Pirandello illuminato dai Chiari di luna

villa_tamborino_maglieNella meravigliosa cornice di Villa Tamborino, la cittadina di Maglie, nel cuore del Salento, apre le porte a Chiari di Luna. Un palcoscenico a cielo aperto, l’attesa rassegna teatrale giunta alla sua decima edizione, che dal 26 giugno al 31 luglio porta in scena i lavori di un laboratorio salentino in costante e vivace fermento.

Conferma la sua presenza in tale realizzazione l’associazione Corte de’ Miracoli, sotto l’ottima direzione artistica di Massimo Giordano, fondatore della stessa nel 1996, al quale, oltre alle consolidate competenze drammaturgiche, va riconosciuto il merito di promuovere e sostenere una produzione teatrale in proprio e di valorizzare risorse locali qualitativamente alte. Le quali, pur muovendosi in un contesto amatoriale, affrontano il lavoro dell’attore con un atteggiamento professionale. Con la Corte de’ Miracoli collaborano professionisti quali Carla Guido, Matteo Tarasco, Fabrizio Saccomanno, Tonio de Nitto, Claudia Coli, Federica Marchettini, Odette Piscitelli, impegnati tanto in master e workshop quanto negli allestimenti della stagione estiva.
Dopo essersi cimentati in Pene d’amor perdute e Misura per misura di Shakespeare, nel Sogno di Strindberg  e in Salento Full Monty, versione salentina della famosa pellicola inglese, la Corte de’ Miracoli ha aperto Chiari di luna 2014 con Pirandello in Questa sera si recita a soggetto, una delle più celebri sperimentazioni metateatrali del novecento, che, insieme a Sei personaggi in cerca d’autore e Ciascuno a suo modo, compone la celebre trilogia dedicata al teatro nel teatro.
La coraggiosa sfida pirandelliana gode della regia di Matteo Tarasco, regista veronese che ha già all’attivo prestigiosi lavori e collaborazioni in Italia e all’estero – tra queste si ricordano quelle con Gabriele Lavia, Monica Guerritore, Laura Lattuada, Simona Marchini e Tullio Solenghi – e che spesso incontra nei classici nuove possibilità espressive, muovendosi nel testo originale tra fedeltà e innovazione. Sotto la sua direzione gli attori della Corte si alternano in due cast, potenziando così l’idea fondante sulla quale si focalizza la riflessione drammaturgica: ogni interprete fa rivivere a suo modo, secondo la propria identità e propensione, il personaggio dell’opera scritta, dandone una delle realizzazioni possibili.
Voci confuse fuori dalla scena interrompono le prime battute del dottor Hinkfuss (Massimo Giordano), il regista impegnato nella drammatizzazione della novella di Pirandello Leonora addio!, per la quale pretende una rappresentazione a soggetto, sotto la sua direzione, senza copione, più o meno improvvisata e frammentata in brevi scene di gusto sensazionalista, a causa delle quali viene meno l’intensità dei sentimenti e delle forti passioni. Chiamati dal regista con il loro vero nome, salgono sulla scena uno dopo l’altro, contrariati, disorientati e arrabbiati, gli attori, innescando un’accesa polemica contro il potere della regia, eco di quella diffusasi in Europa sul finire degli anni venti. Consapevole di poter far rivivere ogni sera in maniera diversa l’opera scritta e di essere lui il vero creatore d’ogni spettacolo che dirige, Hinkfuss incontra la ribellione collettiva degli attori, i quali reclamano il copione, attraverso cui immedesimarsi spontaneamente nei personaggi.
Un comico, a tratti grottesco, andirivieni di attori che inscena i contrasti tra i singoli per il loro desiderio di affermazione e di questi con il regista, del quale rifiutano i dettami, occupa lo spazio non solo del palcoscenico, ma anche quello della platea. In esso spettatori-attori, introdotti nei misteri delle quinte, lamentano la confusione e reclamano lo spettacolo, facendo propri gli interrogativi di tutto un pubblico in attesa. Particolarmente riuscito il prolungamento dei contrasti durante l’intervallo tra il primo e il secondo atto nei pressi del bar della Villa, dove gli spettatori, immersi nel gioco di specchi tra realtà e finzione e richiamati da grida e schiamazzi, assistono ancora a liti e battibecchi.
Una felice interpretazione dell’opera, nel cui testo originale trovano spazio nuovi e sorprendenti innesti, quali, per esempio, l’esilarante figura del suggeritore, mediatore tra pubblico e palcoscenico, impegnato a districarsi faticosamente tra gli animi alterati di attori e regista. Attraverso buffe didascalie animate, il suggeritore sopperisce con il suo «gong» alla mancanza di un sipario che nell’originale viene alzato e calato continuamente quale illusoria e intermittente quarta parete.
La passione e furore dei protagonisti dell’opera, nei panni di Rico Verri e Ignazia, in due diverse e interessanti performace, e con loro di tutti gli attori che hanno calcato un palco privo di apparati e scenografia, hanno conquistato un pubblico dapprima sorpreso e meravigliato, poi compiaciuto e divertito, al quale vengono regalati anche brevi attimi intimistici dal bravo Sampognetta. Un’altra convincente prova della Corte de’ Miracoli che si è chiusa con applausi ed entusiasmi, in attesa dei prossimi imminenti spettacoli.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Chiari di luna. Un palcoscenico a cielo aperto
Villa Tamborino di Maglie (Lecce)
26 e 27 giugno 2014
ore 21:00

Questa sera si recita a soggetto
di Luigi Pirandello
regia di Matteo Tarasco
con la Corte de’ Miracoli

Il festival continua
16-17 luglio
Arsenico e vecchi merletti
di Joseph Kesserling
regia di Dabrizio Saccomanoo
con la Corte de’ Miracoli

22 luglio
Voccaverta. La vera storia di San Giuseppe da Copertino
di Francesco Niccolini
regia di Fabrizio Saccomanno

25 luglio
La signorina Else…e di alcuni piccoli valzer
da Arthur Schnitzler
con Claudia Coli
al pianoforte Eugenia Tamburri

30-31 luglio
Lisistrata
di Aristofane
regia di Tonio de Nitto
con la Corte de’ Miracoli

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