Delicatezze ed eccentricità delle linee vocali

L’Opéra di Lione accoglie la presentazione dell’ultimo album di Patricia Petibon, La belle excentrique. Pubblicato nel 2014 per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon, il disco è stato presentato in una versione aggiornata e più ricca rispetto all’incisione originale. Un pomeriggio allegro ed intenso accolto con grande calore dal numeroso pubblico accorso all’Opéra.

Patricia Petibon è oramai una stella della lirica internazionale. Allieva di Rachel Yakar e scoperta da William Christie, il soprano francese padroneggia un repertorio che va dal barocco francese fino alla musica contemporanea. Il recital proposto alla l’Opéra di Lione, magistralmente accompagnata al pianoforte da Susan Manoff, è un concentrato di eleganza e di raffinata comicità, dove la grande tradizione della mélodie française si giustappone ai ritmi e alle profondità sanguigne spagnole, fino a divertissements instaurati con il pubblico.

Si inizia con A Chloris, un estratto dalle Vingt mélodies, deuxième recueil del venezuelano, naturalizzato francese, Reynaldo Hahn. La voce celestiale della Petibon accarezza le linee vocali del testo, lavorando in maniera certosina la propria voce, proponendo antichi sentori gregoriani insieme a raffinatezze barocche. Segue Quand je fuis pris au Pavillon, dello stesso Hahn, dove l’aspetto vocale si dimostra maggiormente ritmato ed eminentemente francese nella forma.

Con Désespoir agréable di Erik Satie si cambia tono, e Susan Manoff imprime un segno malinconico al recital, appena abbozzato, che assume un rilievo maggiore con lo Spleen di Gabriel Fauré, dove la poesia di Verlaine, e tutto il suo peso, vengono trasportati in musica, suscitando sensazioni similari e profondamente differenti.

Les berceux di Fauré è un sogno ondivago, dove lo strumento della Petibon pennella un universo onirico di rara bellezza, mentre il piano sostiene questa creazione ex nihilo. Una sensazione simile è apprezzabile nel Je te veux di Erik Satie, nel quale, tra delicatezze e melodie classiche, il soprano inizia un giocoso dialogo con il pubblico fatto di ammiccamenti e lanci di oggetti (decisamente e volutamente) kitsch. Gioco che continua con due estratti dalla Chanson du Monsieur bleu di Manuel Rosenthal, Fido, fido e L’Eléphant du jardin des plantes.

Prima di passare all’entracte, ecco un intenso omaggio a François Poulenc. Le voyage à Paris di mostra una spensieratezza splendidamente parigina che si contrappone alla successiva Hier, melanconica e triste. Ma l’eleganza francese, mescolata all’ebrezza giovanile delle serate parigine ritorna in Les gars qui vont à la fête, prima di magnificarsi in Les chemins de l’amour, dove la voce danza e vive veramente l’amore, mentre il piano di Susan Manoff agisce nell’essenzialità più elegante possibile.

Dopo la meritatissima pausa, la seconda parte del recital propone un radicale cambio di forza e di atmosfera. Ecco che la Spagna irrompe in scena con un A vida di Henri Collet dove la linea vocale è quasi continua, ininterrotta, tale che forma un filo continuo delicato in grado di giungere alle delicatezze più intime per poi esplodere in drammatiche aperture.  L’avventura spagnola continua con El vito di Fernando Obrados, l’intensa e popolare Asturiana di Manuel De Falla, Cantares op.19/3 di Joaquin Turina, vero e proprio festival di colorature e creazioni di lande vocali senza confini e La delaïssado di Joseph Canteloube.

Il ritorno alla paese transalpino avviene con tre divertissements di Erik Satie, Sur un vaisseau, La statue de bronze e Daphénéo, dove l’opera buffa viene spinta fino alla comicità più semplice con un piglio clownesco. Quello che potremmo definite come “interludio comico” non sembra però terminare, anzi, si intensifica con i quattro pezzi de La bonne cuisine di Leonard Bernstein. Composti a partire da quattro ricette della manuale di cucina di Emile Dumont, questi pezzi vengono interpretati in modo performativa dal soprano e dalla pianista, unendo l’altissimo livello artistico con una comicità fisica inattesa.

Il pomeriggio lirico lionese termina con il preludio Andante con moto e poco rubato di George Gershwin vicino alle sonorità jazz ma rallentato a tal punto che il piano diviene talmente discreto da accarezzare il limitare della sonorità.

Il ritorno sulla scena di Patricia Petibon chiude il recital con un’appassionata interpretazione di Granada di Augustin Lara, grande classico del repertorio del recital.

Il soprano e la pianista concedono un bis, augurando la buonanotte al pubblico (anche se erano solamente le 17.30) con una ninna nanna di Xavier Montsalvatge, Canción de cuna para dormir a un negrito. Scelta destabilizzante ed estremamente azzeccata.

Le soprano Patricia Petibon, accompagnée au piano par Susan Manoff, a émerveillé le public lyonnais de l’Opéra proposant des airs du grand patrimoine de la mélodie française, agrémentés d’une promenade dans la musique espagnole et de la géniale folie de Leonard Bernstein

Lo spettacolo è andato in scena:

Opéra de Lyon
Place de la Comédie – Lione
Domenica 27 novembre ore 16.00 (rappresentazione unica)

L’Opéra de Lyon presenta
Recital Patricia Petibon
La belle excentrique

Patricia Petibon, soprano
Susan Manoff, piano

durata 1 ora e 30 minuti

produzione Opéra de Lyon in collaborazione con la serie Les Grandes Voix

www.opera-lyon.com

 

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