Il suo regno per un cavallo

Marco Carniti porta in scena un Riccardo III dinamico e potentemente espressivo, facendo del tiranno deforme e sanguinario una metafora dell’uomo e della sua storia.

La storia del regno inglese è un coacervo di violenti omicidi, tradimenti, atroci massacri; le mura della Torre di Londra sono intrise di sangue, il sangue delle vendette delle casate reali che si sono succedute secolo dopo secolo. E tuttavia, Il Regno Unito è riconosciuto come una delle culle delle moderne legislature fondate sullo stato sociale e il diritto; l’istituzione della pace e della legittimità politica celano sempre l’orizzonte dal quale sono emerse, una genesi agghiacciante che la buona coscienza tenta in tutti i modi di rimuovere e occultare.

Il genio di Shakespeare è riuscito a mostrarcelo in un’opera immortale realizzata alla fine del XVI secolo, nella tragedia che racconta l’instaurazione della casata dei Tudor al seguito della Guerra delle due Rose tra gli York e i Lancaster, conclusasi nel 1485. Si tratta di Riccardo III, uno dei classici del drammaturgo inglese, che in questi giorni è messo in scena nello splendido spazio del Globe Theatre di Villa Borghese, diretto da Gigi Proietti; la struttura in legno e l’architettura circolare ricalcano le forme dello storico teatro elisabettiano, offrendo un’atmosfera unica, e tutte le estati il cartellone propone alcuni dei grandi classici di Shakespeare. Fino al 18 settembre sarà in scena il Riccardo III diretto da Marco Carniti, uno spettacolo di grande impatto visivo, potente nelle scenografie e nei costumi che fanno oscillare la nostra mente tra storia e favola, tra passato e presente, facendo del dramma shakespeariano ciò che pretende di essere, ovvero non solo l’affresco di un’epoca determinata, ma la narrazione a-storica di ogni epoca e luogo, perché di ogni uomo e perciò dell’umanità tutta.

Riccardo III è una mostruosità deforme, una follia irrazionale accecata dalla brama di potere; è la cattiva coscienza inglese e non solo, che incarna la dimensione più terribile, l’ancestrale natura umana che non si mostra esplicitamente per risultare sopportabile. Maurizio Donadoni è uno straordinario Riccardo III, ma tutto il cast è all’altezza del testo, prima fra tutte Melania Giglio nella sua indimenticabile interpretazione di Margherita d’Angiò, un concentrato d’ira e di maledizione adatto al peggior incubo. È proprio il clima da incubo che alimenta tutto l’allestimento, che non esclude mai una vena spesso sarcastica e ironica; d’altronde è il fascino di Riccardo III, mostro di ignavia ma anche brillante oratore. È nuovamente metafora della complessità umana, della sua frattura interna, fino al farla coincidere con quella della storia stessa.

Lo spettacolo continua:
Globe Theatre

Largo Aqua Felix (Piazza di Siena) – Villa Borghese, Roma
fino a domenica 18 settembre, ore 21.15
(durata 2 ore e 50)

Riccardo III
di William Shakespeare
regia Marco Carniti
con Federica Bern, Tommaso Cardarelli, Patrizio Cigliano. Maurizio Donadoni, Gianluigi Fogacci, Melania Giglio, Gabriele Ganito, Paila Pavese
scene Marco Carniti
costumi Maria Filippi
musiche Davide Barittoni

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