Dammi tre parole: vendetta, padri e maledizione

Sebbene il sipario del teatro genovese si sia già alzato a ottobre con il musical West Side Story, i melomani (e anche noi) attribuiamo il valore assoluto di Prima ufficiale a una delle opere più significative in assoluto: Rigoletto di Giuseppe Verdi.

Il grandioso dramma musicato da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma storico di Victor Hugo Le Roi s’amuse, prende avvio con la maledizione lanciata da un padre, che chiede vendetta per le ingiustizie subite dalla figlia, contro un giullare (anch’esso padre in segreto) e contro il suo Duca, un Dongiovanni esemplare.
Il tutto sullo sfondo della Mantova dei Gonzaga, con un continuo movimento tra l’elegante corte e i bassifondi appresso al fiume Mincio.
Il maestro Francesco Ivan Ciampa solleva la bacchetta per dare l’attacco in RE del Preludio e quello che vediamo è il protagonista, Rigoletto (Leo Nucci – Baritono), che si spoglia delle vesti di civile per mostrarsi in quelle di giullare di corte, rappresentando il passaggio da essere umano con il suo complesso di sentimenti e la sua tristezza alle fattezze di buffone dal perenne riso. Sin da questo incipit, il pubblico potrà star sicuro: la regia di Rolando Panerai non sarà solo tradizionale ma filologicamente e drammaturgicamente precisa.
Ma ecco l’introduzione del primo atto: allegro con brio per le meravigliose sale dorate di corte, musica e coralità di innumerevoli personaggi, il Duca di Mantova (Antonio Gandia – Tenore) la sua amante, la Contessa di Ceprano (Alla Gorobchenko – Mezzosoprano) e tutta la corte di cortigiani tra cui Borsa (Aldo Orsolini – Tenore) e Marullo (Claudio Ottino – Baritono). Giunge Rigoletto in sala e dunque si avvia la prima parte del I atto in cui si susseguono Questa o quella per me pari sono, la ballata del Duca (la cui precisione vocale non ha convinto completamente), quindi il coro Gran nuova! Gran nuova! seguito dall’arrivo del furioso Monterone (Stefano Rinaldi Milani – Baritono) con Ch’io gli parli e la conclusione corale della scena Oh tu che la festa audace hai turbato rivolto contro l’aizzatore Rigoletto. Questa rapida parte mette tutta la carne al fuoco – la vendetta, chiamata a gran voce contro i soprusi passionali del Duca e le beffe di Rigoletto, e la maledizione che Monterone lancia al giullare e al nobile – e la cui conclusione mette in assoluto primo piano il protagonista: Leo Nucci. Rigoletto per eccellenza, ovviamente non delude sia grazie all’evidente conoscenza di partitura, libretto e movimenti, sia per l’impostazione vocale, l’estensione e il timbro che non mostrano incrinature, imprecisioni o difetti. Un canto, quello del maestro Nucci, come d’altra parte il pubblico si aspettava, limpido, perfetto e profondo, protagonista sotto tutti i punti di vista.
Il cambio di scena ci allontana dalla corte e ci conduce in una strada residenziale, la via in cui vive Ceprano e Rigoletto. Il giullare nasconde un segreto: ha una figlia, Gilda (Maria Mudryak – Soprano) che lo attende. Questa non conosce il nome del protettivo padre che le impedisce di vedere la città in cui abita e, tanto meno, fare nuove conoscenze soprattutto maschili.
Di questa seconda parte, oltre a far cenno alle grandi qualità vocali del giovane soprano protagonista che svilupperà sempre in meglio per tutta l’opera sino alla conclusione, è da sottolineare la precisione della scena.
Il teatro ha deciso di mostrare al pubblico tutto come funzioni la grandiosa macchina che produce arte e svelare il palcoscenico con un cambio a vista con cui, abbassando la scena della corte, fare spazio all’avanzamento dal fondo della nuova scena all’aperto composta da alberi, cancello e dimora del protagonista.
È il momento in cui giunge anche l’ambiguo antagonista, Sparafucile (Dario Russo – Basso), che si presenta e, dall’incontro con Rigoletto, far nascere il duetto Quel vecchio maledivami!
I duetti tra padre e figlia, l’aria di Gilda e il duetto con il duca (che ora appare vocalmente più preciso rispetto ai tentennamenti iniziali) portano la scena e l’atto a concludersi con la vendetta dei cortigiani a danno di Rigoletto al quale viene rapita Gilda, mentre la conclusiva frase Ah, la maledizione! Rigoletto fa tuonare in sala la parola scenica pronunciata tanto cara al maestro bussetano.
Si giunge al II e breve atto in cui le scene corali prevalgono con il susseguirsi della perfetta aria di Rigoletto, Cortigiani, vil razza dannata, seguita dalla scena tra padre e figlia Mio padre! – Dio! Mia Gilda! per giungere all’apice conclusivo con la cabaletta Sì, vendetta, tremenda vendetta di Rigoletto e Gilda, pezzo musicale del quale, come da tradizione e meritatamente,  è stato richiesto e concesso il bis.
Si giunge dunque al III e ultimo atto che sin dall’apertura del sipario presenta un equilibrato dualismo scenico e di luci: a destra, la disperazione di Gilda, che ancora non si è arresa all’evidente bassezza sentimentale e umana del duca, e Rigoletto di nero vestito; a sinistra, i filtri bianchi della spensieratezza del duca e del suo libertinismo messo ancor più in risalto dalla nota canzone La donna è mobile, momento in cui i dubbi del I atto verso le capacità del tenore si dissipano completamente: un’esecuzione perfetta e davvero apprezzabile.
L’azione conclusiva si sviluppa all’insegna del contrasto cromatico dato anche dagli abiti di Maddalena e del duca di rosso vestiti. Sebbene Maddalena (Anastasia Boldyreva – Contralto) compaia solo nell’ultimo atto, ottiene meritatissimi applausi non solo per la vocalità ma per il movimento scenico e la recitazione che ne rendono vivo il personaggio.
Cornice sonora dell’atto, i suoni del temporale: la stereofonia delle percussioni garantisce la perfetta imitazione dell’elemento del maltempo funzionale al libretto, come Verdi voleva, mentre sullo sfondo viene rappresentato per mezzo dell’ausilio di luci con intorno il tuonare e il soffiare del vento reso nitido grazie ai timpani che creano un effetto perfetto.
Infine, a chiudere il cerchio, il sacrificio di Gilda e la conclusiva imprecazione di Rigoletto scoperto il dramma: Ah la maledizione!

Rigoletto aveva calcato il palco genovese nel 2013 e dunque l’attesa era tanta e le aspettative alte. Anche 4 anni fa il regista era il maestro Panerai che per questa edizione firma anche le scene che, insieme ai bellissimi costumi di Regina Schrecker, rende questa una delle opere più belle mai presentata almeno negli ultimi due anni.

Co’ fanciulli e coi dementi, Spesso giova il simular; Partiam pur, ma quel ch’ei tenti, Non lasciamo d’osservar.
Rigoletto, Atto II, scena V

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Carlo Felice
passo Eugenio Montale 4, Genova
sabato 9 e domenica 10 dicembre ore 15.30
martedì 12, venerdì 22, sabato 23, mercoledì 27 dicembre ore 20.30
sabato 29 dicembre ore 13.30

Rigoletto
melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi
Direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa
regia e scene di Rolando Panerai
con
Antonio Gandia – Duca di Mantova
Leo Nucci – Rigoletto
Maria Mudryak – Gilda
Dario Russo- Sparafucile
Anastasia Boldyreva – Maddalena
Anna Venturi – Giovanna
Stefano Rinaldi Miliani – Conte di Monterone
Claudio Ottino – Marullo
Aldo Orsolini – Borsa
Giuseppe De Luca – Conte di Ceprano
Alla Gorobchenko – Contessa di Ceprano
Alessio Bianchini – Usciere di corte
Annarita Cecchini – Paggio della Duchessa
costumi Regina Schrecker
coreografia Giovanni Di Cicco
luci Luciano Novelli
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro Franco Sebastiani

durata 180 min con intervallo

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