Questo è il tempo in cui guardo i cieli

Dopo Bestia da stile e il Manifesto per un nuovo teatro, il giovane drammaturgo Fabio Condemi torna ad affrontare l’immaginario pasoliniano con Questo è il tempo in cui attendo la grazia, spettacolo-collage tratto dalle sceneggiature e dalle poesie dell’intellettuale friulano.

Poco prima o poco dopo il quarantacinquesimo anniversario dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, caduto il 2 novembre 2020, non sono state poche le iniziative artistiche di vario genere volte a celebrare la sua figura e la sua opera, e lo spettacolo di Fabio Condemi Questo è il tempo in cui attendo la grazia si colloca in questo ampio filone. Oggetto dell’opera teatrale di Condemi, presentato per la prima volta a Pordenone nel 2019 e adesso in scena al Teatro India di Roma, non è però un Pasolini drammatizzato nella sua parabola dal finale tragico di artista e intellettuale, ma un Pasolini riletto a partire da quelle “officine creative” privilegiate che erano le sceneggiature dei suoi film, con le quali il regista Fabio Condemi, in collaborazione con l’unico attore Gabriele Portoghese, interpola brani tratti dalle poesie e dei saggi dell’intellettuale friulano.

Coadiuvato da uno schermo su cui scorrono situazioni pasoliniane e riprese originali realizzate per lo più nei dintorni di Casarsa, il monologo di Portoghese attinge così frammenti delle sceneggiature per l’Edipo re, la Medea, la famigerata Ricotta, il Fiore delle mille e una notte, il poco noto documentario La forma di una città e il mai realizzato film su San Paolo, con una sola citazione dal Decameron alla quale però, sullo schermo, è affidata l’apertura dello spettacolo: «Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto?».

Dalla scenografia spoglia e dall’impostazione monologante e minimalista, Questo è il tempo in cui attendo la grazia in effetti è, e non vuole essere altro che, una parzialissima esplorazione dell’universo letterario, politico e umano di Pier Paolo Pasolini: il sogno dell’opera di un autore, più che una rappresentazione dell’autore in sé stesso. Gabriele Portoghese, ormai attore feticcio di Condemi, alterna poche posizioni nel declamare versi, didascalie, battute di dialoghi e riflessioni di Pasolini. A dare il titolo allo spettacolo sono alcuni versi della poesia giovanile Le nuvole si sprofondano lucide: «Questo è il tempo in cui rido, in cui piango/questo è il tempo in cui attendo la grazia/questo è il tempo in cui sono felice/questo è il tempo in cui vago per i campi/questo è il tempo in cui guardo i cieli…».

Il video apre la scena teatrale a nuovi spazi e dimensioni, sotto l’insegna di una ritrovata virtualità e, per quanto schematico, Questo è il tempo in cui attendo la grazia offre un buon esempio dell’uso di proiezioni a teatro, che non cerca di scimmiottare il cinema e di delegare al video la messa in scena, ma se ne serve per amplificare e accrescere di significato, quasi in un controcanto, quanto si vede e soprattutto si dice sul palco.

Non poteva del resto non essere ibrido uno spettacolo in cui prima ancora che al Pasolini poeta o intellettuale l’attenzione è rivolta all’autore di sceneggiature che, contrariamente all’uso invalso nel cinema, nel suo caso valgono come testi letterari a sé stanti. Nel suo schema di partenza, rispettato e mai violato lungo tutta la sua durata, Questo è il tempo in cui attendo la grazia è quasi più una performance che uno spettacolo teatrale nel senso stretto e stringente della parola, una sorta di jukebox Pasolini di una durata potenzialmente anche estendibile. Uno spettatore addentro al mondo letterario e ideologico di Pasolini saprà riconoscere le cesure e i mixage operati da Condemi e Portoghese, con pressoché nessuna aggiunta o interpolazione personale al di fuori di quell’«egli danza» che il regista interpretato da Orson Welles ne La ricotta diceva a proposito di Federico Fellini, e che nello spettacolo di Condemi viene riferito a Pasolini stesso.

La parte di più stringente attualità di Questo è il tempo in cui attendo la grazia, non a caso posta quasi in coda alla performance, è il monologo sugli Alì dagli occhi azzurri, che in una visionaria e autodichiarata profezia di Pasolini venivano immaginati arrivare sulle coste meridionali dall’Africa: e tanto Pasolini era stato puntuale a presagire i flussi migratori che caratterizzano il nostro contemporaneo quanto era stato miope nell’attendere una reazione ospitale da parte delle «genti di Calabria» e nello sperare che questi Alì potessero insegnare a tutti la «gioia di vivere», agli operai la «gioia della libertà», ai cattolici la «gioia di morire». È con questo prefinale che Condemi anticipa e si disfa di ogni questione circa l’eventuale attualità del pensiero di Pier Paolo Pasolini, e prima che il corpo attoriale di Portoghese venga chiamato a replicare la performance che nel 1975 Fabio Mauri aveva fatto sul corpo di Pasolini stesso con il titolo di Intellettuale, collega il cinema pasoliniano ormai passato con le criticità del nostro presente.

Lo spettacolo continua
Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman, Roma
fino al 30 maggio
tutti i giorni ore 18, domenica ore 19

Questo è il tempo in cui attendo la grazia
di Fabio Condemi
drammaturgia Fabio Condemi, Gabriele Portoghese
tratto dalle opere di Pier Paolo Pasolini
con Gabriele Portoghese
drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich
filmati Igor Renzetti, Fabio Condemi
produzione del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, in collaborazione con Teatro di Roma, Teatro del Lido di Ostia, Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa

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