Vedi Napoli e poi muori

teatro_il primoArnolfo Petri racconta Rapsodia in noir, l’anima nera della sua Napoli attraverso cinque storie consumatesi tra le viscere oscure di questa tormentata città.

Uno scenario inquietante, lugubre, quello che si para dinnanzi agli occhi dello spettatore che si appresta ad assistere all’ultima opera di Arnolfo Petri, Rapsodia in Noir. Il buio in sala è interrotto da luci calde e fioche che permettono di scorgere chiaramente il palcoscenico attrezzato per l’occasione con candele, bambole smembrate, catene che pendono dall’alto terminando ora in un arto, ora in un altro, un altarino centrale e una grossa croce sullo sfondo che si farà principio, tramite e termine dell’intera rappresentazione. Presenza soverchiante è però quella dello stesso Petri, autore, regista e protagonista assoluto di quest’opera tratta dal suo omonimo libro. Una presenza scenica la sua, davvero imponente e in grado di riempire da sola l’intero spazio. Petri guarda il suo pubblico, comunica con lui attraverso ogni muscolo del suo corpo. Si cala in ogni personaggio con una tale forza che ci si dimentica che stia “solo” interpretando un ruolo. Vive ogni storia che racconta come ne ne fosse stato reale testimone che se ne fa ora portavoce attraverso il volto, il corpo tutto, la gestualità, la voce, l’interpretazione sentitissima.
Cinque sono le storie che Petri racconta, storie che parlano di una Napoli vissuta in tutte le sue contraddizioni, che la vedono madre bella, ma anche violenta e senza cuore, città seducente, ma allo stesso tempo perduta, malata. La Napoli dei “vasci”, dei vicoli dimenticati, dei quartieri neri dove si annidano povertà e violenza. La Napoli culla di storie di maledetti e disgraziati che non hanno conosciuto altro che brutture. Titta, Arturo, Michele, Patrizia e Mena sono i protagonisti di questi racconti. Usurai, delinquenti, prostitute, che si barcamenano tra le sporche strade di questa grande città, arrangiandosi come possono per campare. Carnefici e prima ancora vittime.
Il testo ricco, crudo, realista si avvale di un’interpretazione incisiva che fa soprattutto del linguaggio colorito e serrato il suo tramite più efficace. Termini e intercalari reiterati che si stampano nella mente di chi ascolta e pende dalle labbra dell’attore per scoprire i destini di quei poveri infelici che aspettano, sperano, mordono per primi per non essere morsi, si credono al sicuro e si scoprono invece sempre fallibili, mai al sicuro. Sono tutti morti adesso, la città li ha inghiottiti e i loro nomi e i loro volti ora sono impressi su quella grande croce che sovrasta l’intera scenografia. La lingua scelta per raccontare di loro è il napoletano, che in questo caso ha il pregio di donare maggiore credibilità alla narrazione e di avvicinare il pubblico alle storie. Petri inoltre non manca di assecondare i personaggi raccontati calandosi letteralmente nei loro panni ed effettuando dunque diversi cambi d’abito, eseguiti rigorosamente in scena mediante gesti lenti, quasi rituali, solenni.

Tra una storia e l’altra una voce canta il dolore della città accompagnata dal suono di una fisarmonica. Dolore che Petri non manca di gridare forte, dimenandosi come alla ricerca di orecchie che abbiano la capacità di ascoltare davvero. Ma si sa, a Napoli spesso le grida restano inascoltate.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Il Primo

Viale Del Capricorno 4, Napoli
Dal 7 al 9 Novembre 2014
Venerdì e sabato ore 21.00 – domenica ore 18.00

Rapsodia in Noir
di Arnolfo Petri
Regia Arnolfo Petri
Con Arnolfo Petri
Guest voice Maria Rosaria De Liquori
Alla fisarmonica Andrea Bonetti
Musiche originali Michele Maione
Scene Clelio Alfinito
Costumi Francesca Filardo
Video executive Paolo Petruzziello
Montaggio video Nicola Galiero
Coordinamento tecnico Enrico Scudiero
Assistente alla regia Aurelio De Matteis

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