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Re-garde e Confini Disumani

Re-garde e Confini Disumani, articolo di "Sara Lotta" su Persinsala Teatro
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Re-garde e Confini Disumani
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Sono andati in scena al Piccolo Bellini di Napoli il 29 gennaio due spettacoli di danza contemporanea, Re-garde e Confini disumani, che indagano l’animo umano dalla dimensione intima e individuale a quella collettiva e culturale.In tempo di crisi ideologiche e culturali e di svalutazione della parola e dei più semplici concetti di umanità e condivisione, …

Sguardi e confini: a parlare sia il corpo

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bellini-napoliSono andati in scena al Piccolo Bellini di Napoli il 29 gennaio due spettacoli di danza contemporanea, Re-garde e Confini disumani, che indagano l’animo umano dalla dimensione intima e individuale a quella collettiva e culturale.

In tempo di crisi ideologiche e culturali e di svalutazione della parola e dei più semplici concetti di umanità e condivisione, al Piccolo Bellini di Napoli vanno in scena due spettacoli di danza, Re-garde e Confini disumani, che aboliscono quasi completamente l’uso delle parole per dare spazio a gesti, respiri, talvolta affanni, in qualche caso sorrisi e smorfie.
Siamo davanti alla danza contemporanea, che di contemporaneo non ha soltanto le movenze e la tecnica, ma anche e soprattutto le tematiche; nel caso di Re-garde si affronta la complicata sfera del senso della vita, dell’Uomo come soggetto attivo e passivo di un universo e che – una volta divenuto adulto – scopre non coincidente perfettamente, o anche solo lontanamente, a quello che si era figurato da bambino.
Con Confini disumani si indaga, invece, il difficile campo dell’immigrazione e delle esistenze umane a cui è stato strappato tutto, prima di ogni cosa la dignità.
Ma partiamo con ordine, da Re-garde, dal francese regarde che in italiano significa “guardare”.
Guardare cosa?
Probabilmente non solo ciò che va in scena, ma chiudere gli occhi e continuare a guardare col cuore ciò che la scena non dice, ma evoca.
Sul palco ci sono due ballerini, due uomini che per venti minuti accompagnano il pubblico in una dimensione a tratti onirica e surreale che grazie al supporto di musiche francesi intervallate al silenzio, di luci calde ed essenziali e di una scenografia assente (il palco è vuoto, è terra vergine da occupare), restituiscono l’immagine dell’essere umano come puro corpo, che vive, che soffre, che gode, che si dispera, che sorride, che salta più in alto di tutti, che si lascia prendere per mano, che respinge la mano per paura o per orgoglio.
É un alternarsi di giochi di luci e ombre, azioni e reazioni, tempi e contro- tempi che, tramite la reiterazione dei gesti e l’intreccio continuo dei corpi, materializzano l’eterno divenire dell’identico di nietzschiana memoria. O, se preferiamo, i famosi corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico.
I performers in scena sono intensi e appassionanti; c’è tecnica nelle loro movenze, ma anche tanta sperimentazione tra equilibri dinamici e prese acrobatiche.
Al termine di Re-garde – accolto da applausi e complimenti da parte del pubblico – si cambia registro e il palco diventa luogo di Confini disumani, portato in scena dalla compagnia di danza pugliese Equilibrio Dinamico.
Sul palco, stavolta, ci sono un uomo e cinque donne che inveiscono al cielo e alla terra, entrambi motivo di disperazione e di inganno.
La messinscena è ispirata all’opera Solo andata di Erri De Luca (2005) e cerca – attraverso un lavoro coreografico intenso e ricco di pathos – di riproporne la drammaticità affinché diventi una denuncia sociale che – nonostante i dieci anni e più di vita del romanzo di riferimento – continua a essere quanto mai attuale. Come non pensare ai morti dell’Egeo dello scorso 30 gennaio che rappresentano soltanto l’ultima delle tragedie in fatto di immigrazione.
Una denuncia sociale, dunque, espressa a suon di passi di danza, corpi che si abbandonano, lottano, si dimenano, seguono linee tecnicamente e stilisticamente codificate, si elevano al cielo in segno di protesta per poi trovare tregua – e forse salvezza – nei libri che vengono portati da dietro le quinte al palco dai ballerini stessi.
Libri come mattoni a (tentativo di) costruzione di un futuro negato.
Purtroppo, non si può dire, a garanzia dello stesso.

«Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte
che ci rovescia a sacco

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l’odore che perdeste
l’uguaglianza che avete sottomesso

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l’insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto “non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno”. »

Solo Andata, Erri De Luca

 

Gli spettacoli sono andati in scena
Piccolo Bellini
Via Conte di Ruvo 14, 80100 Napoli
29 gennaio 2016

Re-garde
con Francesco Colaleo, Maxime Freixas
regia e coreografia Francesco Colaleo, Maxime Freixas
produzione compagnia MF
in coproduzione con Compagnia Artemis Danza
Durata 20 minuti

Confini disumani
con Beatrice Netti, Nicola De Pascale, Antonella Albanese,
Roberta Chirulli, Serena Angelini
coreografia Roberta Ferrara
produzione Equilibrio Dinamico
Durata 30 minuti

8,00

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