Il fuoco della Danza

Tornano sul palcoscenico degli Arcimboldi l’étoile più amata e i grandi nomi del balletto internazionale. Roberto Bolle and Friends saranno in scena fino al 17 giugno con un programma di classici della danza all’interno di OnDance – Accendiamo la danza, festival che, alla sua prima edizione, si preannuncia già da record.

È sempre difficile recensire un galà. Non si tratta di un riallestimento di un classico; non è una nuova produzione; non è una soirée legata da un filo conduttore preciso. Tuttavia, tralasciando le discussioni sul genere, è chiaro come il format del Roberto Bolle and Friends funzioni, sempre.
Il motivo è così lampante da essere quasi invisibile: il programma della serata è costruito come una playlist dei preferiti di sempre, quelli che si riascoltano in loop, fino a non poterne più, ma da cui, allo stesso tempo, prima o dopo si torna, aggiungendo qualche brano inusuale o inatteso.
Il programma della serata conferma la teoria: il 13 giugno sono infatti andati in scena, accanto a titoli più recenti (come il Caravaggio di Bigonzetti, o Two del britannico Russel Maliphant, benché sembri strano definire «recente» una coreografia che compie 20 anni quest’anno), classici come Il Corsaro, Le Fiamme di Parigi, Don Chisciotte e l’inevitabile Lago.
Sono titoli pop di cui anche il pubblico più casuale riconosce la storia, la musica, ma soprattutto recupera (anche inconsapevolmente) l’immaginario standard del balletto, aiutato in particolare da tanti virtuosismi studiati ad arte per mettere in luce la bravura dei danzatori. E su questo aspetto che Bolle e i suoi amici vanno sul sicuro: accanto a un comunque notevole Adamzhan (dalla compagnia dell’Opera di Astana, Kazakistan) in alcuni punti tradito dall’emozione della prima, brillano le stelle del Royal Ballet Misa Kuranaga (padrona e centro della scena ne Il Corsaro, e forse troppo concentrata sui virtuosismi nel Don Chisciotte, quasi a sacrificare il brio del personaggio di Kitri), Vadim Muntagirov (bravo a non farsi schiacciare dalla Odile che lo affiancava) e la leggendaria Marianela Nuñez, che interpreta una Odile intrigante e a tratti simpatica nella sua malvagità. Una malvagità celata, che la Nuñez rispetta, ma che fa riecheggiare nell’atteggiamento quasi sarcastico in cui riprende movenze tipiche da cigno immacolato (Odette) pur restando precisa al millimetro in ogni movimento.
Non solo star internazionali sul palcoscenico, per fortuna: dal San Francisco Ballet, Angelo Greco ha dominato il palco degli Arcimboldi, guadagnandosi grandi applausi a scena aperta e portando il pubblico a trattenere il respiro a ogni grande salto, eseguito sempre con naturalezza e leggerezza (di tecnica e di spirito). Menzione speciale per la coppia d’oro della Scala: Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Timofej, pur ancora giovane, dimostra ogni volta di essere sulla buona strada per una carriera splendente: se, infatti, ne Il Corsaro sembra trattenuto, nel passo a due da Proust di Roland Petit, in cui divide la scena con Roberto Bolle, riesce ad essere non solo un ottimo ballerino, ma anche un interprete intenso, specchio – per nulla intimidito – del colosso con cui danza e magnetico dall’inizio alla fine.
La Manni cresce, artisticamente parlando, a vista d’occhio; che la sua tecnica fosse eccellente non era nemmeno in dubbio, ma l’interpretazione nel passo a due da Caravaggio di Bigonzetti (sempre con Roberto Bolle) ne dimostra l’evoluzione: i due in scena non rompono mai una  tensione che attrae come in una bolla di emozioni contrastanti e che parla direttamente all’anima di chi guarda, facendo saltare ogni tentativo di approccio razionale a una danza che, pur inserendo codici del contemporaneo, strizza l’occhio al repertorio classico e neoclassico.
Dulcis in fundo, di Roberto Bolle si può dire solo che la qualità della danza spiega da sola il delirio del pubblico, dagli assoli (come il tecnologico Prototype reloaded di Volpini, nel quale, con una riuscitissima parentesi finale, porta la danza da analisi di un corpo a sintesi della definizione di bellezza, quasi una rinascita dell’umano dal robotico) al poetico Two di Maliphant, in cui l’étoile, rinchiuso in un quadrato di luce, riesce a lavorare dettagliatamente sull’intensità dei singoli gesti.
Ma il vero privilegio è stato vederlo in scena con Maria Eichwald. La Tatiana per eccellenza dell’Onegin di Cranko, splendida ballerina, leggera come l’aria ma forte e stabile come una roccia, crea con Roberto Bolle il duo perfetto su due titoli quasi opposti: il passo a due Thais di Roland Petit e l’energica sfida a due Mono Lisa di Itzik Galili. Il primo, in apertura della serata, ha commosso il pubblico con i suoi voli, le sospensioni, la necessaria complicità (ma anche abbandono) creata senza alcuna fatica dalla coppia Bolle Eichwald. Il secondo ha dato una scossa a una platea che era pronta ad adagiarsi sugli allori del repertorio, con un ritmo (non solo musicale, ma proprio della composizione coreografica, nell’incatenarsi e liberarsi dei passi e delle figure) che risale dalla punta delle dita lungo tutto il corpo dello spettatore seduto. Un duetto coreografico tra i più complessi, sia a livello tecnico, sia interpretativo, perché non sorretto da una storia o da virtuosismi riconoscibili, ma solo dall’equilibrio (costantemente rimesso in gioco) tra abilità e concentrazione condivisa.
Un galà che è stato mix di stili, emozioni e talenti, guadagnandosi applausi a scena aperta e standing ovation finale, che ha rapito e, magari, spinto il pubblico verso la ricerca di altri titoli, slegati dal grande nome, per un supporto a un’arte sempre bistrattata ma mai sconfitta, che sta invadendo e accendendo Milano come non mai.

Lo spettacolo continua
Teatro degli Arcimboldi
Viale dell’Innovazione 20, Milano
dal 13 al 17 giugno, alle 20.30
domenica alle ore 15.00

Roberto Bolle and Friends
di e con Roberto Bolle
con Bakhtiyar Adamzhan, Adiarys Almeida, Timofej Andrijashenko, Maria Eichwald, Angelo Greco, Misa Kuranaga, Nicoletta Manni, Vadim Muntagirov, Marianela Nunez
produzione Artedanza srl.
durata 2 ore circa (con intervallo)

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