Non dobbiamo pretendere la Luna: abbiamo già le stelle

Al Teatro Era debutta Quasi una vita. Scene dal Chissàdove. Dove è il quasi a fare la differenza.

Abbiamo mutuato il titolo del pezzo da un film di Bette Davis, Perdutamente tua, ritratto di una donna che scopre la propria forza e bellezza specchiandosi negli occhi del proprio uomo – altro da sé eppure irriducibile metà del proprio io. E lo abbiamo scelto perché quella che va in scena in questi giorni al Teatro Era è la storia di Giovanna Daddi e del suo compagno di avventura, nella vita e nel lavoro, Dario Marconcini. La loro, ma anche la nostra storia, come coppie e come esseri umani.
Con mano decisamente felice, Roberto Bacci dirige due grandi del teatro che ricostruiscono quasi una vita attraversando la porta di Duchamp, insieme la Porta del non ritorno (oltre la quale si spinse Marconcini nelle sue ricerche sciamaniche) e quella verso un Chissàdove, non identificabile per forza con l’aldilà quanto con un altro da sé che può essere, sì, il non vivo ma anche l’attore – il sacerdote di quel rito laico che è il teatro.
Le tessere di questo puzzle che chiamiamo vita sono gettate sulla scena come le lacrime nella pioggia di Roy Batty – dall’amato Pinter al patto di Faust con Mefistofele per conquistarsi l’unica immortalità alla quale può aspirare l’attore, quella effimera dell’imago, della reviviscenza post-sciamanica dell’interprete sul palco: una storia, un personaggio/narratore e uno spettatore/testimone compartecipe.
Per questo, lo spettacolo conquista fin dall’inizio: quel frammento di intimità che Dario e Giovanna (e scegliamo di usare i loro nomi) ci regalano, ci appartiene – come le speranze, i timori, la malattia, i dubbi, la vita e la morte. E sono proprio i momenti di maggiore intimità a ricreare un’atmosfera che rimanda al realismo magico, a quegli autori latinoamericani che sospendevano il tempo, tra sogno, ricordo e attesa, in un qui e ora intrappolato da una lancetta dei secondi immobile dal Big Bang.
E forse l’unica cosa che si può chiedere a questo momento di teatro è di dare spazio alla ricetta del baccalà di Giovanna o alla passione per Nathan Never di Dario perché, a differenza di altri spettacoli dove la distanziazione dal personaggio crea lo straniamento che induce lo spettatore a riflettere (già ottenuto grazie al controllo di voce e pause, silenzi e ritmi proprio degli insegnamenti di Straub e introiettato da Marconcini/Daddi), qui è la condivisione dell’intimità a creare quel cortocircuito emozionale che ci permette di compartecipare, banchettando al desco del teatro – che si confonde e trapassa in quello della vita.

Lo spettacolo continua:
Teatro Era
via Indipendenza – Pontedera (PI)
fino a domenica 22 aprile, ore 21.00; domenica, ore 17.30

Quasi una vita. Scene dal Chissàdove
drammaturgia Stefano Geraci e Roberto Bacci
regia, scene e costumi Roberto Bacci
con Giovanna Daddi, Dario Marconcini, Elisa Cuppini, Silvia Pasello, Francesco Puleo e Tazio Torrini
interventi sonori a cura di Ares Tavolazzi
luci Valeria Foti
allestimento Sergio Zagaglia, Stefano Franzoni e Fabio Giommarelli
assistente alla regia Silvia Tufano
scrittura fisica Elisa Cuppini
scenografa pittrice Chiara Occhini
assistente Costumi Chiara Fontanella
produzione Fondazione Teatro della Toscana
foto di scena Roberto Palermo

(spettacolo a capienza limitata, consigliata la prenotazione)

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