La modernità musicale nel cuore della Roma antica

All’interno del suggestivo contesto di Villa Livia, per l’Appia Antica Chamber Music Festival, Luca Oddo presenta un meraviglioso programma dedicato ad autentici giganti della musica colta occidentale.

In questo clima di timida e controversa ripresa delle attività culturali, la Capitale continua a proporre momenti artistici di grande spessore, tra i quali, senza nulla togliere alle arene all’aperto e ai festival di arti performative, è la musica a recitare un ruolo di assoluto protagonismo.

Gli eventi legati alla grande tradizione classica a Roma possono infatti godere di ambientazioni di incantevole e indescrivibile bellezza e, tra gli squarci e i luoghi in grado di rappresentare uno sconcertante valore aggiunto, a occupare un posto di rilievo è certamente Villa Livia, storica dimora sull’Appia Antica che dal 4 luglio al 22 agosto ha ospitato Appia Antica Chamber Music Festival, un ciclo di concerti di musica da camera organizzato da Promu – All For Music.

Dopo l’indimenticabile La Junta Escondida. Piazzolla, Pugliese, Plaza e altri, il 20 agosto è stata presentata al pubblico un’ulteriore superba serata concertistica, quella di Luca Oddo al pianoforte con opere selezionate da alcuni dei massimi esponenti della modernità musicale occidentale.

L’apertura è particolarmente significativa con l’esecuzione di una composizione che rappresenta in maniera paradigmatica l’essenza dialettica di Ludwig van Beethoven, vale a dire la Sonata Op. 111 n 32 che, secondo la celebre analisi di Thomas Mann, segnò il congedo del genio tedesco dalla forma sonata.

Si tratta, dunque, di uno degli esiti più arditi e rivoluzionari di un percorso di profonda trasformazione, una creazione talmente estrema che i contemporanei giudicarono incomprensibile, oltre che impossibile da eseguire tanto dal punto di vista del contenuto musicale quanto per le difficoltà di esecuzione armonica e melodica, e che venne rivalutata solamente nel XX secolo.

La fantasia ricca di pathos e la logica tragica che stanno alla base di questa Sonata mostrano chiaramente come Beethoven fu in grado di “rompere” sia con la tradizione, sia con il gusto del tempo, e di tradurre gli ideali di una nuova epoca che, dopo la stagione illuminista, annunciava la necessità morale di uno sforzo (lo streben) verso l’assoluto.

Se dal punto di vista del contenuto, in questa Sonata la contrapposizione tematica e l’unità del loro sviluppo cedono il passo alla frammentazione in un gioco di contrasti, da quello formale le novità sono inaudite. La memorabile apertura di settime diminuite è un connubio di severità e tensione armonica, mentre la scomparsa del canonico terzo movimento – dopo un primo movimento vigoroso e drammatico e un secondo introspettivo, inquietante e struggente – testimonia l’assenza di ogni illusoria sintesi e pacificazione.

La Ballata Op. 23 n 1 di Chopin, che la leggenda vuole ispirate ad alcune poesie di Adam Mickiewicz, è, invece, un lirico intreccio di momenti “danzanti” ad altri più nostalgici e spirituali espressi attraverso tonalità ricche di passione e virtuosismi. Il contrasto simmetrico e “proporzionato” nella partitura tra melodie brillanti e armonie inquiete si conclude così in un’inattesa atmosfera drammatica che rappresenta alla perfezione l’ideale romantico dell’autore.

Ardenti come un’opera giovanile, ma già mature, sono le Zwei Rhapsodien Op. 79 di Brahms, entrambe caratterizzate dall’esposizione di due nodi tematici distinti, uno più ritmico o aggressivo, l’altro più struggente o scherzoso, a conferma di come l’autore fu grande erede della stagione ottocentesca nonché anticipatore delle istanze sperimentali della musica del Novecento, dunque sublime interprete dell’ansia di riscatto dal dolore della coscienza tragica del suo tempo.

Risalente agli anni giovanili e non particolarmente innovativa, eccezion fatta per la sua articolazione in un unico movimento, la Sonata Op. 28 n 3 di Prokofiev è un perfetto esempio dello stile del compositore russo, con lo straripante dinamismo del primo tema che sfocia in un secondo delicato e con un dualismo tra tensione e lirismo sviluppato attraverso una perenne “agitazione” percussiva.

Emozionato nel presentare tale ambizioso programma al pubblico, Luca Oddo ha dimostrato di saper contenere tale emozione “incanalandola” sui binari di una sontuosa esecuzione in suadente assonanza con la varietà delle atmosfere musicali di ogni brano di riferimento, dal titanico pathos beethoveniano all’incalzante lirismo di Chopin, dalla irrequieta tensione di Brahms alla costante tensione ritmica e alle tonalità dissonanti di Prokofiev.

Una serata arricchita, inoltre, dal dono di estrema generosità di una doppia ripresa e due ulteriori perle, il Prelude op. 23 no. 5 in G minor di Sergej Vasil’evič Rachmaninov e il brano tratto dalla celebre scena della sfida al pianoforte tra Novecento e Jelly Roll Morton dal film di Giuseppe Tornatore.

Il concerto è andato in scena:
Villa Livia

Via Appia Antica 201, Roma
19 agosto 2021, 21.00

Appia Antica Chamber Music Festival presenta
Recital piano solo – Beethoven, Chopin, Brahms, Prokofiev

Luca Oddo, pianoforte

L. V. Beethoven: Sonata Op. 111 n° 32
F. Chopin: Ballata Op. 23 n° 1
J. Brahms: Zwei Rhapsodien Op. 79
S. Prokofiev: Sonata Op. 28 n° 3

sostenuto dalla Regione Lazio con il Fondo per la promozione del patrimonio culturale
con il sostegno di ISHEO Nuova Clinica Annunziatella
patrocinio Parlamento Europeo, Ministero della Cultura, Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, Ente Parco Regionale dell’Appia Antica, Istituto Italiano Obor, Avos Project – Scuola Internazionale di Musica

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