Raccontando la morte, si scopre la vitascopre

La morte è l’unica cosa certa della vita. Tutti noi la temiamo. Ma nella fine c’è anche un lato comico. Il Tieffe Teatro ce lo mostra, attraverso Requie a l’anema soja, spettacolo in due atti scritto dal grande Eduardo De Filippo.

Per Steve Jobs era «la più grande invenzione della vita». «…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io. A morte ‘o ssaje ched’’e? E’ na livella», rispondeva il netturbino al marchese infastidito ne La Livella di Totò.

È la morte che accomuna tutti quanti noi. L’unica cosa certa della vita. Di fronte a lei proviamo paura, rabbia, fastidio, vergogna, umiliazione. Ma qualsiasi sia il nostro sentimento nei suoi confronti una cosa è certa: non possiamo evitarla.

Esiste, però, un modo per rendere più dolce quest’amara certezza. Per esorcizzare la paura. La morte diventa più comprensibile e plausibile se ci scherza su. E se, a scherzarci su è Eduardo De filippo, riletto in questo frangente dallo straordinario Alfonso Santagata, ecco che tutto si trasforma in una farsa. Buffe, grottesche, pittoresche, paradossali e bizzarre sono, infatti, le due scene che si presentano al pubblico nello spettacolo Requie a l’anema soja, scritto, diretto e interpretato dal fondatore della compagnia teatrale Katzenmacher. Due sono le morti: una vera, l’altra fittizia. Due atti unici, Il Cilindro e I morti non fanno paura, scritti da Eduardo a quasi quarant’anni di distanza l’uno dall’altro (1926 e 1965).

La prima è una morte improvvisa e vera. La vedova è inconsolabile (o quasi). Gli amici, i vicini, i conoscenti tutti addolorati (o quasi). L’affittuario, che arriva da Torino, che paga regolarmente, è vecchio e malato. La camera è una sola: quella dove il viaggiatore ha sempre dormito durante le trasferte napoletane. Ma, questa volta non è disponibile. Perché? Perché è la camera del morto.

La seconda è una morte fittizia e programmata. Non ci sono soldi per pagare l’affitto. I creditori bussano alla porta e reclamano il loro denaro. Fino ad ora il cilindro è riuscito a tenerli lontani ma adesso serve un piano. Il cappello, o meglio chi lo indossa, trova la soluzione: una prostituta finta, dei clienti sprovveduti e un letto dove consumare l’amore in compagnia di un marito defunto. Ma non tutto va come dovrebbe andare.

Il lato comico della fine, la precarietà della vita (tema, purtroppo, ancora oggi attualissimo), la povertà, l’arte della sopravvivenza nessuno riesce a portarle in scena meglio del teatro popolare di tradizione partenopea. E improvvisamente raccontando la morte si scopre la vita. Da non perdere.

Lo spettacolo continua:
Tieffe Teatro
via Ciro Menotti, 11 – Milano
fino a domenica 30 ottobre
orari: martedì e da giovedì a sabato 21.00 – mercoledì ore 19.30 – domenica 17.00
Requie a l’anema soja
Il cilindro e I morti non fanno paura
due atti unici di Eduardo De Filippo
regia di Alfonso Santagata
produzione Compagnia Teatrale Katzenmacher
con Antonio Alveario, M. Chiara Di Stefano, Rossana Gay, Johnny Lodi, Massimiliano Poli e Alfonso Santagata

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.