Il mestiere dell’attore

teatro-delle-ariette-deposito-degli-attrezziAl Deposito degli Attrezzi va in scena, all’interno del progetto A teatro nelle case, Recita dell’attore Vecchiatto nel Teatro di Rio Saliceto.

L’immaginario che lo ammanta è di una sconcertante e meravigliosa varietà. Dall’amorevole bisogno del riconoscimento pubblico («la frigidezza polare d’un pubblico ottenebrato dal comfort») al contraddittorio confronto con la critica («questi giornali pieni di nomi, nomi nauseabondi»), il mestiere dell’attore, inutile anche solo provare a negarlo, è qualcosa di unico e indefinibile.

Seguendo un percorso che dall’Umanesimo va al Contemporaneo, se non più genio solitario e inadeguato, trascinatore di folle o strenuo difensore della coscienza contro ogni riduzionismo, ancora oggi si immagina l’artista come colui che, mai piegato alla ricerca del consumo, riesce – con sincero slancio vitale – a esprimere la propria tensione e visione estetica attraverso intuizioni (le opere) capaci di appagare (seppur momentaneamente) l’ansia e la sete di trascendenza dalla miseria del reale in un autentico incontro con essa.

Condividendo in parte con chi la riduce a vocazione, chi a tecnica, chi a qualcosa che «si impone al proprio autore» (Psicologia analitica e arte poetica del 1922, Carl Gustav Jung), ci sentiamo di definire il processo creativo come demiurgico di concrete comunità popolari, artefice di esperienze condivise donate all’intimità di ognuno, esercizio di soggettività naturalmente collettive. Senza pubblico non esiste artista e, ci piace pensare, che il pubblico si raccolga attorno a un’artista quando lo riconosce, che l’arte per l’arte sia pura ipocrisia. Ed è in questa prospettiva che risulta illuminante ed esemplare la sinergia tra il testo di Guido Celati e le atmosfere connaturate al progetto A teatro nelle case del Teatro delle Ariette, location straordinaria per come contribuisce a determinare un ambiente di raccolta comunione tra gli astanti, partecipanti di un conviviale banchetto a base di arte, uva, vino e mandarini.

La struggente e incessante ricerca del bello, il poetico sforzo di decostruzione del reale, il sospeso abbandono nei confronti di un mondo vissuto nella continua tentazione estetica, condizione della quale sentirsi più pastori che custodi, sono elementi sussunti in una adamantina interpretazione da questa Recita dell’attore Vecchiatto nel Teatro di Rio Saliceto.

«Una povera oca che mostra il deretano in televisione è considerata centomila volta più importante di Dante, Shakespaere, Leopardi, mi dica lei cosa c’è da sperare?», «vuoi che dia in pasto la mia arte drammatica a una campagnole nel vuoto siderale», esprimono il tragico sarcasmo del mestiere dell’attore attraverso una sontuosa intesa che Elena Bucci e Claudio Morganti esibiscono in un riuscito contrappunto ritmico, melodico e scenico, complice un incedere offerto isterico e dolce, emotivo e acre, nell’attesa che qualcuno entri in sala per assistere alla leggenda che Vecchiatto, sbagliando, fosse entrato in luogo in realtà chiuso al pubblico, dunque comprensibile che «ancora non fosse venuto nessuno […] nessuno nessuno».

Recita dell’attore Vecchiatto nel Teatro di Rio Saliceto è un reading delicato e struggente nel suo alternare momenti sussurrati e nevrotici, gestualità ironiche e drammatiche, esaltato dalla destrezza di interpreti in totale sintonia nel raccontare «l’unica recita italiana d’un glorioso attore classico», l’ultima performance di Attilio Vecchiatto e della moglie Carlotta nel «bel teatrino, anche antico, con i palchi».

Un simposio per occhi e orecchie, oltre che per la gola. Chapeau.

foto di Stefano Vaja

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro delle Ariette – Deposito Attrezzi

sabato 7 novembre ore 21

Recita dell’attore Vecchiatto nel Teatro di Rio Saliceto
di Gianni Celati
con Elena Bucci e Claudio Morganti
foto di Ilaria Costanzo

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