Se è un obbligo a salvare alla fine la verità

teatro-de-servi-roma-80x80Al Teatro de’ Servi va in scena Questa volta te lo dico che ti amo. Ancora poche repliche per imparare come la seconda chance sia sempre possibile e indispensabile per trovare la felicità.

Alzi la mano chi non ha mai giocato a Obbligo o verità?
È stato di certo un must delle disinvolte comitive targate anni Ottanta. E, in Questa volta te lo dico che ti amo, è proprio tale gioco a rappresentare la svolta, in una giostra di svelamenti sentimentali, se non definitivi, di certo determinanti.
Se dovessimo individuare un punto di forza in un testo teatrale siffatto, faremmo presto a trovarlo nell’aggettivo vago. Termine adorato dalla letteratura italiana, ma qui inteso non nel senso di incerto, impreciso, bensì per il suo significato ulteriore di errante. Secondo la tradizione, infatti, ciò che si muove, ovvero ciò che vaga errando, è da ricercarsi per la sua dose di energia intrinseca legata al movimento che, quindi diventa automaticamente carino, piacevole. E cosa esiste di più errante e aggraziato del ricordo in cui abbiamo lasciato il cuore, dell’infanzia trasfigurata, del sogno in cui più amiamo crogiolarci?
Del resto, il «vago avvenir che in mente avevi», era sì incerto per la povera Silvia, ma anche carico di promesse, speranze, aspettative dolcissime. Per restare dunque in un’atmosfera poetica, lo spettacolo si apre all’insegna di un’altra forma d’intrattenimento speciale, simbolica quante altre mai: i due piccoli vicini di casa, Dario (Federico Semproni) e Monica (Eleonora Pagliara), siedono su un’altalena. Dario è già innamorato, ma perderà fatalmente questa prima occasione per confessare il suo amore alla volitiva bambina che gli è accanto: lei, come suo solito, gli imporrà il silenzio, inducendolo a giocare, guarda caso, a campana, il gioco più semplice e indimenticato di quasi tutte le infanzie.
È il la poetico che introduce al presente, presente in cui, con un salto in avanti di dieci anni, ritroviamo Dario adulto, benché sempre tenerone (Corrado Gattinara), in attesa della rimpatriata tra vecchi compagni di scuola per celebrare il capodanno a Milano (per fare un esempio, ma potrebbe essere qualsiasi altra città) incombente.
Abbastanza prevedibile che tra gli amici redivivi, e recidivi – ognuno con la propria debolezza, ognuno col proprio tic enfaticamente sottolineato – ricompaia l’agognata Monica (Roberta Scardola), ancor più remota e inaccessibile, e perciò ancor più desiderabile, visto il suo essere ormai prossima alle nozze col produttore di turno.
Se la bambina d’un tempo è diventata un’attrice alle prese con una sua dignitosa, anche se lenta carriera cinematografica, la buzzicotta della classe è ora una sciupauomini disinibita (Monica Falconi), il rozzo Federico (Marco Russo) un marito fedifrago il cui matrimonio d’interesse non intacca gli ardori di conquista, e Camillo (Daniele Trombetti) rimane con la sua stazza imperiosa il medesimo aguzzino dell’adolescenza nei confronti di Manuel (Daniele Locci), il pidocchio.
Galeotta l’atmosfera natalizia (l’albero di Natale illuminato incombe al centro della scena, sullo sfondo), tra aneddoti di gioventù e confessioni individuali, la scena esplode di grazia durante la rievocazione degli anni Novanta, la cui apoteosi è un ballo di gruppo sulle note delle hit di Heather Parisi, Cicale, e Lorella Cuccarini, La Notte Vola, canzoni che rispettivamente aprirono e chiusero il decennio. Sono questi momenti di rimembranza collettiva e condivisa (a esempio la caricatura della intaccabile Professoressa, affidata a una Roberta Scardola godibilissima) quelli in cui lo spettacolo esprime forse la sua maggiore forza di persuasione, oltre che nella naturalezza degli attori. Meno originale l’idea che la felicità ci appartenga e che ognuno abbia bisogno solo del coraggio per tenersela stretta, o per rincorrerla con ostinazione, se necessario.
Ma Luca Franco è un autore capace di regalarci intuizioni profonde proprio laddove meno esibite. Che il perseguitato Manuel si riscatti alla fine conquistando il suo grossolano persecutore, infatti, cela una verità che solo la farsa scenica può ribadire sfacciata: ogni sadico bullo non cova altro che lo spasmodico desiderio d’identificarsi con la più bistrattata delle sue vittime.

Lo spettacolo continua
Teatro de’ Servi

via del Mortaro 22, Roma
fino al 1 novembre
orari ore 21.00 – sab. ore 17.30 e ore 21.00 – dom. ore 17.30

Questa volta te lo dico che ti amo
di Luca Franco
regia Luca Franco
assistente regia Monica Falconi
con Roberta Scardola, Corrado Gattinara, Monica Falconi, Marco Russo, Daniele Locci, Daniele Trombetti, Eleonora Pagliara, Federico Semproni
tecnico luci e suoni Riccardo Caratelli

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