Roberto Ciaccio. Onde di colore

A Palazzo Reale una bella mostra di Roberto Ciaccio offre al pubblico milanese un tuffo nella simmetria, nei riflessi e nell’alternanza di spazi: in una parola, Inter/Vallum.

Quando un artista, oltre a essere talentuoso, è anche un uomo di cultura completo lo si percepisce immediatamente. Questo è il caso di Roberto Ciaccio, classe 1951, romano di nascita ma milanese di adozione.

L’esposizione a lui dedicata a Palazzo Reale non è vasta, ma in due sale appena riesce a colpire nel segno, a rimanere impressa nella mente del visitatore e a dar prova della sensibilità estetica del suo autore.

Dopo una sorta di anticamera che ospita alcune opere in cui è strettissimo il legame con la filosofia – in particolare Leçons de Ténèbres/Le Son del Ténèbres, dedicata a Jacques Derrida, e l’edizione 1990-1993 delle incisioni all’acquatinta intitolate Annotazioni di luce in otto momenti per Holzwege di Martin Heidegger – la riflessione si sposta sul binomio luce/oscurità e le lastre – sia quelle di carta, dipinte in varie tonalità di uno stesso colore, sia quelle di metallo riflettenti – preparano il visitatore al cuore pulsante della mostra, che è costituito da Suite Cariatidi, composizione formata da pannelli, appositamente ideata per lo spazio che la ospita: la bellissima Sala delle Cariatidi, appunto.

A un primo colpo d’occhio l’oggetto artistico non presenta sostanziali differenze rispetto a quelli già visti: si tratta sempre di pannelli di carta posizionati lungo il perimetro del salone, questa volta con sfumature che prevalentemente vanno dal blu al viola, fino al lilla e al grigio. Concentrazioni di colore che delimitano zone orizzontali non perfettamente definite, simili ad aloni che rimandano, in qualche modo, alle onde sonore. Sì, perché la sensazione che si prova, guardandole, è lontanissima dall’effetto statico e molto prossima alla fluidità. Percorrendo con calma la sala, si scopre poi la logica ferrea che sottende all’intera esposizione, che alterna gli specchi originali d’arredo alle lastre di Ciaccio, in uno schema verticale ordinato, accentuato dall’antinomia di vuoti e di pieni – rappresentati dalle cariatidi.

Ci si trova, quindi, di fronte a una serie di intervalli – che, non a caso, è il titolo della mostra – congeniali non solo a un’idea di spazio e tempo, ma anche e soprattutto di matrice musicale. In posizione centrale si trovano, infatti, due pianoforti, posizionati su due serie da dodici di lastre di rame che, oltre ad aver prodotto suoni e vibrazioni particolarissime durante la serata inaugurale – in cui Antonio Ballista e Bruno Canino hanno eseguito Mantra di Karlheinz Stockhausen (le cui teorie e sperimentazioni di serialità continue sono una buona analogia con l’idea dell’artista) – riflettono la parte inferiore delle casse armonica degli strumenti, facendole risultare “incastonate” nello splendido soffitto. Il risultato finale è un’interazione tra forme d’arte apparentemente di epoche distanti, in un dialogo senza soluzione di continuità.

Sommando tutti questi elementi, e ammirando la scelta estetica di Ciaccio mosso da evidenti e profonde convinzioni, ci si allontana da Palazzo Reale con un unico pensiero: l’opera d’arte totale esiste davvero.

La mostra continua:
Palazzo Reale
Sala delle Cariatidi
piazza Duomo, 12 – Milano
fino a domenica 20 novembre 2011
orari: tutti i giorni ore 9.30 – 19.30; lunedì ore 14.30 -19.30; giovedì e sabato ore 9.30 – 22.30
(Ingresso libero)
Roberto Ciaccio – Inter/Vallum
a cura di Remo Bodei, Kurt W. Foster, Arturo Schwarz
catalogo Skira

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