Roger Waters The Wall, la storia della musica al cinema

Dal 29 settembre all’ 1 ottobre nelle sale cinematografiche italiane c’è Roger Waters The Wall, il film evento di Roger Waters e Sean Evans che riporta immagini e storie dell’ultimo tour mondiale da solista del cantante dei Pink Floyd in giro per il mondo con lo storico album della band inglese, The Wall.

Scrivere di musica non è mai semplice, scrivere dell’evento Roger Waters The Wall, ovvero la resa cinematografica di The Wall Live, il più grande tour intercontinentale mai intrapreso da un artista solista che ha riportato in giro per il mondo The Wall, ovvero uno dei più grandi album della storia della Musica di tutti i tempi… Beh, è un’operazione a dir poco complessa, ma necessaria alla memoria.
72 anni e non sentirli.
Roger Waters è stato bassista e cantante dei Pink Floyd dal 1965 fino al 1985, anno in cui ha lasciato la band per proseguire come solista; grazie ai suoi testi di denuncia sociale e politica è considerato uno dei più grandi parolieri della storia della musica di tutti i tempi.
The Wall è senza dubbio l’album più intenso, folgorante e logorante insieme che l’artista – originario dei dintorni di Londra – abbia mai concepito; posizionato all’ottantasettesimo posto nella lista dei 500 migliori album secondo la rivista Rolling Stone (verrebbe da dire, solo all’ottantasettesimo), rappresenta un elemento imprescindibile, pietra miliare del repertorio musicale di base che qualsiasi appassionato di musica che si definisca tale deve necessariamente possedere.
Proprio in virtù della forza incontrastata di questo capolavoro del 1979 non stupisce come The Wall Live, ovvero il tour che Roger Waters ha intrapreso negli ultimi anni in giro per il mondo, abbia raccolto (a distanza di più di trentacinque anni dalla sua prima pubblicazione) oltre quattro milioni di spettatori.
The Wall è un concept album basato sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che a causa di una serie di traumi psicologici – tra cui la morte del padre nella Seconda Guerra Mondiale -, arriva a costruirsi un “muro” mentale attorno ai propri sentimenti, dietro al quale egli si isola. I disagi infantili si mescolano a quelli del Pink adulto che finisce per alzare un muro di paure, timori, angosce e delusioni contro il quale si scontrerà continuamente.
Lo stesso muro che ancora oggi, nel settembre 2015, ci troviamo ad alzare a ogni nuova guerra scatenata fra popoli, a ogni nuovo massacro folle e privo di umana comprensione, a ogni nuova emergenza immigrati che non solo non sappiamo affrontare, ma addirittura capire, a ogni nuova paura che non riusciamo a contrastare, a ogni nuovo rapporto umano che non riusciamo a gestire, a ogni nuova diversità che non sappiamo amare, a ogni nuova emozione che non sappiamo vivere. Il risultato di tutto questo è la netta sensazione che per ogni muro di Berlino caduto giù, alle spalle compaia, puntuale, un esercito di cinici e disillusi, armato di dolore e disinganno ad alzarne uno nuovo.
Ma l’obiettivo e la speranza di tutti gli uomini di tutti i tempi rimangono sempre quelli di abbattere il muro e – in questa guerra di mente e di cuore – la Musica, come ci dimostra Roger Waters The Wall, rimane sempre l’arma migliore per combattere.
L’evento cinematografico – che raccoglie e racconta magistralmente di tante guerre, note e meno note, private e pubbliche, consapevoli o inconsce – è nelle sale italiane dal 29 settembre all’ 1 ottobre.
Si tratta di un film che si sviluppa su più livelli: a un album importantissimo, infatti, si associa un live tra i più originali e spettacolari mai visti (che vede leggermente attenuata la sua magnificenza solo perché si è in una sala cinematografica e non in uno stadio dove gli effetti spettacolari hanno più impatto emozionale).
Sul palco al centro degli stadi (si ricordi che in Italia Waters è arrivato nel 2013 a Padova e a Roma) un muro taglia orizzontalmente il campo di fronte gli spettatori e quel muro viene sperimentato in lungo e in largo. Il muro è costituito da un ingegnoso sistema di pedane mobili che diventa uno schermo che proietta i testi delle canzoni, illustrazioni, ma anche l’immagine di Roger Waters con trentacinque anni in meno che in un live del 1980 canta Mother, accompagnato dal Waters adulto in un duetto incantato al di là del tempo e dello spazio.
Alle immagini del live (tra i pezzi più intensi vi è senza dubbio Another brick in the wall, il cui ritornello è storicamente cantato da bambini cercati per ogni concerto in ogni città del mondo), il film intervalla le riprese del viaggio di Roger Waters alla ricerca dei luoghi e delle persone del cuore; la visita alla tomba di suo nonno e a quella di suo padre, solo per fare un esempio.
Il film di Roger Waters e Sean Evans girato in 4K comincia con il prologo dell’attore Liam Neeson che racconta di quando, nel 1980 a Londra, ha assistito al concerto di The Wall. Lo racconta come se l’evento fosse accaduto il giorno prima, lasciando intuire tutta la profonda e disarmante attualità di un album senza paragoni. Da Liam Neeson la scena passa a Waters che in Aston Martin raggiunge il cimitero per rendere omaggio a quel padre che non ha mai potuto vivere come avrebbe voluto perché morto ad Anzio, combattente della Seconda Guerra Mondiale. Nel corso di tutto il film tanti saranno i protagonisti e i compagni di viaggio di Waters che si alterneranno alle immagini del live.
Live che si conclude con l’ultima traccia del disco Outside the Wall; ma – attenzione – alla scritta The End non corrisponde realmente la fine.
A chiudere il film, infatti, ci pensano Roger Waters e l’ex batterista dei Pink Floyd, Nick Mason, in un’intima conversazione al tavolo di un bar con alla mano una pila di fogli di domande di fan della storica band.
Tra i tanti, colpisce il messaggio di uno appena diciannovenne, segno che la musica, quella buona, non conosce tempo se non quello dell’infinito.
Un’immensa operazione di nostalgia, non vi è dubbio; non vi è neppure il dubbio, però, che ogni operazione di nostalgia sia anche una operazione di memoria e che questa – in quanto tale – consenta di prendere il meglio dal portabagagli del passato e tramandarlo alle generazioni future.
Uno dei testi proiettati sul “the wall” del palcoscenico è quello di Bring the Boys Back Home. Secondo Roger Waters è la canzone che meglio unifica l’album perché «[…] in parte dice di non lasciare le persone andare e morire nelle guerre, ma in particolare dice di non permettere che fare rock and roll, o fabbricare automobili, o vendere sapone, o impegnarsi in una ricerca scientifica, o qualsiasi altra cosa che le persone possono fare […] non permettere che quello diventi tanto importante da lasciarci trascurare i nostri amici, nostra moglie, i nostri figli o altre persone».
Riportate i ragazzi a casa, quindi, non lasciateli da soli, riportateli a casa; spiegategli chi erano i Pink Floyd, raccontategli di quando la musica era strumento di lotta e di rivoluzione e riusciva a curare le ferite del cuore; insegnategli che l’unico muro buono è il muro che è stato abbattuto.

«Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori»
Italo Calvino, Il barone rampante, 1957

Lo spettacolo è andato in scena
Nelle sale italiane, il cui elenco è consultabile al sito http://www.nexodigital.it/
dal 29 settembre all’1 ottobre

Roger Waters The Wall
di Roger Water e Sean Evans
durata: 2 ore e 45 min

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