attore e protagonista dello spettacolo Buongiorno contessa).

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