Un lento e convulso viaggio attraverso il tunnel della droga. Ad accompagnarci per questo sentiero è un’insospettabile moglie e madre, interpretata da Anna Galiena.

Una donna che cerca, ecco chi è la protagonista. Cerca, ma non trova. E così è costretta a cercare nel posto sbagliato, dove le risposte sono quelle sbagliate e la vita si riduce ad attimi senza futuro.

Seneca scriveva: “una mappa aiuta a trovare il cammino, ma il viandante deve scegliere da solo la strada” – e così recita una battuta all’inizio dello spettacolo. La protagonista ha una mappa, ma sbaglia strada.
La voce tremante, i passi corti e veloci con quel ticchettio continuo del tacco sul pavimento, i gesti convulsi, nervosi, sincopati, tutto contribuisce a trasmettere l’insicurezza e la paura di una donna che non è soddisfatta. Una donna che cerca i sentimenti fuori dalla sua anima, che delega a una pillola o a una sniffata il dovere di renderla felice.

Emergono dalle sue parole e dai suoi gesti la paura di essere se stessi, il sentirsi inadatti alle aspettative degli altri. “Ci si droga per gli altri non per se stessi”, così recita un passo, rivelando la totale sensazione di inadeguatezza che oscura la sua esistenza, la paura di non essere all’altezza, di non rendere felice chi da lei si aspetta amore. Lo spettacolo diventa a tratti una conferenza, con tanto di proiezioni che illustrano ora i tipi di droghe, ora i loro effetti.

Ci si accorge presto di essere in un vortice e che uscirne diventa sempre meno possibile, battuta dopo battuta.

L’assenza della quarta parete teatrale è evidente fin dall’entrata in sala – non c’è un palco, ma uno spazio comune, condiviso con una parte degli spettatori. La protagonista gira tra il pubblico, lo interpella, interagisce con lui. Scelta registica che costringe così lo spettatore a guardare il problema da vicino, ad abbandonare la paura e l’ipocrisia, lasciando da parte i perbenismi e i luoghi comuni che accompagnano determinati argomenti. Affidare il ruolo della protagonista a una donna, per lo più rispettabile madre di famiglia, contribuisce ulteriormente a spostare il punto di vista con cui si è soliti osservare il problema.

Il testo è ricco di enfasi e angoscia, ma emergono anche attimi di simpatica follia, tanto da riuscire a strappare agli spettatori un paio di risate.  La recitazione possiede una purezza quasi infantile: la protagonista non trasmette ribrezzo, ma tenerezza e pena, si scorge in lei una bambina che avrebbe bisogno di comprensione in un mondo che non la faccia sentire sola. Una realtà che le sta stretta, il bisogno di scappare, di evadere. L’incapacità di portare avanti una vita che non le appartiene e invece di costruirsene una nuova, distrugge quella che ha. Fa a brandelli ogni singola cosa, in un processo di autodistruzione vissuto consapevolmente, come se quello fosse il suo destino.

Spettacolo che, come una lente di ingrandimento, mette in risalto un mondo che crediamo di conoscere, ma che in realtà siamo soliti osservare da un piedistallo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti

via Pier Lombardo 14  – Milano
fino a sabato 30 ottobre
orari: martedì – giovedì v Venerdì ore 21.15; mercoledì – sabato ore 19.30;
domenica ore 16.30

Quale droga fa per me?
di Kai Hensel
regia di Andrée Ruth Shammah
con Anna Galiena
e con Angelo De Maco, Francesco Malcangio e Silvia Bernardi
Hanno collaborato:
Benedetta Frigerio alla regia
Gianmaurizio Fercioni per la scena
Cristina Bomba per il costume
Claudio Groff per la traduzione
Lorenzo Giuggioli per il sonoro
Anna De Bertoli assistente allo spettacolo
scene realizzate da Materico – Laboratorio Artistico

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