Riccardo II e un paese dato in appalto

Grande promessa di spettacolo al Teatro Nazionale con Richard II per la regia di Peter Stein, ma come a volte succede, la montagna genera un topolino col muso incoronato.

All’eco del nome di Stein viene subito alla mente Der Park, evento della stagione 2014/15 all’Argentina di Roma. La fiammeggiante e enigmatica bellezza di quella regia, autorizza a augurarsi operazioni – se non di pari suggestione – almeno di un livello paragonabile al capolavoro di Botho Strauss. Stasera indubbiamente il capolavoro di scrittura c’è (stiamo parlando di Shakespeare). Non resta che goderci non tanto il testo (eventualmente apprezzabile in una domestica lettura), ma la sua piegatura scenica in modo da parlare all’oggi, senza strizzare l’occhio alla moda.

Riccardo è Re e come tale non chiede, comanda. Assunto nella sua posizione di legittimazione divina, confonde l’autorità col capriccio, perdendo in questo l’umanità senza guadagnare il divino. Spossessa dei beni Enrico Bolingbroke suo cugino (poi Enrico IV) per avere di che condurre la guerra in Irlanda, dopo aver disseccato il tesoro della corona. Il Re farà bancarotta e fallirà proprio come un uomo comune, a dispetto della patina divina con cui, a parole, si ricopre.

L’Inghilterra, nobile patria, ora è ceduta al pari di qualunque fattoria da quattro soldi divorata dai debiti. Basta sostituire all’Inghilterra il nostro Bel Paese e il gioco dell’attualità e della polemica sociale sarebbe soddisfatto. Ma Stein mal si concede a facili operazioni di make-up per sedurre un pubblico educato a telegiornali e TV; tuttavia rinuncia a imprimere all’opera un sigillo personale, facendola apparire freddamente anonima e accademica.

Di fatto sembra di assistere a una lettura scenica, con gli attori che assai a fatica tengono in piedi la scatola magica dell’illusione, sembrando piuttosto “lettori” di un testo mandato a memoria e riportato sulla scena, come se la verità del teatro non fosse in sé stesso ma nel testo, sacralmente trapiantato come un Re morto, ma tenuto in vita dalla voce posticcia.

L’espediente di Maddalena Crippa – una donna – nel ruolo del protagonista maschile, non lascia scaturire nessuno scarto di lettura sbieca del testo, se non l’accentuazione declamatoria di una voce femminile che cerca di stare al livello del tono stentoreo di un potere regale.

C’è da chiedersi se la frequentazione di tanto teatro off non abbia rammollito in noi l’apprezzamento per il rigore asettico di tanto sipario ufficiale. O forse è il genio di Peter Stein che stasera si è preso una pausa, indulgendo al didascalismo di una filodrammatica seppure di altissimo livello? Una cosa pare certa: c’è più verità e coraggio su parecchi palchi di cantina calpestati da compagnie di giovani e squattrinati teatranti, che sui cartelloni dei più finanziati (con soldi pubblici) e blasonati enti teatrali. Così va certo mondo italiota, e scoprirlo stasera certo non è una novità.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Nazionale

Via del Viminale 51, 00184 Roma
dal 12 al 17 dicembre 2017 ore 19, prima e venerdì ore 21.00, domenica ore 17.00
durata prima parte 1 ora e 45′, seconda parte 60′

Richard II
di William Shakespeare
traduzione Alessandro Serpieri
riduzione e regia Peter Stein
con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Paolo Graziosi, Andrea Nicolini, Graziano Piazza, Almerica Schiavo, Giovanni Visentin, Marco De Gaudio, Vincenzo Giordano, Luca Iervolino, Giovanni Longhin,, Michele Maccaroni, Domenico Macrì, Laurence Mazzoni
scene Ferdinand Woegerbauer
costumi Anna Maria Heinreich
luci Roberto Innocenti
assistente alla regia Carlo Bellamio
produzione Teatro Metastasio di Prato

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