Autobiografia di una lotta poetica

Pippo Delbono ospite di Illecite//Visioni al Teatro dei Filodrammatici di Milano. Un’ora e mezza di teatro necessario.

Vorrei fare una premessa personale: erano anni che non mi emozionavo così tanto a teatro. La ragazza seduta al mio fianco si è addirittura messa a piangere.

Una sedia, un tavolino, una bottiglia d’acqua. Nient’altro. Poi entra lui: uno spettacolare e magnetico Pippo Delbono. In sala non si abbassano neanche le luci. Non c’è quarta parete, né retorica o finzione. Ci attende un viaggio da fare insieme – con quello che si può dare, così come si è. Delbono si siede goffo per condividere, con una platea affamata di poesia, le sue ferite e il suo teatro.

Non è teatro di narrazione, bensì un vero e proprio incontro tra esseri umani. Racconti di giugno inizia con una grande passione. Una storia d’amore, violenta, che l’autore-attore-poeta ha intessuto con un amico. Una storia fatta di alcool, droga e follia, durata dieci anni. Un’esperienza al limite, che si condivide fino a toccare il fondo. Come mero atto d’amore. Ma quando il fondo è l’urlo di Ginsberg si è costretti a scegliere, tra la vita e la morte. Delbono sceglie il teatro e di rendere il proprio corpo strumento di volontà, in ogni istante. L’amico, al contrario, muore.

Racconti di giugno è un’esperienza di vita, in tutte le sue declinazioni: rabbia, sconforto, compassione, estasi, dolore, gioia e disperazione. Offrirsi alla vita significa esporsi anche alle ferite che può infliggere. Delbono, però, non perde mai il senso dell’ironia nel raccontare le sue lotte. Lotte che devono trasformare dolori lancinanti e che egli vuole vivere con gioia affinché diventino momenti creativi, espressioni poetiche. Non facile a dirsi, dopo la perdita di un amore e una diagnosi di sieropositività. Eppure… eppure si ride. E si resta senza fiato.

Sul palco, Pippo Delbono legge estratti dell’Enrico V, di Pasolini, di Rimbaud, di una censurata Sarah Kane, e racconta di Bobò – un omino sordomuto che ha aiutato a scappare dopo quarantacinque anni di manicomio e che, tuttora, è parte fondamentale della sua Compagnia – e altresì della sua poetica. Bobò è il teatro necessario del quale l’Occidente ha bisogno per ritrovarsi. Senza fronzoli, quasi privo di parole: Delbono, tra i pochi, ha avuto il coraggio di riconoscerlo.

Un grazie al Teatro dei Filodrammatici che, in collaborazione con il Centro di Iniziativa Gay – Comitato Provinciale Arcigay di Milano – ha ospitato, dal 9 al 12 novembre, il Festival Illecite//Visioni. E un grazie speciale a un uomo che si impegna, ogni giorno, nella propria rivoluzione d’amore.

Lo spettacolo è andato in scena
all’interno di Illecite//Visioni:

Teatro dei Filodrammatici
via Filodrammatici, 1 – Milano
domenica 11 novembre, ore 21.00

Racconti di giugno
di e con Pippo Delbono
produzione Compagnia Pippo Delbono

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