Le donne e il coraggio di vivere

Al piccolo Teatro L’Ordigno di Vada, in provincia di Livorno, Annet Henneman, fondatrice del Teatro di Nascosto, si esibisce nel monologo Resistenza e sogni, opera scritta di suo pugno per dar voce alle donne che non hanno libertà di parola né di movimento.

Iraq, Iran, Palestina, Kurdistan, Siria, Egitto sono Paesi che Annet Henneman visita regolarmente da molti anni, forse venti. Da quando, dopo una lunga esperienza teratrale al fianco di Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza, ha trasformato totalmente il suo percorso artistico e di attivista, per recarsi di persona a fare ricerca in molte zone di conflitto e di dolore nel mondo arabo.
Annet Henneman è molto conosciuta tra Pisa e Livorno, non solo per il suo teatro, ma anche per la sua attività con altri gruppi locali che si occupano di pace, diritti civili e umani, con i quali interagisce. E spesso dà spunti per far comprendere meglio realtà con le quali molti di noi vengono in contatto solo attraverso i parziali notiziari.
Una donna molto coraggiosa, olandese di origine ma trapiantata in Italia, che fa sorridere per il suo accento pseudoteutonico, applicato alla trasposizione teatrale di donne kurde o palestinesi. Una figura dal carattere forte e, allo stesso tempo, dolce e sensibile, nei suoi occhi chiari, che interpreta con passione i sogni e le ingiustizie che vivono le madri, le nonne, le adolescenti – alla quale lei fa da tramite, per divulgare la verità delle loro esistenze e le loro paure.
Prima del monologo saluta il pubblico, facilmente raggiungibile anche fisicamente nello spazio intimo del piccolo teatro, e mostra in video alcune immagini che ha scattato a Bassora e Baghdad, città dell’Iraq dove ogni giorno attentati dinamitardi scuotono la vita – che va avanti, nonostante tutto. Altre foto, altre località. Jabel el Baba, in Palestina, la montagna del Papa, maggio 2016, dove regolarmente le baracche degli abitanti, ai quali non è consentito costruire case in muratura, sono distrutte dai militari israeliani.
«E noi le ricostruiamo di notte» nelle parole di un’anziana donna palestinese: «al buio, senza far rumore. È la nostra resistenza silenziosa. Con pazienza ce la faremo a far rispettare il nostro popolo, i nostri diritti». E un urlo lacera la penombra e le orecchie degli spettatori: «È un’ingiustizia!», piange la nonna palestinese.
Di Baghdad, colpisce una “rarissima manifestazione speciale”, come la definisce la Henneman, una Fiera del Libro, in un parco polveroso lungo l’epico fiume Tigri, dove alcuni temerari attivisti locali inneggiano Sono iracheno e leggo, mettendo la loro vita a rischio attentato o repressione.
A Bassora, a pochi chilometri dalla guerra vera, l’artista racconta di aver messo in scena uno spettacolo in un modernissimo centro commerciale che, architettonicamente (dalle foto mostrate dal video), stride troppo benessere rispetto allo sgangherato tavolo della Fiera del Libro nel parco; anche questo evento è definito speciale per la presenza di due attrici donne insieme alla Compagnia di 18 elementi. Un fatto davvero eccezionale, insieme ai numerosi visitatori del grande magazzino fermi ad assistere alla loro performance – un comportamento non scontato, visto che la paura impera.
L’Iraq è un Paese dalle mille circostanze e realtà, dove convivono mancanza di libertà, repressione, guerra allo Stato Islamico, auto-bombe, moderni centri commerciali dove, alla pari dell’Occidente, si va a perdere tempo in un pomeriggio qualsiasi, come se l’edificio fosse immune dallo stato di conflitto esterno.
«Le autostrade sono piene di cartelloni di propaganda che mostrano le facce e i nomi dei giovanissimi iracheni caduti in guerra contro l’Isis. In ogni famiglia ci sono dei caduti. Da un giorno all’altro non sai chi è ancora vivo e chi non c’è più», spiega Annet Henneman nel suo breve chiarimento prima dello spettacolo.
Il teatro di Annet fornisce soprattutto informazioni, è giornalismo attraverso il palcoscenico. Non solo si raccontano, ma si personificano gli esseri umani che incontra e frequenta nei suoi viaggi. Si tratteggiano nella loro sofferenza e impotenza, segnata da guerre semi-perenni e mancanza di libertà o servizi basilari, come l’acqua. Annet racconta la povertà e la sofferenza, la violazione fisica e morale.
«Non siamo sempre così tristi, però», rincuora la donna palestinese: «Spesso si canta e si balla e si cucinano i nostri piatti tradizionali. Noi vogliamo vivere».
Henneman scende dal palco e invita a ballare insieme a lei sulle dolci note di un brano kurdo, che trascina nella coinvolgente atmosfera che emana.

Un teatro impegnato e impegnativo, che lei riesce a far vivere, con grande forza, nonostante le difficoltà che ogni viaggio, ogni ricerca della verità, comporta – anche per la sua sicurezza fisica – chiamata a rappresentarlo nei più variegati palcoscenici europei.

Foto di Laura Sestini

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro L’Ordigno

via Aurelia, 176 – Vada (LI)
sabato 19 novembre, ore 21.30

Resistenza e sogni
monologo di e con Annet Henneman
una produzione Teatro di Nascosto

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